Risparmio gestito boom

Da Mediolanum a Banca Generali, da Azimut a Fineco, si impennano gli utili e la raccolta dei gestori quotati a Piazza Affari Per BofA e Goldman Sachs ora sono tra i titoli con il miglior potenziale
di di Elena Dal Maso

Se i mercati vanno bene, i gestori di fondi guadagnano ricche commissioni. Se i mercati soffrono per nuovi lockdown, gli italiani mettono da parte nuovi risparmi cautelari e, visto che i conti correnti costano e i conti deposito non rendono nulla, investono in fondi, magari a volatilità contenuta. In entrambi i casi gli asset manager guadagnano. Basti pensare, scrive Bankitalia, che il risparmio delle famiglie è triplicato nel 2020 rispetto al 2019 a 51,6 miliardi di euro. Per questa ragione il 2020 è stato un anno di forti utili per gli asset manager quotati a Piazza Affari. E gli analisti finanziari hanno cominciato ad alzare i prezzi obiettivo sui titoli del settore, con possibili rialzi fino al 20%.
Un corposo report di BofA spiega per esempio che gli analisti si attendono un total return medio del 9% fra potenziale di rialzo dei titoli e dividendo. In questo caso spicca a livello europeo Azimut con il 24% di total return, composto dal 18% di possibile rialzo dell’azione (target price 21 euro) e 6% di dividend yield. Banca Mediolanum a sua volta mostra un total return del 12% tutto concentrato sul titolo (prezzo obiettivo a 8 euro), perché il gruppo guidato da Massimo Doris ha ancora le mani legate sulla cedola a causa di una Bce restrittiva che al momento invita le banche a non distribuirne (e già l’anno scorso si sono dovute astenere, malgrado gli abbondanti profitti realizzati da alcune). Azimut da questo punto di vista è messa bene: viaggia a un rapporto prezzo/utile 2021 depresso, il valore più basso in Europa secondo BofA (10,1 volte contro 12,7 di Banca Mediolanum e una media del settore di 14,9 volte). In più, non essendo banca, può distribuire gli utili, che nel 2020 non saranno inferiori a 375 milioni.

Questo è un settore «che sta andando meglio delle previsioni», osserva Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper e membro Assiom Forex. «E se gli asset manager riusciranno a collocare bene i nuovi Pir, che godono di benefici fiscali rinforzati, sarà un altro punto a favore dei gestori patrimoniali». Non a caso un sostanzioso report di Goldman Sachs venerdì 15 ha alzato i target price dei maggiori gestori di capitali a Piazza Affari grazie anche alle attese di un recupero dei corsi azionari nei prossimi mesi, complici i vaccini. Partendo dal presupposto che l’indice Eurostoxx 600 crescerà del 5,1% nel 2021, gli esperti ritengono che «il mercato stia sottovalutando l’impatto positivo che l’elevata esposizione di Banca Mediolanum agli investimenti azionari avrà sugli utili del gruppo». Goldman Sachs stima che la banca milanese avesse alla fine del 2020 circa il 50% dei fondi e delle unit-linked investiti in azioni, contro il 38% circa di Azimut e il 32% di FinecoBank. E di conseguenza gli analisti prevedono che la performance degli investimenti da sola guiderà una crescita media annualizzata del patrimonio gestito del 6,9% nel 2021. Nonostante le forti tensioni politiche, andando a osservare i risultati del 2020 delle società gli analisti hanno aggiornato le stime e i prezzi obiettivo. In testa compare quindi Banca Mediolanum, promossa da neutral a buy con un target price che passa da 7,7 a 8,7 euro e un rialzo potenziale del 20%. Gli esperti ritengono che la compressione del rapporto prezzo/utile del titolo, che dal 20 agosto 2020 è sceso di 1,5 volte, implica che il mercato sta sottostimando la potenziale crescita degli utili. Ai prezzi attuali il dividend yield di Banca Mediolanum (soggetto alla normativa Bce) sarebbe del 5,5%. Nel frattempo FinecoBank viene declassata a neutral (ma il target price è alzato da 14,2 a 14,7 euro) perché il titolo per gli esperti viaggia già a multipli elevati, con un rapporto prezzo/utile di 27,6 volte rispetto alle 10 volte di Azimut e alle 13 di Banca Mediolanum e di Banca Generali. Su queste ultime Goldman Sachs alza le stime in media del 5,2% nel triennio 2020-22, portando il prezzo obiettivo di Azimut a 21,1 euro da 20,3 e di Banca Generali a 32,5 da 31 euro. Gli analisti si aspettano, quindi, che la crescita organica dei gruppi «resti solida, con un aumento medio del patrimonio nel periodo 2021-23 del 5,7%» grazie anche alle iniziative di crescita lanciate da ciascuna società, supportate dal continuo aumento della quota di mercato». Questo grazie al fatto che gli asset manager, conclude Goldman Sachs, stanno strappando clienti alle piccole banche locali. (riproduzione riservata)

Azimut alza lo scudo contro le opa ostili

Le masse di Azimut sono cresciute del 101% dal 2014 al 2020, un dato che si confronta, spiega la società presieduta da Pietro Giuliani, con il 97% di Banca Generali, l’86% di FinecoBank e il 37% di Banca Mediolanum. Nello stesso arco di tempo l’utile è salito del 115% per Azimut, del 110% per FinecoBank, del 58% nel caso di Banca Generali, del 26% per Banca Mediolanum, scrive un report di Azimut che ha come fonti Bloomberg e i dati delle rispettive società. A questo si aggiunge il fatto che il dividendo cumulato degli ultimi sette anni è stato pari a 8,5 euro, rispetto a 7,6 euro per Banca Generali, 2,3 euro per Banca Mediolanum e 1,3 euro per FinecoBank. Diversa la situazione per quanto riguarda invece la capitalizzazione di mercato del titolo Azimut, salita solo del 4,5% dal 2014 al 2020, mentre quella di Fineco è cresciuta nel frattempo del 200%, quella di Banca Mediolanum del 38,4%, quella di Banca Generali del 20%. Secondo alcuni osservatori questa sottoperformance del titolo, soprattutto rispetto ai fondamentali, espone la società da 2,64 miliardi di valore di borsa (Fineco per esempio è a quota 8,37 miliardi) agli interessi di qualche predatore. «Se è per questo c’è anche chi fa elucubrazioni su un mio pensionamento», dice lo stesso fondatore del gruppo, prossimo ai 65 anni, «per un possibile via libera per una scalata. Ma io non ho nessuna intenzione di ritirarmi», dice a MF-Milano Finanza. Tra gli interessati c’era stata un paio di anni fa Mediobanca, alla ricerca di una preda nel settore del wealth management. (riproduzione riservata)

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