Le PMI sono più propense ad acquistare un’assicurazione contro i rischi informatici sulla base di consulenze professionali o rischi percepiti come l’intelligenza artificiale, piuttosto che perché l’azienda è stata vittima di un attacco informatico.
Questo è quanto emerge dal 2025 SME Survey di GlobalData, condotto tramite un panel online, con 2.054 PMI intervistate in 14 paesi. Secondo il sondaggio, la consulenza professionale è il fattore più importante che spinge le PMI globali a stipulare una polizza assicurativa contro i rischi informatici: la consulenza di un broker è il fattore più importante (39%), mentre il 33,8% degli intervistati preferisce affidarsi ai consulenti finanziari.
Inoltre, le PMI sono anche diffidenti nei confronti dei maggiori rischi posti dall’adozione dell’IA, citando questo aspetto come la seconda considerazione più importante (35,8%). In genere, tuttavia, le polizze cyber standard escludono le perdite relative agli strumenti di IA propri dell’azienda che producono risultati errati (come la citazione di informazioni errate in un chatbot) o le controversie legali derivanti da dati distorti provenienti da algoritmi derivati dall’IA. Al contrario, coprono comunemente le perdite causate da hacker che utilizzano l’IA.
Anche fattori esterni, come i resoconti dei media, stanno esercitando un’influenza più forte sul comportamento di acquisto. Tali fattori ora esercitano un’influenza maggiore rispetto al fatto che le PMI siano state vittime di un attacco informatico (27,7%) o che uno dei loro concorrenti (26%) abbia subito un attacco di questo tipo.
