Caltagirone lascia il patto

GENERALI. COSÌ EVITA IL RISCHIO DI UNA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE ALL’IVASS PER AVER SUPERATO IL 10% DELLA COMPAGNIA. A QUESTO PUNTO L’IMPRENDITORE PRESENTERÀ UNA SUA LISTA PER IL CDA

Andrea Boeris
Francesco Gaetano Caltagirone ha deciso di recedere dal patto di consultazione sulle Generali che era stato sottoscritto lo scorso 10 settembre insieme alla Delfin di Leonardo Del Vecchio e a Crt, arrivato a raccogliere più del 16% delle azioni. Con un nuovo colpo di scena nella contesa per il controllo della prima assicurazione italiana, che vede il fronte contrapposto a Mediobanca, l’imprenditore capitolino ha annunciato l’intenzione di presentare una propria lista e in una lettera indirizzata a Delfin e Crt ha spiegato che ritiene «ormai superata la funzione cui il patto era preordinato», cioè «favorire la consultazione delle parti in vista delle determinazioni da assumere in occasione della prossima assemblea di Generali», che si terrà il 29 aprile. Mentre riguardo alla presentazione della lista che il gruppo Caltagirone si appresta a presentare, «non è ancora assunta univoca determinazione circa la promozione di una lista lunga oppure corta», ovvero una lista di maggioranza, che punti a controllare il consiglio, o di minoranza.

Perché la mossa? Il patto «nato per una stretta collaborazione informativa, nell’ottica di una più profittevole ed efficace gestione della società», come spiega lo stesso Caltagirone rischiava di essere interpretato come un legame ben più stretto, tale da obbligare gli aderenti a richiedere all’Ivass l’autorizzazione necessaria per aver superato il 10% delle azioni. Ora Caltagirone, ma anche gli altri pattisti, potranno muoversi singolarmente senza rischi di stop dall’authority. (riproduzione riservata)
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