RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA SABATO

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Con un colpo di reni sul finale, i fondi pensione hanno battuto il Tfr. Un risultato importante perché dimostra che la gestione previdenziale ha superato anche il difficile stress test del 2020. Dopo essere rimasti sempre dietro al Tfr, il rally dei mercati degli ultimi tre mesi dell’anno ha permesso un notevole recupero. Dai dati raccolti da MF-Milano Finanza su un campione che rappresenta la quasi totalità dei fondi negoziali operativi emerge che il 2020 si è chiuso con un rendimento netto del 3,04% a fronte della rivalutazione del Tfr che resta in azienda che ha fatto +1,25% netto sulla base delle stime sull’inflazione di dicembre (il tfr si rivaluta dell’1,5% fisso più il 75% dell’indice di costo della vita elaborato dall’Istat ma non ancora diffuso per l’ultimo mese dell’anno). C’è anche da dire che i fondi pensione scontano la zavorra della tassazione sui rendimenti che pesa di più (20%) rispetto all’aliquota sui risultati del Tfr (17%).
Proprio quando la partita intorno a Cattolica si stava facendo decisamente calda, con l’Ivass in pressing su governance e seconda tranche di aumento di capitale, anche dalle Generali è arrivato un colpo di teatro: il general manager, Frédéric de Courtois, e il chief investment officer, Thimoty Ryan, uomini chiave del group ceo Philippe Donnet, stanno per lasciare il gruppo in un momento cruciale per la compagnia. Quest’anno sarà l’ultimo del piano industriale 2019-2021 che ha promesso una crescita degli utili e del dividendo e bisognerà sistemare la strategia in un contesto stravolto dalla pandemia. Ma soprattutto sarà l’anno che porterà dritto, ad aprile 2022, alla scadenza dell’intero cda, Donnet compreso.
Investimenti nell’economia reale pronti a decollare, raccolta ancora forte, mercati sostenuti dalla politica fiscale. È ottimista Tommaso Corcos, Presidente di Assogestioni e ad di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, sulle prospettive per i mercati e l’industria del risparmio. In questa intervista a ClassCnbc (video sul sito MilanoFinanza.it) anticipa trend e obiettivi per l’anno.
Se i mercati vanno bene, i gestori di fondi guadagnano ricche commissioni. Se i mercati soffrono per nuovi lockdown, gli italiani mettono da parte nuovi risparmi cautelari e, visto che i conti correnti costano e i conti deposito non rendono nulla, investono in fondi, magari a volatilità contenuta. In entrambi i casi gli asset manager guadagnano. Basti pensare, scrive Bankitalia, che il risparmio delle famiglie è triplicato nel 2020 rispetto al 2019 a 51,6 miliardi di euro. Per questa ragione il 2020 è stato un anno di forti utili per gli asset manager quotati a Piazza Affari. E gli analisti finanziari hanno cominciato ad alzare i prezzi obiettivo sui titoli del settore, con possibili rialzi fino al 20%.
AllOro di Alleanza è un prodotto d’investimento assicurativo a premio unico e premi unici aggiuntivi, a vita intera con capitale collegato ad una gestione separata. Anche in questo caso si tratta di un prodotto scarico di rischio, dove la finalità è investire il capitale per il periodo di detenzione raccomandato con basso livello di rischiosità del portafoglio e scarsa correlazione rispetto alle dinamiche dei mercati finanziari. La gestione separata è rappresentata dal Fondo Euro San Giorgio. Il contratto è a vita intera e la sua durata coincide con la vita dell’assicurato.

