INNOVAZIONE
Autore: Massimiliano Talarico
ASSINEWS 382 – Febbraio 2026
Siamo nel pieno di una rivoluzione tecnologica. Intelligenza artificiale, machine learning, dispositivi indossabili: tutto sta cambiando il modo in cui viviamo, lavoriamo e parliamo tra noi.
E proprio in questo scenario si colloca Alterego, un progetto che sembra fantascienza. Nato nei laboratori del MIT e oggi cuore pulsante di una startup in crescita, Alterego vuole fare qualcosa che fino a ieri sembrava impossibile: farti comunicare con i dispositivi senza aprire bocca. Si tratta di parlare con il computer, con Alexa o con un’altra persona usando solo il pensiero, senza dire una parola, senza fare un gesto.
Eppure non è magia, e soprattutto non è telepatia vera e propria. La tecnologia non ti legge la mente come in un film: intercetta segnali molto particolari, quelli che il tuo corpo produce quando hai l’intenzione di parlare. Per capire davvero cosa rende Alterego così speciale, dobbiamo entrare un po’ nei dettagli tecnici.
Prima cosa: Alterego non ha niente a che vedere con quegli esperimenti inquietanti che ti mettono elettrodi in testa per leggere le onde cerebrali. Niente di invasivo, niente che ti colleghi direttamente al cervello.
Il segreto è un altro. Il dispositivo cattura segnali neuromuscolari sottilissimi: praticamente le micro-correnti elettriche che i muscoli della bocca, della mandibola e della gola generano quando pensi di parlare, ma non emetti suono. Questo succede quando ci capita di parlare tra noi e noi, quel monologo interno che facciamo tutti.
Ecco, mentre lo facciamo, il nostro cervello manda comunque segnali ai muscoli del linguaggio, anche se la voce resta spenta. Questi segnali si chiamano subvocalizzazione, e Alterego li intercetta traducendoli in parole digitali.
Il dispositivo è fatto di piccoli sensori ed elettrodi piazzati strategicamente: lungo la mandibola, sulla mascella, vicino all’orecchio. Questi sensori registrano segnali elettromiografici (EMG in gergo tecnico) prodotti da movimenti muscolari così piccoli che non si vedono a occhio nudo. Una volta raccolti, i dati passano attraverso algoritmi di machine learning che li confrontano con schemi già conosciuti e li trasformano in testo o comandi vocali comprensibili.
Alterego non usa cuffie o altoparlanti normali. Utilizza la conduzione ossea: un trasduttore manda vibrazioni sonore direttamente attraverso le ossa del cranio fino all’orecchio interno. Risultato? Si sentono le risposte senza isolarsi dal mondo esterno, senza tapparsi le orecchie. Alterego funziona nei due sensi: manda comandi e riceve risposte, tutto in modalità silenziosa e discreta.
Pensiamo a quante volte vorremmo chiedere qualcosa a Google Assistant o Siri, ma non possiamo perché siamo in biblioteca, in riunione, o semplicemente non vogliamo far sentire gli altri.
Con Alterego, è sufficiente pensare “Che tempo fa domani?” e la risposta arriva via conduzione ossea. Nessuno intorno a noi si accorge di nulla. È un’interazione naturale, fluida, quasi come avere un assistente personale sempre attivo dentro la nostra testa, pronto ad aiutarci senza la necessità di interrompere quello che stiamo facendo.
Alcune demo (ancora sperimentali, chiariamolo) mostrano scenari affascinanti: due persone con Alterego potrebbero comunicare senza dire una parola. I segnali vengono catturati, decodificati e trasmessi digitalmente all’altra persona, che li riceve tramite conduzione ossea. Una specie di chat privata e silenziosa, in tempo reale.
Questo è forse l’aspetto più importante. Uno degli obiettivi dichiarati fin dall’inizio è aiutare persone con disturbi del linguaggio o paralisi. Chi non può parlare a causa di malattie neurodegenerative o traumi potrebbe usare Alterego per esprimersi senza dover articolare fisicamente le parole. Restituire a queste persone la possibilità di comunicare in modo naturale sarebbe rivoluzionario.
Domotica, smartphone, app: tutto potrebbe essere controllato senza usare né mani né voce. C’è però un punto importante: Alterego non capisce automaticamente tutto quello che pensiamo.
