Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Intesa Sanpaolo vuole sfruttare anche i mercati internazionali per guidare la crescita nel nuovo piano industriale. I due canali principali saranno le divisioni Banche estere e Imi Cib, già oggi volani del giro d’affari internazionale del gruppo, mentre l’Italia resterà ben presidiata da tutte le altre divisioni a partire dalla Banca dei Territori. La nuova strategia sarà presentata dal consigliere delegato Carlo Messina il 2 febbraio e l’evento verrà seguito con grande attenzione da investitori e analisti. Negli ultimi 18 mesi Intesa si è tenuta fuori dal valzer di operazioni che ha cambiato le geografie del banking tricolore. «Troppa confusione», ha più volte tagliato corto Messina, preferendo assumere il ruolo di osservatore. La cautela di Messina ha anche una ragione strutturale. Gran parte dei mercati italiani, dal retail all’assicurativo, è ormai satura per la Ca’ de Sass, e una crescita ulteriore rischierebbe di entrare in conflitto con la disciplina Antitrust. Il nuovo piano si baserà quindi sulla crescita organica, come già avvenuto con quello in scadenza. Messina lo ha ribadito nei giorni scorsi, al margine dell’esecutivo Abi: Non abbiamo target di consolidamento, «la posizione di Intesa rimarrà la stessa».
Il futuro di Mps e l’integrazione con Mediobanca tornano sotto la lente dei mercati in un momento delicato per la governance di Rocca Salimbeni. Il rinnovo del cda, atteso per il prossimo 15 aprile, si avvicina in un clima di crescente tensione, con la riconferma del ceo Luigi Lovaglio che divide il fronte dei soci rilevanti. Il gruppo Caltagirone da una parte, Delfin e Tesoro dall’altra. Al centro del confronto c’è la strategia industriale. Lovaglio spinge per dare piena attuazione agli impegni assunti con il mercato (e messi nero su bianco nel prospetto dell’ops) in occasione dell’operazione da 14 miliardi su Mediobanca. Le due tappe preventivate l’anno scorso erano il ritiro da Piazza Affari e la fusione dei due istituti con contestuale scorporo in una nuova entità legale delle attività di private banking e di investment banking della merchant e gestione del 13,2% di Generali in capo a Siena. Questa linea però incontra le resistenze di una parte dell’azionariato, in particolare del costruttore romano, che con il 10,2% del capitale di Mps guarderebbe con maggiore favore al mantenimento dell’attuale assetto, almeno nel breve periodo.
Tutte insieme nel 2025 hanno raccolto quasi 65 miliardi di euro di risparmi. Nonostante la concorrenza dei Btp che hanno fatto il pieno di ordini (con le tre famiglie di titoli di Stato «Valore», «Italia» e «Più», riservati al retail, che hanno incassato oltre 40 miliardi lo scorso anno), le reti quotate hanno chiuso l’anno con una raccolta record e di riflesso le loro azioni hanno messo a segno rialzi a doppia cifra negli ultimi 12 mesi. Il miglior titolo è quello di Banca Mediolanum con +48%, seguono Azimut con +41%, Fineco con +22%, e Banca Generali con +13,5%. E a inizio anno tutte e quattro hanno toccato il massimo storico in borsa, anche se negli ultimi giorni il ritorno delle tensioni sui mercati ha frenato la corsa anche dei titoli del risparmio gestito. Nel frattempo i giudizi degli analisti che li coprono sono positivi: nessuno dei quattro ha al momento un sell (vendere), sulla base del consenso raccolto dalla banca dati di Milano Finanza (tabella in pagina). «Gli asset manager italiani hanno beneficiato nel 2025 di una crescita resiliente della raccolta netta e ci aspettiamo che lo slancio prosegua nel 2026, sostenuto da tassi più bassi, guadagni di quota di mercato a scapito delle banche tradizionali, crescita della parte di intermediazione e mercati positivi», premette BofA. Ma in borsa è tornata una certa dose di volatilità e queste azioni sono molto sensibili all’andamento dei mercati proprio perché fanno i soldi con la gestione del risparmio. E tutte si preparano a un appuntamento importante, quello dei bilanci 2025 che da inizio febbraio inizieranno a essere pubblicati e che permetteranno di capire meglio se hanno ancora fiato. Anche se c’è chi ha già dato un’anticipazione.