In dirittura d’arrivo i nuovi requisiti per le polizze assicurative inerenti alla responsabilità professionale per le strutture sanitarie e sociosanitarie e per i professionisti della sanità. Il testo, bloccato al Mise da più di un anno, sarà esaminato dalla Conferenza stato-regioni il prossimo 18 gennaio. Si tratta dello schema di decreto sul «regolamento recante la determinazione dei requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche private e per gli esercenti le professioni sanitarie», che attua una disposizione della cosiddetta «legge Gelli» (legge 24/2017) che, all’articolo 10, comma 6, prevedeva come entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge (quindi entro il 31 agosto 2017), il Mise avrebbe dovuto emanare il provvedimento con i requisiti minimi delle polizze.
Assegni pensionistici «rinforzati» (con l’aggiunta di contributi fino a 20 anni) per i familiari dei medici e dei dentisti periti a causa del Coronavirus. E un aiuto prezioso pure ai «camici bianchi» titolari di convenzione con il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e affetti da immunodepressione che per la pandemia hanno dovuto sospendere la propria attività professionale. Ecco le nuove iniziative assistenziali che l’Enpam (Ente di previdenza dei medici e dei dentisti) potrà avviare, poiché le misure, varate dal Consiglio d’amministrazione nell’aprile dell’anno passato, hanno ricevuto l’approvazione dei ministeri controllanti (Lavoro ed Economia).
Riscossione sprint negli appalti pubblici. Infatti, la nuova diffida accertativa (riformata l’anno scorso proprio al fine di rendere più celere la soddisfazione dei crediti di lavoro da parte dei lavoratori) può essere adottata anche nei confronti della pubblica amministrazione, quando è committente di appalto se l’appaltatore non ha regolarmente pagato i lavoratori. A precisarlo, è l’ispettorato nazionale del lavoro nella nota n. 6/2021, aggirando i divieti posti dalle norme sulla responsabilità solidale (art. 29, dlgs n. 273/2003).
La nuova diffida. La legge n. 122/2020, si ricorda, dal 15 settembre, ha riformato la «diffida accertativa per crediti patrimoniali» con due principali novità: estensione dei destinatari (ora si applica anche ai soggetti che utilizzano le prestazioni di lavoro, da ritenere solidalmente responsabili dei crediti accertati; per cui, negli appalti e nella somministrazione di lavoro, la diffida è notifica sia al datore di lavoro diretto sia al responsabile in solido, cioè al committente, cui il lavoratore può rivolgersi indifferentemente); eliminazione della necessità del decreto del direttore Itl per dare efficacia di titolo esecutivo: trascorsi 30 giorni, la diffida l’acquista automaticamente.
  • Rinnovata la polizza assicurativa anti-Covid
La Lapet si conferma vicina agli associati. Il consiglio direttivo, infatti, ha rinnovato anche per il 2021 la polizza assicurativa anti-Covid, offerta gratuitamente agli associati fin dal 13 marzo scorso. La polizza prevede un’indennità per il ricovero, un’indennità da convalescenza ed una assistenza post ricovero. L’indennità di ricovero ammonta a cento euro per ogni giorno di ricovero superiore al settimo causato da infezione da Covid 19 per un massimo di ulteriori dieci giorni. L’indennità da convalescenza ammonta a tremila euro e viene corrisposta alla dimissione da un istituto di cura a seguito di ricovero in terapia intensiva causato da infezione da covid 19. Infine l’assistenza post ricovero garantisce l’invio di un medico generico, il trasporto in autoambulanza, il trasporto dal pronto soccorso al domicilio, il trasferimento e rientro dall’istituto di cura specialistico e l’invio di una collaboratrice familiare oltre a un pet sitter. Oltre alla polizza anti-Covid sono confermate anche le ordinarie coperture assicurative che l’associazione garantisce ai propri iscritti. Si tratta, in primo luogo, della convenzione sanitaria my rete, grazie alla quale gli iscritti possono accedere a prestazioni sanitarie a tariffe scontate, mediamente pari al 30% per ogni singola prestazione erogata. Dei vantaggi accordati dalla convenzione possono beneficiare, non soltanto l’iscritto Lapet, ma anche i componenti del suo nucleo familiare e/o i dipendenti di studio, fino ad un massimo di sei persone. Confermata anche la copertura assicurativa per la responsabilità professionale, offerta gratuitamente a ogni iscritto in regola con il pagamento della quota associativa. A tal fine la Lapet ha sottoscritto, tramite il broker Marsh spa, una polizza con la compagnia AIG, primaria compagnia assicurativa a livello mondiale.

