RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 14/01/2021

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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Grandi manovre al vertice del gruppo assicurativo Generali, dove l’amministratore delegato Philippe Donnet starebbe preparando una riorganizzazione che dovrebbe portare in primis all’uscita di due manager a diretto riporto del ceo come il direttore generale Fréderic de Courtois e il chief operating officer, Tim Ryan. Il passo indietro dei due top manager non è ancora ufficiale e la società non commenta le indiscrezioni, ma nelle ultime settimane sarebbe maturata la convinzione che serva una riorganizzazione che possa contribuire ad accelerare la crescita della compagnia. Generali si trova nell’ultimo anno del piano industriale 2019-2021, aggiornato a novembre, che ha confermato gli obiettivi del gruppo nonostante l’impatto del Covid. Inevitabile, in ogni caso, che la prossima ristrutturazione al vertice fornisca il pretesto per letture più dietrologiche, che vedono nei movimenti le frizioni all’interno dell’azionariato.
Il tema del consolidamento bancario e del risparmio degli italiani è al centro di un documento firmato dai tre partiti di opposizione, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, che reca la firma di circa 80 parlamentari, a partire da Giorgia Meloni, Giulio Centemero e Sestino Giacomoni. Il documento ricorda che Mediobanca, terzo gruppo bancario italiano per capitalizzazione, è «già oggi controllata per il 14% da investitori istituzionali di origine francese e rappresenta una preda ambita, perché dà accesso al controllo di Generali, e perché, rispetto alla quotazione massima del 10 novembre 2019, anche a causa dell’emergenza Covid-19, vale oggi poco più della metà». Per l’intero sistema assicurativo e finanziario italiano l’indipendenza e la presenza in Italia «di un soggetto di primo piano a livello internazionale come Generali, prima compagnia assicurativa italiana e terza in Europa, con 500 miliardi di euro di attività investite di cui circa 60 miliardi in titoli del tesoro italiani, appare fondamentale», riporta la mozione. Secondo cui «la grande finanza francese ha già detto di essere interessata al patrimonio economico italiano e l’Italia non ha risposto adeguatamente in difesa degli interessi nazionali».

Sono entrati in vigore il primo gennaio i nuovi requisiti per la pensione di vecchiaia previsti dalla riforma della previdenza forense che risale addirittura al 2009 e ha vissuto un lungo periodo transitorio. Per la pensione di vecchiaia all’avvocato servono 70 anni di età e almeno 35 anni di contribuzione utile, invece dei 69 e 34 precedenti. L’aliquota per il calcolo contributo soggettivo sale dal 14,5 al 15% (per i pensionati dal 7,25 al 7,50). Per la pensione di anzianità, invece, restano fermi i requisiti scattati nel 2020: 62 anni di età e almeno 40 di iscrizione e contribuzione alla Cassa. Immutata pure la pensione anticipata a 35 anni, senza penalizzazione con 40 anni di contributi; se invece i versamenti risultano inferiori, scatta la penalizzazione definitiva in ragione del 5% per ogni anno mancante rispetto ai 40.
  • Chiude Calisio, il salottino che non è mai riuscito a decollare
È segnata dalla garbata polemica del presidente uscente Romain Zaleski la fine di Calisio, «salottino buono» nato nel 1999, che ha raggruppato partecipazioni importanti in Ubi Banca e Cattolica di Assicurazioni e di cui sono azionisti lo stesso finanziere franco-polacco con l’11,7%, la moglie Helene de Prittwitz (16%), Finanziaria di Valle Camonica, l’Istituto Atesino di Sviluppo, braccio finanziario della Curia trentina e, fra gli altri, la Omniaholding di Roberto Colaninno e i gruppi industriali Camozzi, Erogasmet e Tosoni. Zaleski, che aveva assunto la presidenza nel 2016, ha guidato a Trento un’assemblea straordinaria alla quale erano presenti soci per il 99,16% del capitale. Il bilancio 2019 si è chiuso in perdita per 622 mila euro dopo i 3,5 milioni di passivo dell’esercizio precedente mentre a fronte di un patrimonio netto di 6,7 milioni i debiti verso banche sono pari a 2 milioni: nel rendiconto figurava l’impegno, pari a 6,6 milioni per una fidejussione rilasciata a favore di alcune banche, «pur tenendo conto che la società – spiegava la nota integrativa – non ritiene vi siano i presupposti per la sua esistenza».

