Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Stato di salute delle banche, del commercio e dell’economia mondiale, ma anche futuro di Europa e Italia. È un discorso a tutto tondo quello pronunciato ieri da Fabio Panetta davanti al comitato esecutivo dell’Abi. Il governatore della Banca d’Italia è intervenuto in un momento complicato, dominato dalla geopolitica. Finora i mercati hanno retto nonostante qualche piccola crepa negli ultimi giorni. «C’è molta incertezza su come agiranno i dazi e su come il commercio internazionale ne sarà influenzato», spiega Panetta. «Ci potranno essere ritardi, ma il mondo è più furbo dei vincoli e il commercio si è riallocato». Questo non significa sminuire il peso della politica, che oggi influenza «l’economia su investimenti, commercio e tassi d’interesse» più delle variabili tradizionali, con annunci che «in due giorni cambiano il quadro» e «determinato riposizionamenti sui mercati».
L’Italia è una delle maggiori economie esportatrici a livello globale, con oltre 120 mila imprese che guardano all’estero dando lavoro a 4,3 milioni di addetti e che generano un terzo del pil nazionale. Una potenzialità che non sta fermando neanche il contesto globale incerto e complesso: nei primi undici mesi del 2025 l’export italiano è cresciuto del 3,1%. Questo grazie alla diversificazione dei mercati di approdo delle merci del Made in Italy che «è diventata, alla luce di quello che è il quadro geopolitico e dell’incertezza globale, una necessità», ha sottolineato Alessandro Terzulli, Chief Economist dell’Ufficio Studi di Sace, all’ultima tappa del Roadshow «Energie per il futuro dell’Export», che ha coinvolto 400 imprese italiane in sette tappe in Italia – Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Roma – e una a Dubai,
La Bce lancia un’indagine sulle banche europee per valutare gli standard con cui viene erogato il credito, in un contesto di pericoli crescenti, in particolare sul fronte geopolitico. L’obiettivo è quello di evitare un’assunzione eccessiva di rischio nelle prime fasi delle erogazioni, scongiurando un aumento significativo dei crediti deteriorati. La banca centrale non vuole frenare i prestiti. Dentro la Bce c’è invece il timore che il contesto economico possa cambiare per gli istituti, dopo anni molto positivi per il settore. «Valuteremo come le banche intendono mitigare le potenziali perdite su crediti effettuando una revisione tematica degli standard di concessione del credito, con particolare attenzione ai nuovi prestiti», hanno osservato Sharon Donnery (membro del consiglio di Vigilanza Bce) e Mario Quagliariello (direttore Bce per il rischio e la strategia di supervisione) in un blog post. «Posizioni patrimoniali e di liquidità solide, unite a una redditività sostenibile, dovrebbero garantire alle banche una posizione adeguata per affrontare l’attuale panorama di rischio. Allo stesso tempo, gli istituti devono essere pronti ad affrontare le sfide future e mantenere profili di rischio solidi». A tal fine, secondo gli esponenti Bce, «è fondamentale che le banche agiscano con prudenza nell’assunzione dei rischi e mantengano solidi standard di concessione del credito per preservare la qualità degli attivi anche in periodi di frenata economica».
Consulbrokers acquisisce Igb Insurance Gold Brokers e chiude la sua quinta operazione da quando il fondo di private equity inglese Jc Flowers, alla fine del 2024, è entrato nel suo capitale attraverso la holding italiana OneItalia Alliance. Per la società fondata nel 1988 da Alfredo Amato si tratta di un’operazione significativa considerando che Igb Insurance Gold Brokers, società con sede a Napoli, operante nella consulenza assicurativa e specializzata nella copertura dei rischi in ambito sanitario, con particolare riferimento alle polizze per enti sanitari e alla responsabilità civile professionale sanitaria, è stato uno storico competitor di Consulbrokers con il quale negli ultimi anni aveva iniziato però a cooperare. Con questa operazione, che apporta un fatturato di circa 4 milioni, Consulbrokers chiude il 2025 raggiungendo un target di fatturato di 20 milioni, e registrando una crescita superiore di tre volte rispetto al 2024, che era stato chiuso a quota 7 milioni.
È cresciuto a doppia cifra il gruppo Wtw in Italia nel 2025. Il bilancio appena chiuso dalla società di brokeraggio assicurativo ha mostrato un incremento dei ricavi netti dell’11% a 112 milioni rispetto ai 101 milioni del 2024. A trainare la crescita è stato soprattutto il segmento Corporate Risk and Broking che lo scorso anno ha visto un incremento del fatturato del 16% e che, secondo le previsioni, anche quest’anno dovrebbe mantenere lo stesso ritmo di sviluppo, nonostante un possibile rallentamento di mercato, come spiega a MF-Milano Finanza Marco Antonio Colonna, co-amministratore delegato Willis Italia e Head of Corporate Risk and Broking Wtw Italia.