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  • La scure dell’Ivass sulla Cattolica E anche Generali ora è in allerta
La quantità e la profondità dei rilievi mossi da Ivass a Cattolica sono talmente vasti che la Consob ha chiesto alla compagnia di dare maggiori dettagli al mercato. Un problema, in prospettiva, anche per Generali, che di Cattolica ha appena comprato poco meno del 25%. Domani Cattolica terrà un consiglio straordinario per cominciare la disamina dei punti sollevati dall’autorità di controllo e approntare una strategia. I rimedi chiesti infatti dovranno essere presi a tambur battente e, relativamente ad alcuni aspetti, Ivass ha dettato anche la tempistica. Sotto i riflettori di Ivass sono finite operazioni specifiche, tra cui la joint venture con Banco Bpm (proprio di recente le parti hanno ripreso a parlarsi, con l’obiettivo di scongiurare, entro la fine del mese, l’arbitrato). Altri rilievi sono stati fatti agli investimenti in H-Farm e nel Fondo Cà Tron HCampus, così come è stato sottolineato lo «scarso monitoraggio e indirizzo sulle controllate Cattolica Beni Immobili e Cattolica Agricola »; sotto accusa anche il funzionamento dei Comitati. Ivass ha prescritto inoltre la vendita sul mercato entro il 2021 delle azioni rivenienti dal recesso, un pacchetto pagato 112 milioni (che vale circa 10 punti di Solvency, l’indicatore di solidità patrimoniale) e su cui ora c’è una minusvalenza teorica di oltre 20 milioni, così come ha chiesto che venga realizzata in tempi stretti la seconda rata di aumento di capitale (da 200 milioni). In proposito Goldman Sachs, Imi e Mediobanca avrebbero già espresso una disponibilità di massima a formare il consorzio. Scontato l’intervento proquota di Generali, dopo i 300 milioni di aumento di capitale riservato. Ma ora per il Leone di Trieste si prospetta un altro grattacapo: la lista di maggioranza per il rinnovo del consiglio. Il cda uscente ha la facoltà di farlo, però dopo i durissimi rilievi dell’Ivass si trova in una posizione difficile; se la presentasse Generali, sarebbe dimostrato nei fatti il controllo sulla compagnia (cosa che ha sempre smentito) e che la condurrebbe dritta all’opa, con grande probabilità, nonché a far scattare la clausola di cambio di controllo, invocata per esempio da Banco Bpm.

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  • «Cattolica? Con Generali un gruppo più forte. All’assemblea lascerò»
«La prossima assemblea sarà la mia ultima da presidente», dice Paolo Bedoni. Di Cattolica è presidente da 15 anni e consigliere della compagnia assicurativa dal 1999. Era inevitabile, dopo i rilevi Ivass? «Era nei fatti, finendo la Cattolica coop dopo 125 anni il consiglio sarà nuovo. Va a completarsi un percorso di apertura al mercato iniziato nel 2000 con la quotazione. Consegnare alla spa un’impresa solida è stato ed è il nostro principale obiettivo. L’assemblea sarà fissata dal consiglio dopo il 1 aprile, ma partiremo da subito come da indicazione di Ivass con i lavori di preparazione per la nuova lista. Domenica ci sarà un consiglio urgente. Sarà nominato un head hunter per valutare i candidati per il nuovo consiglio che, da statuto della spa, sarà tra 13 e 15 membri». «Sono rilievi che si riferiscono a una situazione pregressa. Faremo valere i miglioramenti che ci sono stati. In sintonia con l’Ivass presenteremo un piano di rimedi, proposto dal consiglio sotto la responsabilità del ceo Carlo Ferraresi, un nuovo cda all’altezza della spa, venderemo le azioni proprie. Ma è interesse della società farlo: non usciamo da un fallimento, avendo un solvency ratio vicino al 200% dopo l’aumento di capitale, un risultato operativo nella fascia alta delle attese. La situazione si è complicata per via dei soci che hanno receduto ma non possiamo imporre niente alla gente». Lei è stato il padre-padrone della compagnia? «No, penso di essere stato un presidente che ha cercato il massimo della collegialità. Solo nel 2020 abbiamo fatto 37 riunioni del consiglio. Ci sono i verbali. Ma ho anche fatto mille riunioni sul territorio per lavorare alla buona riuscita delle assemblee. Il consenso mica posso inventarmelo. Che fossi un presidente presente, è vero. Ma era legato alla coop. Le ricordo che abbiamo sempre distribuito dividendi ai soci. Da lì a dire che ho condizionato le decisioni del consiglio, mi pare troppo. Non siamo come le banche cooperative non quotate. Abbiamo comitati governance, parti correlate, remunerazioni, rischi. Prima non c’erano. Io non siedo in tutti». Con Generali al 24,4% e le sinergie industriali forti tra le due compagnie come gli investimenti affidati a Trieste, cosa resta di Cattolica? «Le sinergie le faremo con una delle prime compagnie in Europa, che vuole rispettare la tua identità, tenere la rete di agenzie che è il valore dell’azienda, farci operare nel nostro business danni, agroalimentare e terzo settore. I problemi a Cattolica li ha creati quella volontà di espanderci a prescindere snaturando la società, come la bancassicurazione. Con l’operazione Banco Bpm abbiamo innestato nella compagnia un boccone troppo grande. Non ha dato i risultati sperati, anche perché era fondata su basi e prospettive che poi si sono rivelate infondate e comunque non più aderenti alla realtà nel frattempo cambiata».

  • Cda per Cattolica: il nodo aumento spinge trattativa con Banco Bpm

  • Operativo il “virtual hospital” di Reale