Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Responsabilità 231 per infortuni sul lavoro coi paletti: è quanto emerge dalla sentenza della quarta sezione penale della Cassazione n. 51455 del 28 dicembre 2023, con cui si è chiarito che perché sussista la responsabilità amministrativa da reato dell’ente non basta la relazione funzionale tra la persona fisica imputata e la società, essendo necessaria altresì una relazione c.d. teleologica tra reato ed ente, ricorrente quando il primo è stato commesso nell’interesse del secondo o questo ne ha tratto vantaggio. La Suprema Corte ha così escluso che possa essere attribuito alla società un reato commesso sì da un soggetto incardinato nell’organizzazione, ma per fini estranei agli scopi di questa, e che possa rimproverarsi alla società l’omissione di cautele il cui approntamento compete al solo datore di lavoro, e ha così annullato una sentenza in cui erano evocati obblighi facenti capo a quest’ultimo invece che profili di colpa propri della società accusata.
Il proprietario dell’immobile che ha commissionato la ristrutturazione dei locali esercita il diritto unilaterale di recesso dal contratto con cui ha appaltato i lavori all’impresa edile. E nel farlo può chiedere non soltanto la restituzione degli acconti versati alla ditta ma anche il risarcimento dei danni subiti per condotte di inadempimento verificatesi in corso d’opera e addebitabili all’appaltatore; la contestazione delle difformità sulla parte di interventi già eseguita non ricade nella disciplina speciale della garanzia per i vizi dell’opera, che invece ne esige il completamento; il tutto sul piano sia della decadenza sia della prescrizione.
In tema di garanzia fideiussoria sui rimborsi, non c’è connessione tra polizza fideiussoria (garante concedente) e rapporto d’imposta; l’autonomia dei titoli e dei conseguenti rapporti d’imposta e garanzia, infatti, danno vita a prestazioni diverse non sempre equivalenti e non necessariamente corrispondenti; ed è, quindi, irrilevante che il contribuente garantito non abbia ricevuto gli accertamenti né che abbia inviato alla garante richiesta di pagamento della garanzia. Sono le conclusioni che si leggono nell’ordinanza n. 35688/2023 emessa dalla sezione prima della Cassazione e depositata in cancelleria il 21 dicembre scorso.
Addestramento continuo dell’intelligenza artificiale (IA) usata da aziende e pubbliche amministrazioni: è una misura che deve essere inserita nelle policy con cui imprese ed enti pubblici devono documentare la scelta di avvalersi di questa innovativa tecnologia. Una verifica della congruità e completezza delle policy può essere svolta mediante confronto con alcuni provvedimenti del Garante della privacy. Al riguardo si segnala il Decalogo per la realizzazione di servizi sanitari nazionali attraverso sistemi di IA, il quale seppure rispetto a un comparto specifico (quello sanitario) ha indicazioni generali e trasversali per tutti i settori pubblici e privati. Peraltro, va anche citato il provvedimento n. 78/2022, con il quale il Garante ha dato parere favorevole al regolamento della Banca d’Italia che disciplina l’uso di uno specifico sistema di IA, e cioè quello per l’istruttoria degli esposti di utenti bancari. Quest’ultimo provvedimento scende in dettagli operativi e, quindi, è una fonte alla quale attingere consigli concreti per la stesura di una policy interna sull’IA, di cui passiamo ad analizzare i passaggi più rilevanti.
L’allineamento della governance agli obiettivi di sostenibilità si realizza anche mediante la realizzazione del report di sostenibilità che attesti lo sviluppo delle best practices. Il report deve risultare chiaro, sintetico ed efficace e affiancare la pubblicazione del bilancio. La pubblicazione del documento informativo va a configurarsi non soltanto come una questione di compliance rispetto alla disciplina in vigore ma spesso rappresenta una comunicazione volontaria che attesti un valore aggiunto anche per le imprese non obbligate. Sono alcuni degli spunti traibili dallo studio n. 1/2024 di Assonime, rubricato “Linee Guida per il reporting di sostenibilità delle società quotate su Euronext Growth Milan”.
