Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
![]()
La pensione torna ad allungare il passo. L’anno in corso è l’ultimo a non prevedere incrementi dei requisiti di pensionamento, ma per il prossimo triennio 2027/2029 l’incremento potrebbe addirittura arrivare a quattro mesi. Quel che è certo, anche perché già previsto in Manovra 2026, è che dal 1° gennaio 2027 servirà un mese in più per andare in pensione e dal 1° gennaio 2028 ulteriori due mesi, per un totale tre mesi in più rispetto a quest’anno. E questo è il frutto di quel meccanismo statistico, chiamato “speranza di vita”, che traduce le variazioni dell’Istat relative, appunto, alla speranza di vita degli italiani 65 anni in incrementi automatici dei requisiti di accesso alla pensione secondo la logica: si vive di più, si lavora di più.
Dalle assicurazioni ai pedaggi autostradali, fino al carburante, il 2026 si apre con alcuni cambiamenti su alcuni dei principali costi legati all’auto. Per l’Rc auto, i dati indicano che una parte degli automobilisti subirà un peggioramento della classe di merito in seguito a sinistri con colpa dichiarati nel 2025, con possibili aumenti del premio assicurativo. Sul fronte delle tariffe assicurative, i dati dell’osservatorio di Facile.it hanno messo in luce che, a dicembre 2025, il premio medio Rc auto calcolato in Italia è stato di 629,24 euro: un importo in aumento dell’1,51% rispetto a 6 mesi fa (quando era pari a 619,90 euro), ma in calo del 2,27% se confrontato col valore registrato a dicembre 2024 (643,86 euro).
Addio ai prepensionamenti. Chi intende pensionarsi nel 2026 deve avvalersi necessariamente di una delle uscite ordinarie. Dopo che per anni il copione si è ripetuto a ogni appuntamento con la legge di Bilancio (la proroga di almeno tre misure di anticipo della pensione: Ape sociale, quota 103, opzione donna), la Manovra 2026 ha sorpreso tutti confermando solo l’Ape sociale, operativa dal 2017 e riservata a soggetti in particolari condizioni, con un’età minima di 63 anni e 5 mesi. Dal 1° gennaio 2026, dunque, quota 103 e opzione donna non sono più applicabili. A rendere il quadro dei pensionamenti ancora più rigido c’è un’altra novità: il ritorno al passato per la pensione anticipata a 64 anni d’età dei lavoratori in regime contributivo. Infatti, la Manovra 2026 ha cancellato la possibilità (introdotta nel 2025, ma mai divenuta operativa) di sommare le rendite della previdenza integrativa al fine di raggiungere il cosiddetto importo soglia.
Allerta rossa per l’occupazione. I posti di lavoro aumentano, grazie alle basse retribuzioni, ma mettono in ginocchio la tenuta del sistema pensionistico. L’imponibile contributivo annuo dei giovani, infatti, risulta pari a meno della metà di quello dei senior. Nell’anno 2024, ad esempio, il giovane fino a 29 anni ha guadagnato in media 14.431 euro lavorando 197 giorni (73 euro al giorno); il senior di oltre 55 anni ha guadagnato 29.585 euro lavorando 260 giorni (114 euro al giorno); nel mezzo, i lavoratori da 33 a 54 anni hanno guadagno 26.443 euro lavorando 260 giorni (102 euro al dì). È quanto emerge dal rapporto del Consiglio d’indirizzo e di vigilanza dell’Inps «Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, con particolare riferimento alle eterogeneità territoriali settoriali e generazionali», del 15 gennaio.

A dicembre, Fineco ha realizzato una raccolta netta al massimo storico di 1.669 milioni, dato in crescita del 37% annuo che ha portato il totale del 2025 a 13,4 miliardi dai 10,1 del 2024. Banca Generali ha visto la raccolta netta calare a 607 milioni dai 980 milioni dello stesso mese dell’anno prima. Il dato per l’intero 2025, però, sale a 6,84 miliardi, superando le attese (oltre 6 miliardi) e ola raccolta di 6,65 miliardi del 2024.
![]()
Il noleggio a lungo e breve termine consolida nel 2025 il suo ruolo centrale nel sistema della mobilità. In un mercato automotive complessivamente ancora in difficoltà, il comparto chiude l’anno con una crescita del 10,7% delle immatricolazioni (13,3% le sole vetture), raggiungendo una quota del 30,6% del totale nazionale. È quanto emerge dall’analisi annuale condotta da Aniasa, l’associazione che rappresenta in Confindustria i servizi di mobilità, e Dataforce, su elaborazione dei dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Aci.
In Italia il fenomeno dei furti di veicoli continua a rappresentare un costo economico rilevante per imprese, noleggiatori e operatori della mobilità. A fronte di un incremento nazionale delle sottrazioni stimato dal ministero degli Interni intorno al +3% (dati 2024), il tema non riguarda più soltanto la sicurezza, ma incide direttamente su bilanci, continuità operativa e valore degli asset. È proprio su questo terreno che si inserisce il progetto sviluppato da Targa Telematics, la società controllata da Investindustrial, uno dei principali player globali della cosiddetta «Intelligenza artificiale delle cose» applicata alla mobilità connessa. Nel 2025, le flotte dotate delle sue soluzioni hanno registrato una riduzione dei furti del 12% su base annua, in netta controtendenza rispetto al dato nazionale. Secondo le analisi della rete di centrali operative e dell’Osservatorio Targa Telematics, l’adozione di servizi avanzati basati su intelligenza artificiale e machine learning consente di anticipare i comportamenti a rischio, attivando interventi proattivi prima che l’evento si verifichi.
La transizione verso una mobilità più sostenibile in Italia procede, ma a passo lento e con un evidente paradosso: il sistema continua a poggiare quasi esclusivamente sull’automobile privata. È questo il quadro che emerge dal 22° Rapporto Audimob sulla mobilità degli italiani, realizzato da Isfort attraverso un’indagine annuale che analizza comportamenti di viaggio, scelte di trasporto e giudizi sui servizi disponibili.
![]()