Cyber attacchi, Pmi nel mirino

LE PREVISIONI TREND MICRO NELLO STUDIO PROJECT 2030 SCENARI PER IL FUTURO DELLA CYBERSECURITY
di Antonio Longo
La connettività tra dispositivi, la condivisione di dati e l’intelligenza artificiale stanno cambiando la società e l’economia ma anche la quotidianità di milioni di cittadini. La sicurezza informatica è, però, sempre più a rischio, soprattutto nei prossimi anni. A confermarlo è lo studio «Project 2030: Scenari per il futuro della cybersecurity» curato da Trend Micro che mostra come potrà essere il mondo all’inizio del prossimo decennio e come il settore della cybersecurity risponderà all’evoluzione del crimine informatico. «Speriamo che il possibile futuro delineato susciti un dibattito nel settore della cybersecurity e nella società in generale, solo anticipando attentamente gli scenari futuri possiamo offrire a governi, aziende e individui un modo per prepararsi alle sfide informatiche del prossimo decennio» osserva Lisa Dolcini, head of marketing di Trend Micro Italia. In particolare, gli analisti evidenziano che gli strumenti di intelligenza artificiale permettono anche agli individui senza competenze tecniche di compiere attacchi cybercriminali su larga scala mentre ingegneria sociale e disinformazione diverranno più radicate e difficili da ignorare. Sono soprattutto gli ambienti caratterizzati da un grande numero di dispositivi connessi che attraggono azioni di sabotaggio ed estorsione, soprattutto nei settori manifatturiero, della logistica, dei trasporti, della sanità, dell’istruzione, della vendita al dettaglio.

A fronte di tali scenari, come rileva il Security Leaders Research Report di Vectra, l’89% dei manager che si occupano di sicurezza sostiene che gli approcci tradizionali non siano più in grado di proteggere le infrastrutture dalle nuove minacce e che vadano cambiate le regole del gioco. Peraltro, il 76% del campione ha acquistato strumenti che non si sono rivelati all’altezza delle promesse mentre il 69% pensa che la propria organizzazione potrebbe aver subito una violazione senza che il team di sicurezza se ne sia accorto. «Con l’attuale evoluzione del panorama di minacce informatiche, le difese tradizionali stanno diventando progressivamente inefficaci, le organizzazioni hanno bisogno di strumenti moderni» commenta Massimiliano Galvagna, country manager per l’Italia di Vectra AI.

Pericolo «estorsione» per le medio-piccole aziende europee. Il ransomware, ossia il furto di dati o il blocco di un sistema da parte dei criminali informatici per ottenere in cambio un riscatto, colpirà sempre più l’Europa, considerato che il governo degli Stati Uniti sta stringendo la morsa attorno alle organizzazioni responsabili degli attacchi. E, in particolare, saranno prese di mira anche realtà più piccole. A lanciare l’allarme è Edgard Capdevielle, ceo di Nozomi Networks: «I cybercriminali si sposteranno su obiettivi più facilmente attaccabili ed in paesi dove è meno presente la minaccia di ritorsione da parte dei governi. E mentre si continueranno a vedere richieste di riscatto multimilionarie, allo stesso tempo cresceranno gli attacchi di dimensioni più ridotte».

Lo spettro del dark web. I criminali informatici non si limitano a crittografare i dati e bloccarne il recupero ma procedono alla cosiddetta «data exfiltration», minacciano, cioè, di pubblicare i dati sul dark web o metterli all’asta su internet. «Quest’ultima minaccia è quella che desta le maggiori preoccupazioni, dal momento che nessuna azienda opera più da sola, le attività economiche richiedono ampie relazioni con fornitori, clienti e partner e nessun brand può permettersi il danno reputazionale e l’umiliazione pubblica a cui la esporrebbero i cyber criminali» sottolinea Manlio De Benedetto, director system engineering di Cohesity, «la cyber-resilienza è diventata un bisogno prioritario».

Reati informatici in crescita soprattutto nel Nord-Est. Se nell’arco di 12 mesi il cybercrime ha fatto registrare un vero e proprio boom, con una crescita nel 2020 in tutta Italia del 17,2% di reati informatici rispetto al precedente anno a fronte in una generale diminuzione dei reati (-17,4%) denunciati nello stesso periodo, una vera e propria impennata si è registrata in Veneto (+35,3%), Abruzzo (+29,7%) e Puglia (+26,7%). È quanto emerge dall’analisi condotta dal Centro Studi delle Camere di commercio Tagliacarne che registra una crescita generale dei reati economici (+0,9%), tra cui spiccano i delitti informatici (+19,8%) e le truffe e frodi informatiche (+17%). È soprattutto il Nord-Est ad avere rilevato una crescita delle denunce di reati informatici (+21,3%). Ma in rapporto alla popolazione, la regione più colpita è la Liguria, con 571,7 reati informatici denunciati ogni 100 mila abitanti mentre a rischio criminalità digitale è stata soprattutto Gorizia, con il 50% in più di reati denunciati rispetto alla media italiana.
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