Transizione verso la sostenibilità integrandone il valore nella cultura aziendale e configurando un nuovo modello di business. È questo l’imperativo strategico richiesto da stakeholders, investitori e cittadini che unitamente alle autorità di regolamentazione europea introducono normative sugli obblighi di sostenibilità per verificare l’impatto delle aziende sulla società e sull’ambiente. Coordinamento fra i diversi organi di governance, istituzione di un comitato esecutivo ad hoc, previsione di responsabilità specifiche sono alcuni suggerimenti traibili dal documento, pubblicato da Accountancy Europe, European voice of Board members (ecoDa) ed European confederation of insititutes of internal auditors (Eciia), tradotto dal Cndcec, che si propone di supportare i consigli di amministrazione nel processo di integrazione della sostenibilità e in particolare dei fattori environmental, social, governance (Esg), nella strategia aziendale e nei modelli di business, per garantire che una governance adeguata supporti tale processo
L’industria del “falso” causa danni per miliardi di euro e la perdita di migliaia di posti di lavoro. In Europa, in particolare, i prodotti contraffatti costano 16 miliardi di euro alle aziende in termini di mancati ricavi e quasi 200 mila posti di lavoro all’anno alle industrie dell’abbigliamento e calzature, dei cosmetici e dei giocattoli. In Italia, uno dei paesi più colpiti dalla contraffazione dell’abbigliamento e delle calzature, ammontano a 1,7 miliardi di euro le mancate vendite nel settore e sono 19 mila i posti di lavoro persi ogni anno. Complessivamente, nei tre settori considerati, nel Belpaese sono più di 2 miliardi di euro le perdite annuali registrate e oltre 24 mila i posti di lavoro persi. Ad attestarlo sono gli esiti dello studio condotto dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale – Euipo che esamina l’impatto economico della contraffazione sui settori dell’abbigliamento e calzature, dei cosmetici e dei giocattoli.
Il lavoro è stabile sul podio degli argomenti trattati nei provvedimenti del Garante della privacy. Sul totale (11802) dei provvedimenti pubblicati sul sito istituzionale www.garanteprivacy.it l’argomento “lavoro” conta 749 documenti. È preceduto di poche lunghezze dal “marketing” (786 documenti) e da “pubblica amministrazione”, che primeggia con 1219 documenti. Le categorie interne all’argomento “lavoro”, che sono toccate dai provvedimenti, sono tantissime. Il maggior numero dei provvedimenti riguarda in generale il lavoro dipendente (trattato in 172 documenti). Il lavoro pubblico (trattato in 162 documenti) e il lavoro privato (in 137 documenti). Tra gli altri temi si segnalano: il fascicolo del personale (in 57 documenti), le sanzioni disciplinari (in 48 documenti) e le valutazioni dei lavoratori (in 40 documenti), il licenziamento (in 33 documenti). La previdenza (in 32 documenti), la rilevazione degli orari di lavoro (in 27 documenti), il monitoraggio degli accessi ai dispositivi aziendali (in 15 documenti) e la sicurezza lavoro (in 15 documenti).

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Da Suez passa il 40% dei commerci Asia-Europa. I costi dei viaggi dei container e delle polizze si sono già impennati. Il rischio di un nuovo shock per le catene di fornitura. Secondo i dati della Reuters rilanciati da uno studio del Council on Foreign Relations, per trasportare una qualsiasi merce da Rotterdam a Singapore, passando per il Canale di Suez e quindi l’imbuto di Bab el Mandeb, bisogna percorrere circa 8.500 miglia nautiche, che richiedono 26 giorni di navigazione. Se invece si sceglie l’antica rotta del Capo di Buona Speranza, al largo della punta meridionale del Sudafrica, il viaggio si allunga a 11.800 miglia nautiche e 36 giorni. Non servono lauree in economia o geografia per afferrare la differenza, e quindi il problema
Un ricco piatto da 215 miliardi di masse in gestione, su cui gestori italiani e stranieri, ma anche società di consulenza, prelevano ogni anno le proprie percentuali per il servizio offerto. Si tratta del patrimonio complessivo, fotografato al settembre 2023, di fondi pensione chiusi, aperti, preesistenti, Pip assicurativi, che insieme costituiscono l’universo della previdenza integrativa italiana. Non molto grande, per la verità, al confronto delle masse gestite dai sistemi previdenziali di secondo livello di altri Paesi che raggiungono migliaia di miliardi, essendo partiti molti anni prima e con un sistema che ha agevolato questa forma di risparmio. Anche in Italia si tratta comunque di un bel boccone per chi vende i propri servizi con l’obiettivo di fornire ai fondi e ai loro associati un soddisfacente rendimento annuo.