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  • Generali, il piano Donnet per il riassetto al vertice
Philippe Donnet, group ceo di Generali, sta preparando una riorganizzazione del vertice del gruppo assicurativo. L’indiscrezione è stata diffusa da «Bloomberg» e Trieste non commenta sul tema. Sempre secondo Bloomberg la riorganizzazione potrebbe anche riguardare il numero due della compagnia, il general manager Frédéric de Courtois, e il cio Timoty Ryan. Donnet potrebbe presentare la proposta al consiglio entro le prossime settimane. Obiettivo del group ceo sarebbe accelerare sui punti cardini del piano al 2021 anche in relazione alla situazione economica italiana e globale, che la pandemia rende particolarmente complessa. Non si tratterebbe di cambiare target e linee guida del business plan, aggiornati di recente e presentati al mercato nell’investor day del 18 novembre bensì, di fronte a uno scenario che si è reso ancora più difficile, di assicurare il raggiungimento degli obiettivi nell’ultimo anno di piano. Il programma del ceo prevede un focus sul settore assicurativo e sui mercati europei, una forte digitalizzazione del gruppo e il rafforzamento nell’asset management. L’indiscrezione di «Bloomberg» arriva anche dopo che in Francia si sono diffuse voci di una possibile uscita di De Courtois, nominato general manager nel luglio 2018, in seguito a proposte di mercato per una posizione di numero uno in un gruppo a internazionale. E rumor su offerte sono circolati anche a proposito di Ryan, che si è dedicato in Generali alla strategia multi-boutique per crescere nella gestione di risparmi.

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  • Le crepe nella prima linea delle Generali
Prove Generali di un cambio di squadra per tornare a ruggire in attesa della scadenza del mandato di Philippe Donnet, atteso nel 2022.Il direttore generale Frèdèric de Courtois e il direttore degli investimenti Timothy Ryan, avrebbero già un contratto in mano per una nuova avventura manageriale. Nel settembre 2016 De Courtois era stato chiamato ai vertici delle Generali come braccio destro di Donnet e si era lasciato alle spalle una lunga carriera in Axa, dove era entrato nel 1997. Stesso discorso per Ryan, chiamato a inizio 2017, e che aveva conosciuto e lavorato con i due manager francesi nella sua precedente vita in Axa, da dove nel 2007 era passato ad AllianceBernstein. Del resto da mesi tra alcuni soci di Generali si avverte qualche malcontento sull’attuale gestione, e se Donnet non dovesse essere confermato per il triennio 2022-2024 tutta la squadra potrebbe essere rimessa in discussione. L’uscita dei due manager, anticipata da Bloomberg non viene commentata da Generali. Ma qualcuno è pronto a scommettere che il cambiamento sarà imminente e che Donnet stia già sondando i futuri candidati.
  • Genovese, non solo droga e violenze inchiesta sull’origine della sua ricchezza
Non solo la droga, il sequestro di persona e lo stupro di una diciottenne durante una festa alla “Terrazza sentimento”, e le altre cinque denunce arrivate da altrettante presunte vittime di violenza. Alberto Genovese, il mago delle start-up fondatore di Facile. it (che ha lasciato nel 2014 con un exit da 100 milioni) è iscritto nel registro degli indagati anche per fittizia intestazione di beni. L’imprenditore, in carcere da più di tre mesi, conserva tuttora quote societarie a volte di maggioranza (come in Prima.it, da lui fondata e dove ha lasciato ogni carica), a volte di minoranza, oltre a cariche da consigliere nelle varie governance. Ruoli in parte ridotti proprio nei mesi precedenti all’arresto. Una galassia di aziende — dall’intermediazione nelle polizze assicurative alla vendita online di auto, dal portale degli affitti a quello per il reclutamento di hostess, da una società attiva nel turismo a un’altra che si occupa di concerti — spesso di proprietà di amici o vecchi compagni di università di Genovese, anche partecipate da società off-shore. Così accade per esempio per Prima.it, dove Genovese è titolare del 58% delle quote attraverso la Alberto Genovese Technologics, a sua volta controllata da entità svizzere e lussemburghesi, mentre un altro 30% del capitale della società assicurativa porta in Regno Unito, Svizzera e Lussemburgo. In questo contesto va analizzata anche la “Segnalazione di operazione sospetta” confluita in un’informativa del Nucleo di polizia economico tributaria della Gdf di Milano, agli atti dell’inchiesta sulla Lombardia Film Commission, dove si segnala un trasferimento di diciotto milioni verso società a Cipro e alle isole Cayman. Il sospetto degli inquirenti, che sono solo all’inizio degli accertamenti, è che l’imprenditore possa aver usato dei prestanome per celare la reale proprietà delle società, che potrebbero essere a lui riconducibili. Ipotesi che sta approfondendo la finanza dopo aver ricevuto dalla squadra mobile, diretta da Marco Calì, un’enorme mole di documentazione sequestrata nei pc e nei telefoni. Con l’Agenzia delle Entrate si lavora per verificare se i redditi denunciati negli anni da Genovese siano compatibili con il suo altissimo tenore di vita. E con le spese faranoiche a cui era abituato, come i party da 150mila euro a serata.

