Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Dopo anni di misure straordinarie di anticipo dell’uscita dal lavoro, infatti, la Manovra 2026 ha cancellato ogni possibilità di prepensionamento: non più “quota 103” e neppure “opzione donna”. Chi compie, nel 2026, 62 anni (nato, appunto, nel 1964), pertanto, non potrà più anticipare la pensione con quota 103, anche se ha alle spalle 41 anni di contributi. Questa possibilità è stata consentita fino all’anno scorso e resta tuttora esercitabile solo da chi è nato nel 1963 o prima, a condizione che abbia maturato entro il 31 dicembre 2025 oltre l’età (62 anni) anche i 41 anni di contributi. In mancanza di uscite anticipate, per i lavoratori della classe 1964 resta solo il pensionamento ordinario: a 67 anni d’età con almeno 20 anni di contributi oppure dopo aver lavorato e versato contributi all’Inps per circa 43 anni (pensione anticipata). Discorso analogo vale per “opzione donna”, misura di anticipo della pensione riservata esclusivamente alle lavoratici.
Aumenti light per le pensioni dal 2026. A partire dal 1° gennaio, infatti, sono salite di appena l’1,4%. La buona notizia è l’assenza, nella Manovra del 2026, di tagli alla rivalutazione e, in particolare, alla rivalutazione delle cosiddette pensioni d’oro, quelle d’importo pari o superiore a poco più di 2.414 euro a dicembre (al lordo delle tasse). Dopo anni di tagli e ticket, le pensioni riceveranno la rivalutazione piena, come successo per l’anno appena trascorso, grazie ai criteri ordinari di calcolo della rivalutazione.
In un solo anno raddoppia l’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle imprese italiane. Nelle aziende con almeno 10 addetti si registra, infatti, una crescita significativa delle nuove tecnologie, passato dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 (era il 5% nel 2023). Nelle grandi imprese, ossia quelle con più di 250 dipendenti, tale percentuale supera il 50%. Ma quasi un’impresa su due ha valutato, ma poi non realizzato, investimenti in IA per mancanza di chiarezza sulle conseguenze legali. Tale quota, in aumento, si fermava al 40,1% nel 2023. Servirebbe, quindi, una maggiore informazione su tali tematiche in favore del tessuto imprenditoriale. Sono alcune delle evidenze che emergono dalla lettura del report “Imprese e Ict 2025”, curato da Istat, secondo cui il principale ostacolo che frena l’adozione dell’IA è ancora rappresentato dalla mancanza di competenze adeguate.
Il 2026 è l’anno della cybersicurezza, dell’Intelligenza artificiale (IA) e della gestione dei dati. L’agenda è fitta di scadenze per i legislatori, per le imprese e le pubbliche amministrazioni. In materia di cybersicurezza, da gennaio nel 2026, scattano gli obblighi, previsti dal dlgs 138/2024, attuativo della direttiva Ue “Nis 2” (Network and information security, direttiva n. 2022/2555) di notificazione degli incidenti, mentre comincia un conto alla rovescia per l’adeguamento delle misure di sicurezza (da completare entro ottobre 2026). Da settembre 2026 partirà l’obbligo, previsto dal Data Act (regolamento Ue 2023/2854) di mettere a disposizione prodotti e servizi connessi alla rete che rendano direttamente accessibile all’utente la raccolta di dati elaborati dai prodotti e servizi stessi.
Con l’arrivo dell’inverno aumentano i pericoli legati alle basse temperature, alle condizioni meteo avverse e agli spostamenti, sia per chi pratica sport, sia per chi viaggia, si muove in auto o semplicemente vive la propria abitazione. In questo contesto, le polizze assicurative stagionali possono rappresentare uno strumento utile per limitare le conseguenze economiche degli imprevisti più comuni. Su questo fronte si è ampliata l’offerta: esistono polizze pensate per chi pratica sport invernali, altre specifiche per i viaggi, comprese quelle che tutelano da cancellazioni, spese mediche o smarrimento dei bagagli, e soluzioni multirischio per la casa che coprono danni da gelo, neve o furti. Senza dimenticare l’auto, per la quale è possibile integrare l’Rc obbligatoria con garanzie accessorie contro eventi naturali o con servizi di assistenza stradale particolarmente utili nei mesi più rigidi.
Negli ultimi anni il viaggio d’affari ha assunto una dimensione giuridica sempre più rilevante. La crescente complessità degli scenari geopolitici, sanitari e sociali, unita all’intensificarsi della mobilità internazionale, impone alle aziende una riflessione profonda sui propri obblighi di tutela nei confronti dei dipendenti in trasferta. Il concetto di “duty of care” non rappresenta più soltanto un principio etico o organizzativo, ma si configura come un vero e proprio presidio di responsabilità legale per i datori di lavoro e per il management aziendale. In questo contesto, il “Travel Risk Management” emerge come uno strumento imprescindibile di prevenzione e compliance, capace di integrare valutazioni di rischio, misure sanitarie, protocolli di sicurezza e sistemi di monitoraggio continuo del viaggiatore. Il quadro normativo, in costante evoluzione, rafforza l’esigenza di adottare modelli strutturati e documentabili: dalla norma internazionale ISO 31030:2021 alle recenti linee guida della Società Italiana di Medicina del Lavoro, che ridefiniscono criteri e responsabilità nella tutela dei lavoratori inviati all’estero.
È inutilizzabile la testimonianza resa sul sinistro stradale dal trasportato, anche se sfavorevole al conducente del veicolo sul quale il terzo viaggiava. E ciò perché la valutazione di incapacità del teste deve essere effettuata al momento in cui la deposizione è resa, mentre il contenuto della testimonianza costituisce un fatto successivo irrilevante. L’incapacità di cui all’articolo 246 Cpc, infatti, si configura quando il testimone risulta titolare di un interesse che potrebbe legittimarne la partecipazione al giudizio in cui deve rendere la deposizione: l’interessato, poi, non riacquista la capacità se il suo diritto si estingue, ad esempio perché è intervenuta una transazione o per prescrizione. Così la Cassazione civile, sez. terza, nell’ordinanza n. 30995 del 26/11/2025.