Da quasi un anno Patrizia Polliotto è segretario generale della Fondazione Crt, al timone di una istituzione cruciale per il territorio e per il settore bancario e in un periodo di profonde trasformazioni. Dopo recenti riassetti interni, inclusi cambi ai vertici e indagini in corso, la Fondazione rilancia con un ambizioso piano triennale 2026-2028 da 620 milioni di euro. Polliotto, che ha sottolineato la significativa crescita patrimoniale dell’ente, è ora chiamata a realizzare la strategia orientata a sviluppo, innovazione e impatto sul territorio. Con un occhio di riguardo anche all’intelligenza artificiale. Ne ha parlato con MF-Milano Finanza.

No alla proroga a tappeto dell’AI Act (regolamento Ue sull’IA, intelligenza artificiale, n. 2024/1689). È quanto chiedono all’unisono il Supervisore privacy degli organi dell’UE (EDPS) e il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB, che riunisce i garanti nazionali della privacy). Lo fanno con il parere congiunto n. 1 del 20/1/2026, con il quale prendono alcune posizioni critiche sulla proposta della Commissione UE, nota come “digital omnibus on IA” (n. COM(2025)-836 del 19/11/2025), di regolamento correttivo dell’AI Act. I Garanti UE della privacy, dunque, innanzi tutto, frenano sul rinvio della data di inizio di efficacia generale dell’AI Act. Alcuni pezzi del regolamento (come quello sulle IA vietate) sono già efficaci, ma così non è, ad esempio, per i sistemi di IA ad alto rischio e per gli obblighi di trasparenza, per i quali la decorrenza è, appunto, il 2/8/2026. Il “digital omnibus” propone un differimento fino al 2/12/2027 per i sistemi di IA ad alto rischio e fino al 2/8/2028 per i sistemi di IA integrati. La dilazione, si deduce dal parere citato, è una iattura, vista la velocità di evoluzione della tecnologia: da qui l’invito alla Commissione di tornare sui propri passi e di mantenere la data del 2/8/2026, almeno per alcuni obblighi, come quello di trasparenza e, comunque, di minimizzare chirurgicamente le proroghe. Nel mirino dei Garanti Ue ci sono, poi, anche la proposta del Digital Omnibus di allargare la possibilità per i fornitori di IA di usare dati sensibili per correggere le risposte discriminatorie (bias) dell’IA e l’altra proposta di esonerare in alcuni casi dall’iscrizione nel registro UE dei sistemi di IA ad alto rischio.
Anche quando l’installazione di un impianto di videosorveglianza è motivata da esigenze di tutela personale resta fermo il divieto per i privati di riprendere stabilmente porzioni di strada pubblica. Lo ha ribadito il Garante per la protezione dei dati personali con il provvedimento n. 758 del 18 dicembre 2025, intervenendo su una segnalazione dei Carabinieri nell’ambito di una querela per atti persecutori tra vicini di casa.
Al fine di assicurare la cooperazione e il coordinamento più efficaci e tempestivi tra tutte le autorità competenti coinvolte nella prevenzione e nella lotta contro i reati ambientali, si istituisce presso la Procura generale presso la Corte di cassazione il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. Il Consiglio dei ministri del 20 gennaio scorso ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo recante l’attuazione della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE. Si introducono modifiche al Codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti, con particolare riferimento alle fattispecie di inquinamento ambientale e alle nuove ipotesi di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Il provvedimento amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231), e adegua la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività.

corsera

Ha ormai perso la sua forza, lasciando dietro di sé macerie, acqua e fango. Onde record di 16 metri, raffiche di vento fortissime, nubifragi, mareggiate: Harry, così è stato chiamato il ciclone che per tre giorni ha flagellato le due isole maggiori e la Calabria, ha mantenuto le sue «promesse» devastando, solo in Sicilia, oltre 100 chilometri di costa. La conta dei danni è appena cominciata: di mezzo miliardo parla il presidente della Regione siciliana Renato Schifani che per oggi ha convocato una riunione straordinaria della Giunta. I ministri Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno chiesto lo stato d’emergenza per le 3 regioni. La Sardegna è stata travolta dal ciclone: decine di famiglie, specie in provincia di Nuoro, sono state evacuate, la circolazione ferroviaria è stata interrotta in più tratti, frane si sono abbattute nell’Ogliastra. Ieri la presidente della Regione Alessandra Todde ha effettuato un sopralluogo nelle aree più colpite del sud, dove si registrano danni anche al patrimonio storico e culturale.

