Ivass, Cattolica corre ai ripari

di Anna Messia
Cattolica Assicurazioni, hanno fatto sapere da Verona, lavora alacremente al piano di rimedi dopo le pesanti osservazioni dell’Ivass ,ma il titolo ieri ha continuato a perdere terreno dopo i cali dei giorni precedenti chiudendo in flessione del 2,23% a 4,12 euro. Solo lo scorso ottobre Generali aveva sottoscritto l’aumento di capitale da 300 milioni per risollevare il Solvency II di Cattolica, a un prezzo per azione di 5,55 euro divenendone azionista con il 24,4%. Una perdita teorica di oltre il 25% anche se per Generali l’investimento non è certo finanziario visto che all’operazione sono legate sinergie industriali (dalla salute alla riassicurazione) e il Leone ha tre membri in cda. A pesare sono le incertezze dopo che l’Ivass ha fatto profondi rilievi e chiesto a Cattolica un ricambio netto della governance e rimedi sulla gestione, oltre che l’accelerazione sulla chiusura della seconda tranche di aumento di capitale da 200 milioni.

Il cda che si è riunito in via straordinaria domenica 17 per esaminare i rilievi segnalati dall’Ivass ha «dato avvio ai lavori di redazione del piano di rimedi richiesto dall’autorità, che sarà predisposto con tempestività e sotto la responsabilità dell’amministratore delegato, Carlo Ferraresi», hanno fatto sapere da Cattolica. Il numero uno della compagnia, in una lettera ai dipendenti, ha poi ricordato che nonostante la pandemia la compagnia chiuderà il 2020 con un utile operativo nella parte alta della forchetta 350-370 milioni, mai raggiunto prima e un Solvency II di circa il 200%. L’intenzione quindi è accelerare verso i cambiamenti chiesti dall’Ivass e giovedì è in programma un nuovo cda ordinario. Domenica è rimasto deluso chi immagina una dimissione a catena di consiglieri tale addirittura (ne servirebbero 5 su 15) da far cadere il consiglio. L’unico membro che lo scorso giovedì ha deciso di fare un passo indietro è stato l’avvocato Luigi Castelletti che secondo quanto risulta a MF-MilanoFinanza avrebbe chiesto al presidente Paolo Bedoni, la cui gestione è stata oggetto di diversi rilievi Ivass, di rimettere ai voti del consiglio il suo mandato. Ma nessun altro consigliere ha approvato la linea di Castelletti che a qual punto ha evidentemente deciso di sfilarsi. Domenica scorsa lo stesso Bedoni ha intanto messo a disposizione la propria partecipazione come presidente del comitato nomine, di cui il cda ha preso atto, insieme a quella comunicata dal vicepresidente vicario dello stesso Comitato, Aldo Poli. Una scelta dettata dalla necessità di dare un segnale di cambiamento in vista della trasformazione di Cattolica in spa, che sarà operativa dal prossimo primo aprile, con il cda che dovrà proporre la sua lista per il rinnovo del consiglio. Ma la preoccupazione maggiore del mercato riguarda probabilmente le operazioni finanziarie che Cattolica dovrà realizzare nei prossimi mesi per allinearsi alle richieste Ivass. Dalla vendita delle azioni proprie rivenienti dai titoli oggetto dei diritto di recesso per la trasformazione in spa (che oggi hanno una minusvalenza potenziali superiore a 25 milioni) al secondo aumento di capitale di 200 milioni, di cui Generali, per evitare il lancio dell’Opa, potrà sottoscrivere solo 50 milioni pro quota. Consob non ha ancora approvato il prospetto e la partita si incrocia con un’altra vicenda non meno intricata: lo scontro legale con il Banco Bpm per le joint venture bancassicurative. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna è pronto a rilevare le quota di Cattolica con un esborso di 355,77 milioni rispetto ai 755,45 milioni pagati solo due anni fa da Verona che da parte sue minaccia una richiesta di danni monstre di 500 milioni. Una partita su cui, come anticipato da MF-MilanoFinanza lo 13 gennaio, si sta tentando di cercare la quadra. Ma la trattativa è in salita e l’incertezza danneggia il titolo e tiene ancora appeso il via libera Consob, mentre la ripresa dello spread sui Btp porta nuove incognite. (riproduzione riservata)

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