Perché la Francia è un modello nell’assicurazione delle catastrofi

IL PUNTO DI MAURO MASI*
Più lettori mi chiedono di sapere qual è il trattamento dei rischi da catastrofi naturali negli altri Paesi; un tema più volte affrontato da questa rubrica ma che continua a suscitare interesse forse in contrapposizione alla sostanziale impasse che vige da noi sul tema. Allora, se si guarda all’esperienza di Paesi stranieri, la copertura assicurativa è abitualmente offerta in partnership tra soggetti pubblici e privati; il settore privato ha competenze di valutazione dei rischi e dei danni, reti di distribuzione e di liquidazione che sarebbe inutilmente costoso duplicare per il soggetto pubblico e che possono essere utilizzate (remunerandole) anche qualora il settore privato non si facesse carico di alcun rischio: questo è quel che succede per esempio in Spagna (dove le compagnie distribuiscono semplicemente le coperture trattenendo il 5% del premio) e negli Stati Uniti con il programma federale contro il rischio alluvionale (Nfip). D’altro canto il settore assicurativo privato non ha mai la capacità finanziaria necessaria per coprire tutti i danni causati dalle calamità naturali, e si rivolgerebbe comunque al mercato riassicurativo o a quello dei capitali (in particolare mi riferisco alla emissione dei catastrophe-bonds e cat-bonds). Sia perché questi mercati sono sempre meno liquidi (anche a fronte della crescente frequenza degli eventi calamitosi), sia per evitare doppie marginalizzazioni, lo Stato si accolla abitualmente i rischi delle calamità naturali, quantomeno oltre una certa soglia. Riassumendo, le opzioni a disposizione per trattare i rischi catastrofali sono: 1) assicurazione obbligatoria: sistema adottato in Islanda, Svizzera e Turchia; 2) partnership pubblico privato: a volte il settore privato trattiene una parte del rischio, a volte viene solo impiegato e remunerato per la competenza di valutazione dei rischi e dei danni, reti di distribuzione e di liquidazione che sarebbe inutilmente costoso duplicare per il soggetto pubblico. Rientra in tale schema la Spagna: le compagnie di assicurazione distribuiscono semplicemente le coperture trattenendo il 5% del premio. L’assicurazione è obbligatoria, ma a sottoscrivere le garanzie relative al rischio straordinario è il Consorcio de Compensacion de Seguros, un ente statale che opera in base a criteri privatistici, con entrate costituite dai premi riscossi. Negli Stati Uniti c’è il programma federale contro il rischio alluvionale (Nfip); in Francia i privati e le imprese sono obbligati a stipulare una polizza antincendio sugli immobili, che contiene una clausola contro le calamità naturali, con le compagnie di assicurazioni private e lo Stato interviene con una società di riassicurazione pubblica che offre alle compagnie la possibilità di riassicurarsi a un tasso fisso di cessione. La Francia ha risolto il problema della capacità con la costituzione di un riassicuratore pubblico che oltre a fornire capacità, ovviamente a fronte del pagamento di un premio, possiede la garanzia illimitata di ultima istanza da parte dello Stato francese. Voglio ricordare – come si è più volte sostenuto in questa rubrica – che l’esempio francese è largamente considerato quello più efficiente ed efficace. (riproduzione riservata)

*delegato italiano alla Proprietà Intellettuale
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