Quell’avara garanzia

Carlo Giuro
La recente Relazione annuale della Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione presieduta da Mario Padula, contiene una serie di riflessioni sulle linee garantite la cui presenza nel settore della previdenza complementare deriva in primo luogo dalle disposizioni di legge, che richiedono l’istituzione di comparti garantiti alle forme pensionistiche che intendano accogliere il tfr in silenzio assenso. I flussi di tfr destinati secondo modalità tacite devono infatti essere investiti in linee tali da garantire la restituzione del capitale tendendo, in un orizzonte temporale di medio-lungo termine, ad assicurare rendimenti comparabili al tasso di rivalutazione del tfr individuato ai sensi dell’articolo 2120 del codice civile.

Andando a una disamina dello stato dell’arte e concentrando l’attenzione sul settore dei fondi negoziali, a fine 2020 erano 32 su 33 ad avere istituito comparti garantiti. Dall’analisi delle caratteristiche dei comparti e delle relative convenzioni di gestione, sottolinea la Covip, emerge che, in 23 comparti, le garanzie offerte assicurano la sola restituzione del capitale. Sono peraltro assimilabili a tale gruppo di comparti anche due ulteriori casi: uno in cui è previsto un rendimento minimo garantito equivalente al tasso di inflazione italiana o dell’Ue, e un altro in cui la restituzione del capitale viene garantita per i versamenti effettuati a partire dal 2019, mentre per i conferimenti antecedenti continua a essere riconosciuto anche un tasso di rendimento minimo. Per i restanti sette comparti viene invece ancora offerta, anche sui flussi di contributi in corso di versamento nel 2021, una garanzia che travalica la restituzione del capitale versato, che prevede un meccanismo di parziale consolidamento dei risultati: alle quote create con i contributi versati viene attribuito il valore di quota più alto tra quello del tempo del versamento e quello raggiunto alla fine dell’anno o di uno degli anni successivi, fino al momento dell’uscita. Tali comparti corrispondono al 13% del totale delle risorse dei comparti garantiti e sono tutti riconducibili a convenzioni stipulate con il medesimo gestore e prossime alla scadenza.

Quello che l’Autorità di vigilanza evidenzia è che la situazione dei comparti garantiti dei fondi negoziali è da alcuni anni in evoluzione. Sulla possibilità concreta di mantenere le linee garantite come elemento centrale del sistema della previdenza complementare incidono in modo rilevante la progressiva tendenza alla riduzione dei rendimenti delle obbligazioni governative fino a livelli in molti casi negativi, nonché l’affermarsi di scenari previsionali che assegnano elevata probabilità al mantenersi di tali condizioni di mercato ancora a lungo. L’evoluzione pone un problema prospettico e concreto di adeguatezza delle prestazioni per quanti, iscritti inizialmente nel comparto garantito, vi rimangano iscritti per tutta la vita contributiva, per effetto di comportamenti inerziali, la cui incidenza, anche nel sistema italiano, non è trascurabile. Inoltre, anche per i fondi pensione è emersa la difficoltà a mantenere linee garantite con caratteristiche simili a quelle, ormai in via di esaurimento, realizzate in condizioni di mercato del tutto differenti.

Vi è poi, a volte, la mancanza di candidature da parte dei gestori nelle procedure di selezione attivate. Tale tendenza si è tradotta in primo luogo nell’abbassamento del livello delle garanzie offerte: nel 2017 erano 18 su 34 i fondi che offrivano una garanzia superiore alla restituzione del capitale, mentre nel 2020 solo nove fondi su 32 mantengono tale livello di garanzia. La progressiva riduzione delle garanzie offerte è stata, peraltro, accompagnata da un incremento dei costi per la gestione garantita: il costo medio ponderato dei comparti garantiti, calcolato su base annua, è passato dallo 0,24% del patrimonio in gestione del 2017 allo 0,41% nel 2020. Considerando i soli mandati scaduti nel corso del 2020 e relativi a sei fondi pensione negoziali (per un totale di risorse pari a 3,7 miliardi di euro), la commissione media ponderata è passata dallo 0,30% allo 0,71%. Parte rilevante delle risorse dei comparti garantiti è gestita inoltre mediante convenzioni che scadranno a breve (1,2 miliardi in scadenza nel corso del 2021, 1,3 miliardi nel 2022). È ragionevole attendersi che i livelli di costo delle convenzioni stipulate più di recente si estenderanno anche ai comparti che via via dovranno rinnovare le proprie convenzioni. Le convenzioni sottoscritte di recente, prosegue la Covip, in numerosi casi presentano caratteristiche significativamente diverse rispetto a quelle precedenti.

Alla luce di questi andamenti, ha detto lo stesso Padula, appare necessario ripensare la funzione dei comparti garantiti e più in generale sviluppare una riflessione sul tema delle garanzie che tenga conto delle condizioni attuali e delle prospettive di sviluppo del sistema della previdenza complementare e dei mercati finanziari in cui esso opera. Più in generale, potrebbe essere valorizzato il principio della graduale riduzione del rischio nel corso del ciclo di vita, con rischi e rendimenti più elevati all’inizio e molto più bassi nella fase terminale. Ciò tenendo anche conto del rischio sistemico connesso a un eccessivo ricorso a forme di garanzia nella perdurante condizione di tassi bassi. Va anche tenuto presente che il Regolamento Ue sui prodotti pensionistici paneuropei (Pepp) prevede che lo strumento di base possa essere costruito prevedendo una garanzia sul capitale o una tecnica di mitigazione del rischio, in qualche modo assimilando i prodotti garantiti a quelli di protezione, ammettendo e considerando come alternative le diverse tecniche di protezione, come peraltro avviene in altri ordinamenti, a cominciare da quello federale statunitense. In questa prospettiva un utile contributo può venire dagli interventi di educazione alle scelte previdenziali, la cui valorizzazione è ormai da qualche anno rafforzata dall’attività del Comitato nazionale per l’educazione finanziaria, cui anche la Covip partecipa per i profili appunto legati all’educazione previdenziale. (riproduzione riservata)
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