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Gli operatori del risparmio gestito festeggiano. Anche se i dati ufficiali di dicembre non sono ancora noti, è ormai assodato che il 2025 sarà ricordato come uno dei migliori anni della loro storia per raccolta e patrimonio accumulato. In particolare a gioire sono le reti di distribuzione: i consulenti finanziari dovrebbero aver superato la fatidica soglia del trilione di euro per patrimonio. Mille miliardi, per parlar chiaro. Una soglia che non è mai stata toccata prima: e pensare che nel 2015, dieci anni fa, il patrimonio delle reti si fermava a 434 miliardi. Partendo dai dati della Banca d’Italia, fermi a giugno 2025, è cresciuta anche la quota del patrimonio delle reti sul totale delle attività finanziarie intermediate delle famiglie italiane: già allora il patrimonio delle reti rappresentava il 23,9% del totale. A fine anno, dunque, è lecito aspettarsi che raggiunga un quarto del totale. Un traguardo storico, fino a pochi anni impensabile. Nel 2015, infatti, la percentuale era ferma al 14,3.
Paolo Ghirri è il nuovo chief executive officer di Munich Re Italia. Il ruolo di deputy ceo e client management executive, precedentemente ricoperto da Ghirri, sarà assunto da Roberta Urban a partire dal prossimo 1° febbraio. Paolo Ghirri e Roberta Urban hanno alle spalle una collaborazione ventennale a Milano. Ghirri vanta una profonda conoscenza del mercato assicurativo italiano ed è membro del consiglio associativo di Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici).
Il cambiamento climatico non è più una variabile esterna, ma una forza strutturale che incide su economie, imprese e sistemi di protezione. È da questa consapevolezza che parte la riflessione di Lucia Silva, group chief sustainability officer di Generali, quando inquadra il ruolo del settore assicurativo nel contesto della transizione ambientale. «Il settore ricopre un ruolo strategico grazie all’esperienza nella gestione del rischio climatico, negli investimenti a lungo termine e nella vicinanza al cliente». Una posizione che poggia anche sui numeri: secondo un’analisi di Insurance Europe, il comparto assicurativo europeo impiega oltre 900mila persone e gestisce 9,5 trilioni di euro di asset, di cui circa il 70% investito all’interno dell’Unione europea. Si tratta di grandezze in grado di orientare capitali importanti verso infrastrutture sostenibili, energia rinnovabile e innovazioni tecnologiche, accompagnando imprese e comunità nel percorso di transizione.

Nel 2026 il caro vita non dovrebbe rappresentare una grave preoccupazione per il nostro Paese. O almeno, non come negli anni precedenti. Per l’inflazione italiana annua, infatti, si prevede solo un leggero aumento dello 0,1%, più precisamente dall’1,5% del 2025 all’1,6%. Sono queste le stime di Paolo Pizzoli, senior economist di Ing, sulla base dei dati Istat divulgati in questi giorni: a dicembre l’aumento dell’inflazione è stato dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% su base annua (dal +1,1% del mese precedente), tornando così al livello di ottobre.
Anticipare la pensione. Avere maggiore libertà di scelta su tempi e modalità di uscita dal mondo del lavoro. E più flessibilità anche nell’utilizzo dei risparmi previdenziali accantonati. È la grande illusione sulle pensioni emersa dall’ultimo sondaggio condotto da Moneyfarm, piattaforma digitale specializzata nella gestione degli investimenti, con un patrimonio di 7 miliardi tra Italia e Regno Unito. L’indagine, che ha coinvolto 300 rispondenti nel corso dell’evento «I have a pension dream»: la pensione tra sogno e realtà, mette in luce la scarsa conoscenza delle regole base sulla previdenza, in un sistema gravato da una bassa partecipazione al mondo del lavoro e da un profilo demografico sfavorevole, in costante deterioramento. Morale: la spesa per le pensioni pubbliche è destinata ad aumentare almeno per i prossimi 15 anni, dice l’Inps. Eppure l’uscita anticipata rimane il sogno di molti: la maggior parte dei partecipanti al sondaggio vorrebbe poter andare in pensione tra i 61 anni (26%) e i 65 anni (32%). Solo il 12% ritiene adeguato l’attuale requisito di vecchiaia dei 67 anni.

Lo studio DWF rafforza il dipartimento Insurance dando vita con l’ingresso di Alessio Basso, come nuovo partner, a una nuova sub-practice dedicata al settore delle cauzioni. L’arrivo dell’avvocato Basso, forte di un’esperienza consolidata nel diritto assicurativo e nella consulenza alle imprese e ai gruppi internazionali, consente di presidiare in modo strutturato l’intero perimetro delle linee di business assicurative, affiancando i clienti con un approccio integrato sia per la gestione dei sinistri sia nell’ambito regulatory e compliance e corporate M&A.