Quasi la metà dei lavoratori UE è probabilmente esposta a fattori di rischio cancerogeni sul lavoro, secondo un’indagine EU-OSHA che evidenzia gravi lacune nella prevenzione.

L’indagine Workers’ Exposure Survey (WES) di EU-OSHA copre 98,5 milioni di lavoratori in sei paesi UE (Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Ungheria, Finlandia) e rivela che 46,6 milioni (quasi il 47%) sono stati esposti ad almeno un fattore di rischio cancerogeno nell’ultima settimana lavorativa. L’11,1% ha subito esposizioni ad alto livello, mentre il 26,1% è stato esposto a più di uno. I rischi più comuni includono radiazioni UV solari, emissioni di gas di scarico diesel, benzene, silice cristallina respirabile e formaldeide.

La formaldeide colpisce il 6,4% dei lavoratori in contesti vari (es. colla, compensato, antincendio, container). La polvere di legno vede il 50% degli esposti a livelli alti (1,6% totale lavoratori). I lavoratori anziani affrontano più esposizioni multiple ma a livelli inferiori; autonomi e temporanei hanno tassi più alti, con differenze di genere per settore.

Misure di controllo e lacune

L’uso di ventilazione, sistemi chiusi e DPI varia molto: consistente nei laboratori chimici, ma assente o occasionale altrove (es. oltre due terzi senza protezioni per gas di scarico diesel in manutenzione veicoli). EU-OSHA sottolinea la necessità di applicare gerarchicamente misure tecniche, organizzative e personali.

Impatti e raccomandazioni

Ogni anno oltre 100.000 morti UE per cancro occupazionale. I dati supportano aggiornamenti legislativi su cancerogeni (CMR), il quadro strategico UE 2021-2027, Europe’s Beating Cancer Plan e Roadmap on Carcinogens. Servono interventi mirati per settori e gruppi vulnerabili.