Rassegna Stampa assicurativa 4 gennaio 2022

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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Zurich Insurance Group ha annunciato la vendita a GamaLife (Apax) di una parte del portafoglio vita italiano composto prevalentemente da polizze tradizionali e alcune unit linked, per un totale di riserve tecniche di 8,4 miliardi, a un prezzo pari a 128 milioni. Non è la prima operazione di questo tipo che si registra nel settore assicurativo. Nel 2018 era stata Generali la prima a muovere in Germania con la maxi cessione di Generali Leben a Viridium, lo strumento creato dal fondo di private equity Cinven e dal riassicuratore Hannover Re, che aveva consentito al Leone di incassare 1,9 miliardi.
La lista delle start up insurtech straniere sbarcate in Italia si allunga mese dopo mese: dal colosso tedesco Wefox, che ha avuto il via libera dell’Ivass per operare nella Penisola, agli inglesi di Zego, specializzati nei servizi alla mobilità, dai francesi di Wakam, che continuano ad espandersi, agli svizzeri di Dacodoo, focalizzati sul business salute. La dimostrazione che, anche in Italia, la spinta ad innovare nel settore assicurativo è forte. Tanto che nel 2021, come rilevato dall’Investment index che Italian insurtech association ha realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Fintech e insurtech del Politecnico di Milano, nonostante la pandemia, gli investimenti complessivi in insurtech sono schizzati a 280 milioni di euro.
Il 2021 è stato un anno da record anche per i risarcimenti riconosciuti ai risparmiatori da parte dell’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf), l’organo istituito presso la Consob per la risoluzione stragiudiziale dei contenziosi tra gli intermediari e i loro clienti. L’anno scorso sono rientrati nelle tasche dei risparmiatori 35,88 milioni di euro, nuovo massimo a fronte dei 28,9 milioni e dei 15,77 milioni restituiti rispettivamente nel 2020 e nel 2019. È salito così ad oltre 120 milioni l’ammontare complessivo dei rimborsi decisi dall’Acf nel suo primo quinquennio di operatività. Sono questi i dati principali che la Consob ha comunicato ieri mattina sull’attività dell’ente guidato da Gianpaolo Barbuzzi.
L’auto italiana non riparte. A dicembre 2021 le immatricolazioni sono scese per il sesto mese consecutivo, con un calo del 27,5% rispetto al 2020. Nell’anno appena concluso, quindi, le vendite complessiva non hanno raggiunto gli 1,5 milioni, con un lieve incremento di 76 mila vetture rispetto al 2020 (+5,5%) ma con 460 mila unità perse rispetto al 2019 (-24%). Sul dato hanno inciso la contemporanea crisi dell’offerta e della domanda.

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione, con la sentenza n. 41994 del 30 dicembre 2021, risolvono l’annosa questione relativa alla tipologia di nullità che investe le clausole dei contratti di fideiussione riproduttive dello schema ABI, che la Banca d’Italia, nel 2005, aveva già qualificato come lesivo della normativa antitrust.

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  • «Le priorità degli italiani per i fondi del Pnrr? Puntare su salute e green»
Tra le sei missioni del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr) agli italiani interessa di più la salute. A rivelarlo è una ricerca di Unipol, realizzata con la società francese di ricerche Ipsos, che ha analizzato conoscenza, interesse e fiducia nel Pnrr e nelle sue caratteristiche. La salute che è considerata la priorità dal 31% degli italiani a livello nazionale risulta l’ultima per fondi stanziati nel Piano (15,63 miliardi). Al secondo posto Rivoluzione verde e Transizione Ecologica (18%), seguito da Inclusione e coesione sociale (17%), Istruzione e ricerca (13%), Infrastrutture per una mobilità sostenibile (11%) e Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (10%). La salute viene avvertita come una necessità a causa del periodo che stiamo vivendo: «Oggi è uno dei bisogni centrali, la pandemia ha risvegliato le paure — dice Giovanna Gigliotti, responsabile direzione welfare di UnipolSai e ceo di UniSalute —. Le persone hanno timore del Covid e molti hanno sottoscritto polizze sulla vita». L’Italia è tra i Paesi europei più sbilanciati nel rapporto tra anziani bisognosi di cure e assistenza e strutture disponibili ad accoglierli. Molti di loro sono a carico delle famiglie, infatti la fascia di popolazione che percepisce di più la salute come priorità è quella dei cosiddetti baby boomers (35%), tra i 57 e i 74 anni di età, mentre la percentuale si abbassa al 29% nella Generazione Z (16-26 anni).

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