Stretta sulla cessione del quinto

COMUNICAZIONE DI BANKITALIA ALLE BANCHE. LE REGOLE UE HANNO AIUTATO IL COMPARTO
di Francesco Ninfole
La Banca d’Italia intensificherà la vigilanza nei confronti di banche e società finanziarie attive nel comparto dei finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione (Cqs/Cqp). Il settore è in netta crescita: i finanziamenti sono saliti dai 15,8 miliardi di fine 2020 ai 17,5 miliardi di fine settembre 2021. Il balzo è legato anche allo sconto patrimoniale concesso dalle regole europee che hanno riconosciuto la minore rischiosità dell’attività: l’ultima revisione del regolamento sui requisiti di capitale (Crr Quick-fix) ha ridotto dal 75% al 35% il fattore di ponderazione prudenziale. Così c’è ora un minore assorbimento di capitale per gli istituti che operano nel comparto. L’evoluzione dello scenario ha spinto Bankitalia a intervenire.

Via Nazionale ha appena inviato alle banche una comunicazione nella quale sono stati richiamati «i profili di attenzione che connotano il comparto» e sono state fatte «raccomandazioni sui presidi da adottare nello svolgimento dell’attività». È stato inoltre richiamato il rispetto delle disposizioni di trasparenza e correttezza nei rapporti con la clientela.

Il rischio di credito nel settore è mitigato dalla modalità di rimborso, che avviene per mezzo di trattenute alla fonte sui ratei mensili di stipendio o pensione percepiti dal debitore, oltre che dall’obbligatorietà di polizze assicurative per il rischio di premorienza e di perdita di impiego. Per Bankitalia però «la minore rischiosità creditizia non deve escludere la necessità che i finanziatori adempiano agli obblighi di valutazione del merito di credito dei clienti». Inoltre gli istituti sono tenuti a «specifici presidi organizzativi e di controllo volti a presidiare l’esposizione a rischi operativi». Considerazioni simili possono essere svolte anche quando il modello di business prevede che i finanziamenti Cqs/Cqp siano ceduti pro soluto a terzi (cosiddetti originate-to-distribute, otd).

Spesso per questa forma tecnica i finanziatori si avvalgono di una rete esterna di agenti per il collocamento del prodotto. In tale caso, essi si espongono a ulteriori rischi legali e di reputazione, correlati a eventuali condotte non conformi da parte della rete. Perciò le banche «dovranno disporre di un adeguato sistema di selezione nonché di idonei presidi di controllo sull’operato della rete distributiva, atti a prevenire eventuali criticità, identificarle tempestivamente e porre in essere azioni di rimedio», ha osservato Bankitalia. «È altresì necessario che le regole interne in materia di remunerazione e incentivazione non costituiscano incentivi al collocamento di prodotti non coerenti con la complessiva situazione economico-finanziaria dei clienti».

Inoltre, secondo Via Nazionale «non appaiono trascurabili, specie per le società che adottano un modello originate to distribute, i rischi di liquidità e i rischi di mercato connessi all’operatività che potrebbero derivare dall’eventuale rallentamento delle cessioni verso terze parti, anche legato a contingenti situazioni avverse del mercato, oppure dalla vendita dei crediti a prezzi inferiori al valore di mercato corrente». Da ultimo, ha aggiunto Bankitalia, «avendo presente il processo di digitalizzazione attualmente in atto nel sistema bancario e finanziario e in prospettiva il potenziale sviluppo del processo creditizio tramite l’utilizzo di piattaforme IT, si rende opportuno sottolineare la necessità di assicurare la conformità al quadro normativo di riferimento delle erogazioni a distanza».

Alla luce di questo scenario, la Banca d’Italia «intensificherà l’azione di supervisione nei confronti delle società vigilate attive nel comparto della Cqs-Cqp; il monitoraggio cartolare e gli accertamenti ispettivi saranno l’occasione per verificare l’effettivo presidio di tutti i rischi connessi con questa forma di credito e per accertare l’aderenza delle prassi di mercato al quadro normativo di riferimento». (riproduzione riservata)
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