Il fondo Generali Future Leaders Italia gestito da Generali Asset Management (parte di Generali Investmenst), secondo quanto risulta a Milano Finanza, si avvia al primo closing per fine mese con una dotazione complessiva di circa 123 milioni di euro. Le compagnie di assicurazione del gruppo Generali hanno contribuito con un investimento pari a 55 milioni, affiancato da 50 milioni di Cdp e circa 18 milioni da investitori terzi. Come da regolamento del Fondo nazionale strategico indiretto (Fnsi) di cui fa parte, il comparto investirà una quota prevalente del patrimonio, almeno il 70%, in titoli azionari quotati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione italiani emessi da società a media e bassa capitalizzazione non appartenenti al settore finanziario e all’indice Ftse Mib. La restante parte degli attivi, fino a un 30%, sarà investita in azioni quotate in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione italiani con fatturato superiore ai 50 milioni di euro o in titoli di debito emessi dall’Italia, da Stati membri dell’Ue partecipanti all’area euro e dalla Commissione Europea. La politica di investimento del fondo è compatibile con i requisiti della normativa dei Pir, quindi i capital gain sono esentasse.
Mano tesa del governo italiano alle imprese non conformi al decreto 231 del 2001, che contempla alcuni reati dalla corruzione alla concussione, dalle false comunicazioni sociali alla manipolazione di dati fino all’abuso d’ufficio. Nei prossimi giorni il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dovrebbe esprimersi sull’articolato pubblicato lo scorso novembre e redatto dal tavolo tecnico istituito presso il ministero di Giustizia per la revisione della disciplina sulla responsabilità delle persone giuridiche (la 231 appunto). Una revisione che segna una svolta significativa nel rapporto tra imprese e sistema penale, andando a toccare un tema centrale per tutte le aziende italiane: non più solo sanzioni e punizioni, ma anche incentivi alla compliance e meccanismi premiali reali
  • Le opzioni di Unit Autore.Sinergia 3.0
Bcc Vita Unit Autore.Sinergia 3.0 è un prodotto di investimento assicurativo Unit Linked, a vita intera a premio unico e premi unici aggiuntivi, le cui prestazioni sono legate al valore delle quote di fondi esterni. E’ inoltre prevista una prestazione addizionale per il caso di morte. La polizza permette di cogliere le opportunità del mercato, scegliendo liberamente
tra un’ampia gamma di fondi esterni, oppure facendosi guidare da una gestione attiva e professionale. Infatti, BCC Vita Autore.Sinergia 3.0 offre al cliente la possibilità di scegliere tra la Modalità Gestista, con cui il cliente può scegliere uno tra i 4 diversi profili definiti e gestiti attivamente dalla Compagnia per mantenere nel tempo un’adeguata diversificazione e un alto valore qualitativo dei portafogli, e la Modalità Monitorata, con cui il cliente può comporre il profilo scelto in funzione del proprio profilo di rischio selezionando fino a 20 dei 109 fondi esterni disponibili selezionati dalla Compagnia tra i più noti asset manager del mercato.

Obblighi e regole più stringenti per coloro per effettuano lavori a rischio di esposizione con l’amianto. Da oggi, 24 gennaio 2026 entra in vigore il decreto legislativo n. 213/2025, emanato in attuazione della Direttiva UE 2023/2668, che ha introdotto importanti modifiche al dlgs n. 81/2008 (c.d. Testo Unico sulla Sicurezza), ristrutturando ed aggiornando le norme di sicurezza per i lavoratori esposti all’amianto. Lo spirito dell’intervento è coerente (e si inserisce perfettamente) con l’evolvendo quadro normativo a trazione europea e mira a rafforzare i pilastri (attenzione preventiva e salvaguardia dei lavoratori) in materia di salute e sicurezza nell’ambito di attività – così delicate e pericolose – che comportano esposizione all’amianto.