Del Centro Sud, meno abbienti e meno istruite: questo l’identikit delle famiglie che spendono di più di tasca propria per curarsi. L’incidenza dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie si è più che raddoppiata, dalla nascita del Servizio sanitario nazionale ad oggi, raggiungendo in media il 4,3%, e toccando il 6,8% per quelle meno istruite. Con la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie più povere che è cresciuta dal 27,6% al 37,6%. E così per 4 milioni di famiglie il bilancio è a rischio proprio per i costi delle cure. I dati così preoccupanti che fanno scricchiolare pesantemente il principio di equità che dovrebbe fondare il Ssn emerge dal 21esimo Rapporto Sanità del Crea, il Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, presentato ieri al Cnel. Secondo il Crea la quota di famiglie che hanno fatto ricorso a consumi sanitari pagandoli privatamente è aumentata del 19,2% dal 1985 e oggi oltre il 70% delle famiglie italiane va in “out of pocket”, cioè paga di tasca propria. Ma se 40 anni fa ricorrevano a spese sanitarie private maggiormente le famiglie residenti nel Nord-Est (62,3%), dotate di un reddito superiore a quello medio nazionale oggi questo carico è paradossalmente peggiore su chi vive al Centro (75,9%) e al Sud (70,8%) mentre il Nord si attesta sul 68,7%. Al Sud la spesa privata si traduce per lo più in farmaci e visite di prevenzione – probabilmente a fronte di una difficoltà di accesso al Ssn – mentre la spesa per la Long Term Care (le cure ai non autosufficienti) è trasversale a tutte le aree geografiche. Sono appannaggio dei più ricchi gli esborsi per dentista, specialistica e diagnostica.
La spesa sanitaria cresce di anno in anno. Ma non abbastanza. Perché il bilancio pubblico non riesce a tenere il ritmo dei fabbisogni: e la tela della «sanità universale», già parecchio lisa, rischia in futuro di essere strappata dalla demografia. Le spie accese nei conti sanitari italiani ormai sono parecchie. Secondo il monitoraggio annuale della spesa appena pubblicato dalla Ragioneria generale, nel 2024 sono state 16 le Regioni e Province autonome (su 21) ad aver dovuto coprire con fondi propri il disavanzo fra il finanziamento nazionale e la spesa effettiva. Il deficit regionale complessivo è arrivato a 2,57 miliardi, con un aumento del 47,8% rispetto all’anno prima (quando già il rosso era cresciuto del 14,9% nel confronto con il 2022). In pratica, solo Lombardia, Veneto, Marche, Lazio e Campania hanno chiuso l’anno senza essere costrette a ripianare il deficit con fondi propri: sottratti, ovviamente, ad altre voci di spesa.
A fine marzo prossimo il fascicolo sanitario elettronico – lo scrigno digitale che contiene tutta la nostra storia sanitaria – sarà a regime in tutta Italia. Così prevede il Pnrr che ha stanziato 1,3 miliardi per renderlo davvero operativo e utile per tutti: innanzitutto per medici e pazienti, ma anche per quelle istituzioni – dal ministero ai centri di ricerca – che grazie all’avvio anche dell’ecosistema dei dati sanitari che attingerà proprio dai nostri fascicoli sanitari potranno fare meglio prevenzione, programmazione e attività scientifiche ricorrendo anche all’aiuto dell’intelligenza artificiale. Una svolta che però ancora molti, troppi, italiani non conoscono, visto che al 30 settembre scorso – secondo l’ultimo monitoraggio ufficiale appena pubblicato – praticamente solo un italiano su quattro (il 27%) aveva effettuato almeno un accesso al proprio fascicolo sanitario elettronico negli ultimi 90 giorni. Ma soprattutto meno di uno su due (il 44%) ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati contenuti nel fascicolo dal parte del personale sanitario dove si possono trovare le ultime analisi effettuate, gli esami, i farmaci che si prendono abitualmente, i referti di pronto soccorso fino ai precedenti ricoveri o al “patient summary” (una sorta di breve identikit del paziente). A snobbare di più il fascicolo sanitario – dove in futuro si potranno prenotare visite o cambiare il medico di famiglia – sono soprattutto i cittadini del Sud : se ben il 64% degli emiliani e il 53% dei lombardi lo bazzica con frequenza, in Puglia e Sicilia lo fa solo il 3%, mentre sul fronte del consenso si va dal 92% di sì degli emiliani e l’89% dei veneti allo striminzito 2% dei calabresi e al 3% dei campani.