Funziona con il machine learning, quindi ha bisogno di una fase di addestramento personalizzato. Il dispositivo deve imparare a riconoscere la correlazione tra i nostri specifici segnali neuromuscolari e le parole che intendiamo dire.
Nelle prime fasi di ricerca, questo training richiedeva diverse ore di esercizi guidati, durante i quali il sistema associava i pattern EMG raccolti ai comandi intenzionali. La ragione è semplice: ognuno di noi ha una micro-muscolatura del linguaggio leggermente diversa.
Quello che funziona per una persona potrebbe aver bisogno di aggiustamenti per un’altra. Durante i test universitari, il prototipo ha raggiunto una precisione media del 92% nel riconoscere correttamente le parole subvocalizzate (con training specifico per ogni utente). Non male, ma ancora un gradino sotto i sistemi di riconoscimento vocale come Google Speech-to-Text, che in condizioni ottimali superano il 95%.
Questo ci dice che siamo ancora in fase sperimentale. C’è margine di miglioramento, soprattutto per decodificare vocaboli complessi, slang, gerghi o frasi molto articolate. Alterego è nato come progetto del MIT Media Lab nel 2018.
Nel 2025, il team ha fatto il grande salto: ha fondato una startup con lo stesso nome per portare la tecnologia verso il mercato commerciale. È un passo importante, il passaggio dal prototipo di laboratorio al prodotto vero e proprio. Ma, ad oggi, non ci sono ancora informazioni ufficiali su prezzo, disponibilità o data di lancio.
Secondo alcuni report, l’azienda ha presentato la tecnologia in conferenze e summit sull’intelligenza artificiale, ma sta ancora definendo il modello di business e le prime applicazioni concrete.
Nonostante il potenziale enorme, Alterego ha i suoi scettici. Alcuni fanno notare che molte demo sono state condotte in ambienti controllati e che le prestazioni potrebbero calare drasticamente in scenari reali e caotici.
Altri sottolineano che parlare di “lettura del pensiero” è fuorviante: il sistema si basa sui segnali muscolari legati all’intenzione di parlare, non accede direttamente ai tuoi processi mentali. E poi ci sono le questioni etiche, che non sono roba da poco.
Che significa avere un dispositivo che cattura segnali così personali? Come proteggiamo la privacy degli utenti, specialmente se il sistema viene integrato con servizi cloud o AI esterne? Chi controlla e gestisce questi dati?
Sono domande cruciali che richiederanno risposte solide, normative e tecnologiche, prima che Alterego possa diffondersi su larga scala. Alterego ci mostra una visione affascinante di come potrebbe evolversi l’interazione con computer e intelligenza artificiale.
Non più schermi, tastiere o comandi vocali, ma un dialogo interno e invisibile. Un assistente silenzioso, sempre presente, che completa i tuoi pensieri con informazioni e comandi senza mai interrompere ciò che stiamo facendo.
Proviamo ad immaginare: studenti che cercano informazioni durante una lezione senza disturbare nessuno. Professionisti che comunicano o fanno ricerche senza interrompere riunioni o presentazioni. Persone con disabilità che comunicano con il mondo esterno in modo fluido e spontaneo.
Artisti e musicisti che traducono idee complesse direttamente in strumenti digitali. A lungo termine, questa tecnologia potrebbe portarci verso forme di “cognizione aumentata”, dove il confine tra pensiero umano e interfaccia digitale diventa sempre più sfumato. Alterego non è un semplice gadget da vetrina.
È il risultato di anni di ricerca che unisce neuroscienza, intelligenza artificiale, ingegneria dei segnali e tecnologia indossabile. Certo, siamo ancora nelle prime fasi, e le sfide tecniche, etiche, commerciali sono tante.
Ma quello che oggi sembra un prototipo sperimentale potrebbe, nei prossimi anni, cambiare radicalmente il modo in cui parliamo con le macchine e, chissà, anche tra di noi.
In un mondo sempre più digitale, dove velocità, discrezione ed efficienza sono essenziali, Alterego propone un futuro in cui pensare potrebbe bastare per ottenere risposte, lanciare comandi e interagire con tutto l’ecosistema tecnologico che ci circonda.
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