Nel 2026 ci si attende un leggero aumento a livello globale delle insolvenze d’impresa, in un contesto di graduale riduzione dei costi di finanziamento. In Italia, il trend sarà in controtendenza, con un calo contenuto dopo anni di forte crescita delle insolvenze. In questo caso però si tratta di un’evoluzione più congiunturale che strutturale, legata alle attuali condizioni dell’economia. Lo evidenzia in una nota Coface, player mondiale nella gestione del rischio credito commerciale.
La tech company specializzata nel brokeraggio di prodotti assicurativi e finanziari, utenze domestiche, servizi di noleggio auto a lungo termine e delle principali voci di spesa delle famiglie italiane, ha annunciato l’apertura di 45 nuovi punti vendita fisici in partnership con Hydeale, marchio di Idea srl. I negozi hanno sede principalmente nel Sud Italia, in particolare in Puglia, Sicilia e Basilicata, oltre a qualche punto vendita anche a Milano e Torino, e si affiancheranno ai 73 Facile.it store di proprietà della tech company.

corsera

Come sottolinea Il Sole 24 Ore, secondo le ultime proiezioni della Ragioneria generale dello Stato, l’età pensionabile dovrebbe salire di altri tre mesi nel 2029 e di altri due nel 2031, seguendo il meccanismo di legge di adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, con scatti biennali: il prossimo nel 2027, poi nel 2029, nel 2031 e così via. Significa che per andare in pensione di vecchiaia ci vorrebbero 67 anni e mezzo dal 1° gennaio 2029 e 67 anni e 8 mesi dal 1° gennaio 2031 mentre per la pensione anticipata 43 anni e 4 mesi di contributi dal 2029 e 43 anni e mezzo dal 2031 (un anno in meno per le donne).

Il nuovo comma 7-bis, introdotto nell’articolo 27 del Dlgs 81/2008 al fine di ostacolare ulteriormente il ricorso al lavoro irregolare, prevede una deroga rispetto alle tempistiche con cui operano le decurtazioni dei crediti per l’occupazione di lavoratori in nero. È stato stabilito che, a seguito del verbale unico di accertamento e notificazione, con cui viene contestato l’impiego di lavoratori irregolari, per procedere al taglio dei punti non è necessario attendere l’adozione dell’ordinanza ingiunzione. Ciò a fronte di contestazioni effettuate sia da parte degli ispettori del lavoro sia dagli altri enti competenti, come Guardia di Finanza, Inps e Inail. Neppure l’eventuale regolarizzazione dei lavoratori, in ottemperanza alla diffida contenuta nel verbale, eviterà la perdita dei punti. Queste tempistiche si applicano alle irregolarità commesse dal 1° gennaio 2026, mentre per le violazioni avvenute dal 1° ottobre 2024 (inizio dell’operatività della patente a crediti) al 31 dicembre 2025, si continua a effettuare la decurtazione solo dopo il provvedimento definitivo dell’ordinanza ingiunzione.

La cessione del quinto dello stipendio o della pensione (Cqs) ha cambiato pelle. E rispetto ai prestiti personali sembra acquisire appeal, oltre che per gli istituti finanziari, anche per chi è in cerca di un finanziamento. In pratica può essere una soluzione interessante e un po’ meno, rispetto al passato, un’ultima spiaggia. Per gli istituti finanziari i prestiti personali tendono a essere più rischiosi e per questo, in diversi casi, presentano tassi superiori rispetto alla cessione del quinto. Certo la cessione del quinto prevede costi assicurativi obbligatori per il rischio vita e la perdita dell’impiego; tale componente di costo, infatti, è divenuta meno impattante rispetto al premio al rischio intrinseco nei prestiti personali, dove manca la figura del “datore di reddito” che funge da garante trattenendo la rata alla fonte.
