Cripto, affari illeciti per 14 mld

OPERAZIONI CRIMINALI RADDOPPIATE NEL 2021 SOPRATTUTTO A CAUSA DI TRUFFE E FURTI
di Francesco Bertolino
Gli affari illeciti in criptovalute sono raddoppiati nel 2021, ma in rapporto al totale transato hanno toccato il minimo storico. L’anno scorso, secondo una ricerca di Chainalysis, i portafogli associati ad attività criminali hanno ricevuto valute digitali per 14 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 7,8 miliardi del 2020. La somma record rappresenta però soltanto lo 0,15% dei 15.800 miliardi scambiati in bitcoin & co. Complice il rialzo stellare del mercato, infatti, i volumi legittimamente transati in criptovalute sono cresciuti del 567%, più che compensando l’incremento di truffe, furti e riciclaggio. L’attività illecita rimane comunque in assoluto significativa, specie per quanto riguarda i raggiri di investitori inesperti o avventati. Nel 2021 i ricavi da cripto-truffe sono saliti dell’82% a 7,8 miliardi di dollari, principalmente a causa dell’aumento dei cosiddetti rug pull. Si tratta di frodi tutto sommato elementari: gli sviluppatori lanciano un progetto cripto dalle sembianze promettenti, raccolgono denaro dagli investitori, poi scappano con la cassa e scompaiono nei meandri della rete. La maggior truffa degli ultimi 12 mesi ha coinvolto una cripto-borsa, la turca Thodex, il cui fondatore ha chiuso i depositi dei clienti e si è dileguato con un bottino di 2,6 miliardi. Ancor più rilevante la crescita dei furti di monete virtuali, saliti del 516% a 3,2 miliardi a causa soprattutto della debolezza degli smart contract adoperati da neonati sistemi di finanza decentralizzata (DeFi), rapidamente bucati da hacker. Oltre che nell’azione delle autorità, a parere di Chainalysis, i fenomeni criminali possono trovare argine nella prudenza degli investitori che dovrebbero sottoscrivere offerte cripto e progetti DeFi solo se assevera da audit sui codici che ne attestino genuinità e robustezza. Queste verifiche confliggono tuttavia con gli intenti speculativi di breve termine che paiono animare una quota significativa degli attori nel settore delle criptovalute. A riprova di ciò sembra militare anche la reazione degli investitori alla pubblicazione delle minute della Federal Reserve. La prospettiva di una stretta monetaria più rapida e ampia del previsto ha infatti mandato al tappeto tutto le principali criptovalute. Nel giro di 24 ore bitcoin ha perso quasi l’8%, scivolando a sotto 43 mila dollari (-35% dai massimi di novembre), ethereum l’11%, solana il 15%.

A giudizio di alcuni analisti, il calo repentino è attribuibile alla più ampia partecipazione al mercato dei grandi fondi di Wall Street che, a differenza degli investitori della prima ora, tengono conto delle variabili macroeconomiche e monetarie anche nel prendere posizione sulle cripto. Le recenti vendite paiono dimostrare che ai loro occhi, a torto o a ragione, le criptovalute non rappresentano uno scudo per l’inflazione, contrariamente a quanto alcuni analisti hanno sostenuto alla luce della gran quantità di energia necessaria a estrarre bitcoin e altre valute digitali. Da ultimo tale tesi è stata propugnata da Goldman Sachs che in un report di pochi giorni fa ha ipotizzato per il bitcoin una scalata fino a 100 mila dollari se riuscirà a soppiantare in parte l’oro come riserva di valore. Simile scenario potrà però avverarsi solo se l’offerta limitata della regina delle cripto ne ridurrà infine l’eccessiva volatilità, comprovata dall’andamento di queste settimane. (riproduzione riservata)
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