Paola Valentini
Grazie a costi bassi e alla semplicità di acquisto e vendita (data dalla quotazione), gli Exchange Traded Fund (Etf) sono riusciti a chiudere il 2022 con una raccolta positiva. Mentre i fondi attivi hanno patito la volatilità dei mercati in un anno che non ha offerto rifugi ai risparmiatori. Secondo Morningstar l’industria europea degli Etf ha raccolto 26,8 miliardi di euro nel quarto trimestre del 2022 e ha chiuso l’anno con 78,4 miliardi di euro di flussi (si veda tabella). Un importo certamente in calo rispetto ai 160 miliardi di euro del 2021, rileva il report di Morningstar sugli Etf, ma che segnala la forza del settore dei prodotti passivi in un contesto complessivamente negativo visto che, in base agli ultimi dati aggiornati a novembre, i fondi attivi in Europa hanno registrato negli 11 mesi del 2022 deflussi per oltre 240 miliardi di euro. «Da sottolineare anche che gli Etf negli Stati Uniti hanno registrato nel 2022 un altro anno da record, con una raccolta superiore ai 600 miliardi di dollari, il secondo miglior risultato di sempre», aggiunge Francesco Lomartire, alla guida di Spdr Etf per il Sud Europa.

«Di fronte a condizioni del mercato finanziario molto difficili, il mercato europeo degli Etf si è dimostrato notevolmente resiliente nel 2022. Rispetto ai forti deflussi dai fondi attivi, gli Etf e i fondi passivi in generale hanno resistito meglio alla tempesta», nota José Garcia Zarate, associate director per le strategie passive di Morningstar. «La fine dell’anno ha già dato ampia prova della preferenza verso gli strumenti indicizzati per posizionarsi rapidamente sui mercati, considerati i massicci rientri visti nell’ultimo trimestre sugli Etf obbligazionari investment grade e sugli azionari globali e Usa. Tali flussi, che hanno superato i 25 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2022, hanno consentito un netto recupero all’industria europea degli Etf su cui pesavano le performance negative dei mercati e la difficoltà delle strategie tradizionali di trovare riparo di fronte alla correlazione positiva tra azioni e bond entrambi in perdita», aggiunge Lomartire.

Guardando nel dettaglio dei dati Morningstar, in Europa gli Etf azionari hanno raccolto 13,3 miliardi di euro nel quarto trimestre (con gli investitori che hanno mostrato una preferenza per le esposizioni ai mercati sviluppati globali), chiudendo il 2022 con flussi totali di 50,7 miliardi di euro, anche se le masse totali sono scese a 884,7 miliardi di euro dai 972,3 miliardi di euro del 2021 per via del calo delle quotazioni. Gli obbligazionari hanno avuto flussi per 16,4 miliardi di euro nel quarto trimestre, in netto aumento rispetto agli 8,1 miliardi di euro del terzo trimestre, portando il totale annuo a 32,8 miliardi di euro. Gli investitori sono stati attratti dall’aumento dei rendimenti, favorendo i titoli governativi degli Stati Uniti e le obbligazioni societarie in euro (invece i prodotti esposti alle obbligazioni cinesi hanno avuto un andamento negativo). E anche per il 2023 «le prospettive sono incoraggianti considerato che, se il mercato continuerà a essere guidato da fattori macro, l’asset allocation sarà lo strumento che contribuirà maggiormente ai risultati di gestione rispetto alla selezione dei singoli titoli. Gli Etf rappresenteranno di sicuro il miglior alleato per posizionarsi tatticamente sulle asset class favorite dai vari cicli di mercato che vedremo alternarsi», prosegue Lomartire.

Proprio l’aumento dei tassi sta spingendo gli investitori retail, ma anche i gestori dei grandi patrimoni del private banking, verso i corporate bond in euro. Fino a poco tempo fa i loro portafogli erano scarichi di questi titoli perché avevano rendimenti risicati, ma ora con il netto rialzo dei tassi stanno ricominciando a ricostruire posizioni sui bond societari trovando in Europa occasioni interessanti più che nei titoli di Stato. Prova ne è il boom di richieste dell’emissione Eni dei giorni scorsi. E, assieme all’investimento diretto in singole obbligazioni, gli Etf sono utilizzati per prendere posizioni su questa asset class più che con i fondi, per via della loro maggiore flessibilità nell’utilizzo. Da considerare che in una fase di inflazione elevata le basse commissioni degli Etf, rispetto ai fondi attivi, sono un elemento in più che gioca a favore.