Più che l’età, è la disponibilità di risorse finanziarie a fare la differenza in merito all’utilizzo o meno dei canali digitali negli investimenti. Che non toglie spazio alla consulenza, con la quale piuttosto tende a integrarsi, mentre sono i piccoli risparmiatori quelli più orientati verso il fai da te, con tutto ciò che ne deriva in tema di assunzione dei rischi e di capacità nel cogliere le opportunità. È una delle curiosità che emerge da un sondaggio condotto da Amundi, il primo asset manager europeo, con 100 milioni di clienti e masse gestite per 1.950 miliardi a fine settembre 2023. Nell’indagine sono stati coinvolti 4.186 investitori retail tra i 21 e i 60 anni in 11 mercati europei e asiatici per capire come investono, perché investono e in quale modo lo fanno.
Data driven: un concetto che rimanda immediatamente al settore It. Invece quelle due parole, che di fatto significano “basato sull’elaborazione e lo studio di dati reali e oggettivi” sono sempre più attribuite al contesto medico sanitario. Oggi, infatti, l’intelligenza artificiale applicata ai dati può supportare gli specialisti in diagnosi e terapie. Persino il sistema sanitario nazionale si doterà di una piattaforma per l’intelligenza artificiale: «L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), lo scorso dicembre – spiega Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio Sanità digitale del Politecnico di Milano – ha avviato il bando per la realizzazione della piattaforma di intelligenza artificiale a supporto dell’assistenza sanitaria primaria che dovrebbe essere ultimata entro il 2026 grazie a fondi del Pnrr». Saranno proprio i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza a supportare la rivoluzione digitale e tecnologica nei campi sanitario e medico: al miliardo di euro già stanziato, infatti, sono stati aggiunti altri 500 milioni per la telemedicina con un incremento del target finale di 100.000 persone per un totale di 300.000 assistiti con servizi di telemedicina entro il 2025.

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Prendiamo la politica sanitaria: dopo mesi di lettura di documenti, gare di appalto, accordi quadro e raccolta di informazioni da fonti qualificate, si scopre che a muovere le fila dell’intera macchina sono i big della consulenza globale. Il ricorso al loro supporto dovrebbe essere straordinario e circoscritto ad acquisire competenze per poi procedere in autonomia. Avviene l’esatto contrario e, infatti, i loro contratti vengono reiterati costantemente. Vediamo con quali costi e risultati e come, in definitiva, i consulenti finiscono per sostituirsi non solo ai manager interni all’istituzione, ma all’istituzione stessa. Sullo sfondo una domanda: la pubblica amministrazione è piena di incapaci o non vuole assumersi responsabilità?

C’è un altro tipo di debito che dovrebbe preoccupare di più: il debito pensionistico implicito. Questo debito non è nient’altro che il valore attuale dello stock di promesse pensionistiche pubbliche agli attuali e ai futuri pensionati. Nelle rare stime esistenti sono stati usati metodi di calcolo più o meno ampi, che considerano o solo gli attuali pensionati – la spesa pubblica per mantenere le promesse degli individui già in pensione fino alla loro morte – oppure, anche le diverse coorti di lavoratori attivi che gradualmente andranno in pensione – fino ad arrivare a chi è appena entrato nel mercato del lavoro (e non ha pagato nessun contributo, né maturato nessun diritto) o alle generazioni future (se si usa un metodo infinite horizon). Scegliendo tra scenari con tassi di interesse e tassi di crescita del Pil differenti, possono essere effettuate stime più o meno credibili del debito pensionistico che si sta accumulando.
Gli italiani sono sempre più anziani e si muovono di meno. E quando lo fanno utilizzano soprattutto l’automobile, in particolare modelli vecchi e inquinanti. È questo il quadro che emerge dal ventesimo «Rapporto sulla mobilità degli italiani» realizzato da Isfort, l’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti. Negli ultimi vent’anni, sottolinea il report, gli spostamenti degli italiani hanno registrato un calo dell’11,7%, mentre le percorrenze in chilometri sono scese del 21,6%. Le cause risiedono principalmente nell’inverno demografico che sta vivendo il nostro Paese.