  • Licenziamenti, ammortizzatori, Quota 100: lavoro e pensioni tra i fronti più caldi a rischio
Dal blocco dei licenziamenti alle politiche attive, dalla riforma degli ammortizzatori sociali al capitolo pensioni, con la mina “Quota 100” in scadenza a fine anno. Dai concorsi per le assunzioni nella scuola fino ai 105 tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo economico che coinvolgono circa 120mila lavoratori. Sono numerosi i dossier ancora aperti dell’Esecutivo Conte II messi a rischio dalla crisi di governo che potrebbe produrre ritardi e slittamenti. A partire dalla scadenza del blocco dei licenziamenti fissata per il prossimo 31 marzo: il governo ha stimato circa 250mila posti a rischio, ma un’eventuale nuova proroga del blocco iniziato lo scorso 17 marzo si scontra con rilievi di natura costituzionale. Per arginarne l’impatto sulla disoccupazione il governo ha puntato sulla riforma degli ammortizzatori sociali e sul decollo delle politiche attive del lavoro. Per domani è programmato un incontro al ministero del Lavoro con le parti sociali. È ancora da costruire tutto l’impianto delle nuove politiche del lavoro, denominate Gol – garanzia di occupablità dei lavoratori – che parte con una dote di 233 milioni per l’offerta di servizi mirati destinati ai disoccupati percettori di Naspi, ai lavoratori in cassa integrazione in transizione e ai beneficiari di altri strumenti di sostegno al reddito. Serve, anzitutto, un decreto del ministero Lavoro, di concerto con il ministero dell’Economia, preceduto da un’intesa con la Conferenza delle Regioni, da varare entro il 1° marzo.
  • Cimbri: «Bper-Banco? Prima gli attivi Ubi»
  • Nord Stream 2, rischia sanzioni anche Zurich
  • Generali, Donnet riorganizza Il dossier Cattolica in procura
Philippe Donnet, ceo di Generali, sta lavorando a una riorganizzazione del gruppo con particolare riferimento alle prime linee del management. Il tutto con l’obiettivo di rendere più efficaci le strategie, di recente aggiornate, a uno scenario mutato dal Covid. In particolare, potrebbero presto compiere un passo indietro, il general manager Frederic De Courtois e il cio Timothy Ryan. De Courtois, giusto un mese fa, era stato indicato tra i possibili candidati al vertice della compagnia transalpina Scor e lo stesso Ryan avrebbe ricevuto altre offerte da gruppi finanziari. Donnet, dunque, si appresta a rimescolare le carte e lo fa mentre Generali Italia si trova a dover gestire il delicato dossier Cattolica.