«Sicuramente l’attenzione all’efficienza e la voglia di beneficiare quanto più possibile del rialzo dei rendimenti in atto porrà molta attenzione ai costi complessivi delle soluzioni di investimento. Tra le altre cose il ritorno di rendimenti interessanti sui bond potrebbe attirare l’attenzione dei risparmiatori che investono tradizionalmente nel risparmio gestito verso la detenzione di singole obbligazioni. L’abbinamento di titoli diretti da mantenere fino a scadenza con strumenti obbligazionari diversificati su più scadenze potrebbe essere una buona strategia per cogliere le opportunità offerte da mercati in evoluzione, considerati gli interventi attesi delle banche centrali per contenere l’inflazione. Di sicuro sul fronte della diversificazione, gli Etf continueranno ad essere un’ottima soluzione grazie alla liquidità, trasparenza e ai costi contenuti», aggiunge Lomartire.

Quale è il driver principale dei flussi degli Etf in questo inizio anno? «Il ritorno dell’appetito per il rischio sembra essere il fattore di supporto ai flussi. Il rinnovato interesse per asset class trascurate negli ultimi mesi come il debito emergente, gli high yield europei e i mercati emergenti azionari rappresenta una svolta rispetto ai mesi scorsi in cui è prevalsa la prudenza. E’ in atto», spiega Lomartire, «un riposizionamento più ottimistico sugli asset rischiosi, complice un’attesa di rallentamento dei prezzi, la debolezza del dollaro e l’aspettativa che si stia avvicinando un punto di svolta della politica monetaria delle banche centrali dei Paesi sviluppati», o per lo meno la speranza di una svolta.

Nonostante il quadro positivo della raccolta, il calo delle valutazioni del mercato azionario e obbligazionario ha fatto scendere a fine 2022 il patrimonio gestito negli Etf europei a 1,32 mila miliardi di euro da 1,41 mila miliardi di euro nel 2021, con una riduzione del 7%. E soprattutto, «in un anno in cui gli Etf hanno sottoperformato gli investimenti tradizionali, il 65% dei flussi totali è stato indirizzato ai prodotti sostenibili, rispetto al 53% nel 2021. Gli asset in Etf Esg sono cresciuti a 248,8 miliardi di euro dai 235,3 miliardi di euro nel 2021 e rappresentano già il 20,5% del totale asset investiti in Etf», dice l’esperto di Morningstar. Dati alla mano gli Etf Esg hanno raccolto 14,9 miliardi nel quarto trimestre, portando il dato annuo a 51 miliardi, appunto il 65% del totale. Gli Etf tematici invece hanno attirato soltanto 200 milioni di euro nel quarto trimestre e 1,3 miliardi di euro nel 2022, molto meno rispetto agli 11,2 miliardi di euro del 2021. La maggior parte dei principali fornitori di Etf ha registrato un calo dei flussi nel terzo trimestre per poi recuperare nel quarto (si veda tabella). Il gruppo Vanguard è andato in controtendenza con un leggero aumento della raccolta nel terzo trimestre. È probabile che la sua esposizione minima agli Esg, afferma Morningstar, in un anno in cui gli Esg non hanno brillato rispetto agli investimenti tradizionali, sia stata fondamentale. (riproduzione riservata)

Portafogli da semplificare
L’Europa e gli Usa eviteranno la recessione? E le banche centrali riusciranno a domare l’inflazione, tornando a tagliare i tassi? Gli investitori si arrovellano attorno a questi interrogativi e la risposta arrivata dal Global Economic Forum di Davos che si è tenuto nei giorni scorsi in Svizzera è poco rassicurante: le probabilità di una recessione quest’anno sono in diminuzione, ma il focus resta l’inflazione e finché questa resterà alta non ci sarà frenata sui tassi da parte delle banche centrali. Uno scenario che impone, negli investimenti, cautela ma che offre al contempo uno spiraglio per mettere a frutto la liquidità record parcheggiata sui conti correnti che con l’inflazione al 10% è a rischio erosione, ma anche per ristrutturare i portafogli di chi nell’ultimo decennio di tassi ai minimi ha costruito strutture a volte troppo complesse che sono entrate in crisi con il rapido e improvviso aumento del costo del denaro. Una lezione che ora può essere da esempio di fronte ai dubbi su come muoversi in questo inizio 2023 nelle scelte di allocazione dei risparmi.