L’economia italiana sta vivendo un periodo inedito di profonda incertezza che minaccia la stabilità e le prospettive di crescita delle imprese. In un contesto sempre più difficile e complesso, con l’irrigidimento della stretta creditizia e i tassi alti, il numero di aziende in difficoltà che avranno bisogno dei servizi di factoring aumenteranno. Si aprono così ampi spazi di sviluppo per l’entrata sul mercato di nuovi operatori. È quanto emerge nello studio: «Il factoring, come strumento per il rilancio delle imprese in crisi», curato dalla società di consulenza Deloitte e da Assifact, l’Associazione italiana per il factoring che riunisce gli operatori del settore.
Gli italiani, è risaputo, sono un popolo di risparmiatori. Ma forse non tutti sanno che la ricchezza complessiva delle attività finanziarie detenute dalle famiglie è circa il doppio del debito pubblico. Per la precisione, sommando contanti, depositi bancari e postali, obbligazioni, titoli di stato, partecipazioni azionarie, fondi d’investimento, polizze vita e fondi pensione, e senza considerare le proprietà immobiliari, ammontava a fine giugno di quest’anno a 5.289 miliardi di euro (in base ai dati Bankitalia e Abi) e dovrebbe essere arrivata a 5.400 miliardi di euro a fine 2023.
Il cambiamento climatico incide sulla crescita dei danni da catastrofi naturali. L’obbligo di assicurazione dei rischi catastrofali in Italia è indicato nella legge di bilancio 2024 (213/2023) ed è riservato alle imprese che devono, entro il 31 dicembre di quest’anno, acquistare una polizza per coprire i danni a terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature, direttamente cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali quali sismi, alluvioni, frane, inondazioni, esondazioni. Nella legge non si indica quale sia il massimo risarcimento fornito dalla polizza, rinviando i contenuti ad appositi decreti attuativi. Di fatto, attualmente, l’azienda che si assicura contro le calamità naturali ha in polizza normalmente un massimo risarcimento del 50% della somma assicurata. Nella legge di bilancio è invece già indicata la percentuale massimale di scoperto o franchigia che rimane a carico dell’assicurato, che non può superare il 15% del danno subito dall’azienda. Se l’impresa non sottoscriverà questa polizza obbligatoria contro le calamità naturali si dovrà tenerne conto nell’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali. È prevista una sanzione amministrativa da centomila a 500.000 euro per le imprese di assicurazione che rifiutano l’obbligo di contrarre questa polizza catastrofale che può essere offerta sia assumendo direttamente l’intero rischio, sia in coassicurazione, sia in forma consortile mediante una pluralità di imprese.

Furto dati. Nel 2023 colpite 65 aziende, danno da 19 milioni. Sul mercato anche operatori che svolgono attività di mediazione: versare riscatti non è reato, ma si finisce nelle black list hacker delle società disposte a pagare. In generale, i crimini finanziari online sono in costante crescita. Secondo i dati del servizio di Polizia postale questi illeciti sono aumentati del 15%, così come il valore, passato da 38,5 milioni a 40 milioni nel 2023. Nell’ultimo anno sono stati violati i sistemi informatici di 65 tra piccole, medie e grandi imprese italiane, con un danno calcolato di 19 milioni di euro.
Si calcola che circa il 34% delle operazioni di criminalità informatica a danno di obiettivi pubblici e privati italiani sia legato a operazioni di cyber spionaggio in buona parte foraggiate da collettivi hacker legati a Paesi esteri. Di fianco alle più spettacolari campagne massive di attacchi informatici dimostrativi a istituzioni, grandi società e Pmi, che bloccano il funzionamento dei portali web, l’intelligence registra sofisticati tentativi di «azioni condotte con finalità spionistica, nel cui ambito l’attore ostile accede a dati sensibili o confidenziali per scopi strategici o economici», provando, al contempo, a «influenzare l’opinione pubblica» indirizzandola verso posizioni politiche a proprio sostegno. È la «guerra ibrida», fenomeno che ha assunto proporzioni preoccupanti con il conflitto russo-ucraino.