I piani individuali di risparmio hanno archiviato il bilancio annuale con una raccolta netta positiva per oltre 2 miliardi di euro. È stato un percorso progressivo e costante di dati positivi inanellati mese dopo mese con la sola eccezione di marzo (-38 milioni). Il picco, invece, è stato raggiunto a , febbraio quando nelle casse del sistema sono entrati ben 414 milioni. Il saldo conseguito nell’ultimo anno è lontanissimo dal deficit di 471 milioni del 2024 o al passivo di 2 miliardi accusato nel corso del 2023. Nel 2025 c’è stata una netta inversione di marcia che ha come unico denominatore i Pir obbligazionari.
Francesco Castelli, responsabile obbligazionario di Banor, delinea lo scenario dei bond per i prossimi mesi con una particolare attenzione per il credito europeo: “Il mercato italiano è migliorato in modo evidente. Il fatto che, in diversi tratti, la curva dei BTp sia arrivata a muoversi sotto quella francese è un segnale di fiducia verso il Paese, e ha ricadute positive anche sul credito: molte società italiane si finanziano a spread più bassi rispetto al passato. Oggi l’opportunità non è più “comprare Italia” per gli spread molto elevati. Si investe invece sulla qualità e sulla possibilità di ulteriore compressione degli spread. Ci piacciono banche e assicurazioni italiane, dove vediamo capitale e redditività in costante miglioramento. E troviamo opportunità anche tra gli industriali, sia nell’high yield sia nel segmento degli ibridi, in particolare tra le utility”.
Una compagnia assicurativa può fornire documenti contrattuali oscuri e incompleti relativi a una polizza vita? I giudici della Cassazione, con l’ordinanza 34927 del 31 dicembre 2025, chiariscono che la redazione di clausole ambigue prima della firma configura una responsabilità precontrattuale. La decisione dei giudici però offre l’occasione per ricapitolare la situazione sull’informativa ai clienti anche alla luce della direttiva sulla distribuzione dei prodotti assicurativi entrata in vigore successivamente al caso affrontato dalla Corte nella sentenza di fine anno scorso. In quest’ultima la Cassazione ha ribadito che la trasparenza informativa è un dovere fondamentale di correttezza e buona fede. La sentenza stabilisce un principio di diritto essenziale per la tutela dei risparmiatori nei confronti degli intermediari finanziari e assicurativi.
Avvio con un buon ritmo ma senza intasamenti per l’Arbitro assicurativo (Aas) partito con l’operatività il 15 gennaio. Il nuovo arbitro per le controversie nel settore delle polizze, secondo quanto riferisce l’Ivass (authority che ne sostiene il funzionamento), ha ricevuto in media 25 ricorsi al giorno nella prima settimana di operatività: per il 50% attinenti il ramo danni, per il 30% l’Rc auto e per il 20% circa il ramo Vita. Non c’è per ora stato l’intasamento di ricorsi tanto temuto anche dalle compagnie che per la prima volta si trovano a doversi confrontare con un organismo di tutela facilmente accessibile (bastano 20 euro) e veloce (massimo 180 giorni per ottenere una decisione). Tra i motivi del mancato boom di ricorsi c’è anche il fatto che per poter accedere all’Aas bisogna prima aver reclamato presso la compagnia ottenendo una risposta non soddisfacente. Ci sono ancora delle questioni sostanziali da chiarire. E probabilmente a prendere posizione dovrà essere il collegio giudicante che in questa fase delicata di avvio si troverà di fatto ad affrontare i nodi ancora da sciogliere. «Si profilano innanzitutto delle sovrapposizioni con gli arbitri già esistenti (Abf e Acf) in relazione a specifici prodotti – spiega Benedetta Musco Carbonaro, partner di Advant Nctm  –. È il caso degli Ibips (polizze Vita, ndr) per la competenza anche dell’Acf, ad esempio nelle polizze unit linked distribuite da banche, che in teoria possono essere convenute sia presso l’Acf in quanto intermediari finanziari che presso l’Aas in quanto intermediari anche assicurativi iscritti alla lettera D del Rui (Registro Unico degli intermediari)». Un’altra area di incertezza riguarda le polizze abbinate a finanziamenti (Ppi o Cpi), in cui di nuovo gli intermediari finanziari distributori potrebbero essere convenuti sia presso l’Abf che presso l’Aas.