«Migliorare le proprie abitudini e correggere alcuni comportamenti sbagliati è buona cosa anche in ambito finanziario, soprattutto quando si parla della gestione del proprio portafoglio», premette Giacomo Malinverno, analista di Lagom Family Advisors. E gennaio è il periodo in cui si stilano i buoni propositi per l’anno appena iniziato. Quali possono essere allora alcuni suggerimenti per il 2023? «Sicuramente la semplificazione. Semplificare un portafoglio finanziario non è un’operazione facile, ma sarebbe opportuno trovare il tempo per farlo, per almeno tre motivi», spiega Malinverno. In primo luogo un portafoglio troppo articolato e frammentato rende difficile tenere traccia di tutte le parti in movimento, disincentivando il controllo e causando un dispendio di tempo maggiore ogni volta che occorre intervenire sull’asset allocation. Secondo: la stessa asset allocation diventa difficile da sintetizzare: «Troppe componenti molto diversificate tra loro in termini di settore, geografia e tematica d’investimento rischiano di far perdere traccia della quota azionaria e obbligazionaria complessiva, aumentando le probabilità di inadeguatezza del portafoglio, che non risponde più alla propensione al rischio di ciascuno», sottolinea l’analista di Lagom. Infine, come terzo punto, una parcellizzazione eccessiva, affiancata a un sovra-esposizione nei confronti di temi specifici, è spesso il risultato delle campagne marketing delle case d’investimento.

«La narrativa dietro ai tanti nuovi temi d’investimento è spesso accattivante, ma collezionare vari prodotti lanciati sul mercato rischia di far perdere l’identità del portafoglio, oltre che richiedere troppo tempo per analizzare puntualmente le proposte», dice Malinverno che ha selezionato (tabella in pagina) alcune idee di investimento declinate tramite un paniere di Exchange Traded Fund (Etf), tra cui tre obbligazionari e cinque azionari. Si possono quindi delineare alcuni suggerimenti utili nella fase di razionalizzazione.

«Innanzitutto bisogna indentificare la propria allocazione di lungo periodo scegliendo tra conservativa, ovvero circa 20% di quota azionaria, moderata, con il 40%, e aggressiva che prevede attorno al 70% di azioni, e cercare di rimanervi fedeli», spiega l’esperto di Lagom. Oggi, alla luce del rialzo dei rendimenti sull’obbligazionario, è probabilmente più semplice e remunerativo posizionarsi su profili meno rischiosi. Il secondo suggerimento è «ridurre sensibilmente il numero di strumenti, iniziando a eliminare quei fondi esposti su settori e stili molto specifici», aggiunge Malinverno perché «se non si ha la convinzione di sapere scegliere i migliori temi del momento e non si ha il tempo per seguirli e ribilanciarli, è probabilmente meglio andare su fondi o Etf ad ampio raggio, cosiddetti globali. Come terzo punto, per tutto ciò che non è specifico, nel dubbio, meglio preferire gli Etf passivi ai fondi attivi. Se è vero che agganciarsi a un indice di borsa non permetterà di battere il mercato, è altrettanto vero che si riduce di molto l’attività di ribilanciamento delle posizioni. I fondi attivi spesso cambiano il team di gestione e prendono strade che possono essere diverse da quelle attese costringendo il sottoscrittore a una continua osservazione delle proprie posizioni». (riproduzione riservata)

Un buon proposito di inizio anno? Risparmiare per obiettivi
L’inizio di un nuovo anno rappresenta l’occasione per migliorare la propria salute finanziaria. «Mettere da parte una piccola quota dello stipendio ogni mese o investire una parte dei risparmi fermi sul conto corrente potrebbero sembrare azioni troppo semplici, ma se adottate con costanza nel tempo, aiutano realizzare i propri desideri, dall’ultimo modello di cellulare al viaggio dei sogni, dall’auto nuova all’anticipo per la prima casa, fino all’università dei figli», affermano da Gimme5, salvadanaio digitale che permette di accantonare piccole somme (a partire da 5 euro) attraverso smartphone e investirle in fondi comuni o in Etf attraverso funzioni come obiettivi e automatismi che fungono da incentivo al risparmio. Gimme5 ha realizzato una simulazione pratica di alcuni dei desideri più comuni che possono essere raggiunti risparmiando e investendo (tabella in pagina dove sono riportate anche le ipotesi): dal viaggio all’acquisto dell’automobile o della casa. Ad esempio nel caso di un viaggio, cominciando oggi a mettere da parte 100 euro al mese per due anni, senza mai saltare un accantonamento, a dicembre 2024 si otterrebbe un gruzzolo di 2.400 euro.

Considerando, però, l’effetto dell’inflazione che erode il potere d’acquisto dei risparmi, la somma accantonata avrebbe un valore reale di 2.355 euro, con una perdita di valore del 2% circa. Se invece di lasciare fermo il denaro sul conto corrente, questa somma mensile fosse investita in un paniere composto in egual misura da titoli governativi e obbligazioni (dato l’arco temporale di breve periodo), a dicembre 2024 il capitale potrebbe raggiungere i 2.433 euro, con un guadagno del 3,3%. (riproduzione riservata)
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