Secondo la quarta edizione del Collection Complexity Score and Rating (che riguarda 52 Paesi che rappresentano il 90% del PIL e degli scambi commerciali globali) di Allianz Trade, la difficoltà globale nel recuperare un credito si colloca a un livello “significativo”, con un punteggio di 47,2 su 100. Per il Made in Italy i principali rischi sono rappresentati dalla Cina, Slovacchia, India, Stati Uniti e Repubblica Ceca.

In Italia il recupero dei crediti presenta un livello di complessità significativo con uno score di 46/100, trainato soprattutto da criticità nei comportamenti di pagamento e da tempi e costi delle procedure giudiziarie. Nonostante un quadro normativo relativamente rigoroso sui ritardi di pagamento, rispetto agli standard UE, le imprese mettono in luce abitudini di pagamento deboli e DSO medi elevati (circa 73 giorni per le società quotate, nel 2024), spesso utilizzando i ritardi come leva di gestione finanziaria.

Le azioni giudiziali risultano lunghe e onerose: ritardi procedurali e costi di esecuzione rendono essenziale privilegiare strategie pre‑legali (negoziazione, piani di rientro, riconoscimento del debito) prima di adire le vie legali. Anche l’esecuzione delle sentenze può richiedere tempi significativi, con recuperi spesso più efficaci attraverso terzi, ovvero, debitori del debitore.

Sul fronte delle insolvenze, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (in vigore da luglio 2022, con successive modifiche 2023–2024) ha rafforzato gli strumenti di prevenzione e ristrutturazione, inclusa la Composizione Negoziata della Crisi. Tuttavia, in pratica, la Liquidazione Giudiziale resta la procedura prevalente e le prospettive di recupero per i creditori chirografari rimangono limitate. Le procedure possono essere lunghe (fino a diversi anni), aumentando l’incertezza dei recuperi.

In sintesi, fare credito in Italia richiede selettività, monitoraggio costante della controparte e una gestione proattiva del credito, privilegiando accordi bonari e strumenti di prevenzione, con il contenzioso come ultima risorsa.

Guardando ai top 20 mercati di destinazione dell’export italiano, i Paesi ai quali guardare con maggiore attenzione, dove risulta più complicato recuperare un credito, sono Cina (66/100), Slovacchia (59/100), India (57/100), Stati Uniti (56/100) e Repubblica Ceca (53/100).

Il Collection Complexity Score si articola in quattro livelli: “Moderato” (punteggio inferiore a 40), “Significativo” (tra 40 e 50), “Alto” (tra 50 e 60) e “Molto Alto” (oltre 60).

La media globale è marginalmente inferiore rispetto all’edizione 2022 (49/100) e riflette una distribuzione del rischio più concentrata: una quota minore di Paesi rientra ora nelle categorie “Molto Alto” (15% contro il 16% del 2022) e “Alto” (21% contro il 29%), mentre, è aumentata la quota delle categorie “Significativo” (29% contro il 24%) e “Moderato” (35% contro il 31%). Tuttavia, con le insolvenze aziendali che restano elevate a livello globale e con l’accentuarsi della frammentazione mondiale, in un contesto di mutamenti nei flussi commerciali, protezionismo volatile, tensioni geopolitiche e crescenti rischi digitali, la riscossione dei crediti è destinata a diventare sempre più complessa per le imprese, in particolare per gli esportatori.

«Stimiamo che il 48% dei crediti commerciali internazionali si trovi in Paesi con una complessità di riscossione “Alta” (22%) e “Molto Alta” (26%). Rispetto al 2022, ciò rappresenta un aumento limitato (+1%) ma un incremento significativo in valore assoluto, fino a 1.100 miliardi di dollari, a causa dell’espansione del commercio globale. Le procedure di insolvenza continuano a rappresentare la componente principale della complessità di recupero in tutte le Regioni. Le prassi di pagamento locali, in particolare, emergono come il principale fattore di complessità in Medio Oriente, mentre, le complessità legate ai tribunali sono meno frequenti in Europa occidentale rispetto a Medio Oriente, Africa e America Latina. Questi fattori strutturali spiegano perché la riscossione internazionale dei crediti resti un processo complesso a livello mondiale», afferma Fabrice Desnos, membro del Board di Allianz Trade, responsabile Credit Intelligence, Reinsurance e Surety.

Tenendo conto delle prassi di pagamento locali, dei procedimenti giudiziari e dei quadri normativi in materia di insolvenza, Allianz Trade rileva che Germania, Paesi Bassi e Portogallo, seppure con tempistiche diverse, sono i tre Paesi in cui è più semplice recuperare crediti internazionali, mentre, Arabia Saudita, Messico ed Emirati Arabi Uniti restano i mercati più difficili.