Un aumento di capitale da sei milioni (incluso sovrapprezzo) che prevede l’emissione di massime 7.027.035 nuove azioni, da offrire in opzione agli azionisti della società, nel rapporto di 5 nuove azioni ogni 9 diritti di opzione posseduti, al prezzo unitario di sottoscrizione di 0,85 euro, per un ammontare complessivo di massimi 5.972.979,75 euro, con termine di sottoscrizione al 31 dicembre 2026. Previsto uno sconto del 4,5% rispetto al prezzo ufficiale del titolo al 20 gennaio, nonché uno sconto pari a -9%, -18,8% e -26,7% rispetto ai prezzi medi ponderati del titolo, rispettivamente negli ultimi 1, 3 e 6 mesi. Definiti termini e condizioni per l’aumento di capitale (deciso dal cdA il 15 dicembre) di Yolo – uno dei principali operatori di servizi assicurativi digitali, quotato sul segmento Euronext Growth Milan –  per finanziare il nuovo piano strategico 2026-2028, deliberato il 29 aprile. I diritti di opzione dovranno essere esercitati, a pena di decadenza, tra il 26 gennaio e il 19 febbraio 2026 (estremi inclusi), con negoziazione in Borsa dei diritti tra il 26 gennaio e il 13 febbraio (estremi inclusi). Gli eventuali diritti di opzione non esercitati al termine del periodo di offerta verranno offerti in Borsa. Non è previsto consorzio di garanzia e/o collocamento.
La spesa pensionistica in rapporto al Pil è destinata a salire dall’attuale 15,4% al 17% nel 2040, per effetto dell’accesso al pensionamento dei baby boomers che determinano la cosiddetta gobba pensionistica. Sempre tra 14 anni mancheranno all’appello 5milioni di persone in età da lavoro, ma l’applicazione dei meccanismi di stabilizzazione garantisce la sostenibilità finanziaria del sistema. Questo lo scenario tracciato dal XXIV Rapporto annuale Inps di luglio che ieri è stato illustrato dal presidente dell’Istituto Gabriele Fava e dal direttore centrale studi e ricerche Gianfranco Santoro, in Confindustria, alla presenza della vicepresidente per il centro studi Lucia Aleotti, del vicepresidente per il lavoro e le relazioni industriali Maurizio Marchesini, e del direttore centro studi Alessandro Fontana. Con l’occupazione che viaggia stabilmente sopra i 24 milioni – picco delle rilevazioni Istat – trainata dai dipendenti permanenti, tra le prossime sfide occorre aumentare il tasso di occupazione (62,2% nel 2024) per allinearlo alla media europea (70,8% nel 2024); per far ciò va aumentata l’occupazione delle donne (ferma al 53%, quattordici punti sotto la media Ue), dei giovani (ferma al 34,4& contro una media europea del 49,5%) e ridotto il tasso di inattività (33,4% contro una media europea del 24,7%).
Se un dipendente, per l’auto assegnatagli, oltre al fringe benefit contribuisce, con una trattenuta ad hoc, ai maggiori costi che l’azienda ha sostenuto, a fronte di una componente di retribuzione variabile commisurata all’onere a cui contribuisce, tale trattenuta va sottratta dall’importo netto (e non lordo) della retribuzione variabile. È questa la risposta a interpello 14/2026 delle Entrate. L’istante è un’azienda che ha ideato una specifica car policy per alcuni suoi manager. Di fatto il dipendente accetterebbe di sostenere il costo dell’auto e che il valore dell’auto assegnata in uso promiscuo concorra alla propria retribuzione complessiva. Infatti una parte della componente variabile della retribuzione del lavoratore sarebbe legata all’onere sostenuto dall’azienda per l’auto assegnatagli. Se il premio variabile non dovesse coprire l’onere richiesto al dipendente, la differenza gli verrebbe comunque trattenuta mensilmente o in un’unica soluzione
La sentenza del Tar dell’Emilia Romagna che “boccia” del limite di velocità di 30 km/h pressoché generalizzato nel centro abitato di Bologna non segna la fine di questa iniziativa né di quelle analoghe intraprese, annunciate o in discussione in altri Comuni (tra cui Roma e Milano), anche sulla scia di esperienze estere. Infatti, nella sua pronuncia, il Tar indica anche quale sarebbe il corretto procedimento da adottare per limitare la velocità in modo esteso rispettando i vincoli stabiliti dalla legge. È anche per questo che la sentenza bolognese (la n. 126 del 20 gennaio 2026) pare di quelle destinate a fare scuola
In materia di welfare aziendale e fisco la nozione di familiare è stata ampliata con efficacia retroattiva a partire dal 1° gennaio 2025 ad opera dal Dlgs 192/2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 18 dicembre, che ha modificato l’articolo 12 del Tuir in merito alla definizione di familiare richiamata dalle disposizioni fiscali. L’intervento si è reso necessario a seguito della modifica operata dalla legge 207/2024 (Bilancio 2025) dell’articolo 12, comma 1, lettera d), del Tuir, nell’ambito del riordino delle detrazioni ai fini Irpef, con effetti dal 1° gennaio 2025.