Il fintech è vaccinato

di Antonella Ladisi

Finecobank, tra le più importanti banche fintech in Europa, ha conseguito lo scorso dicembre una performance da record con una raccolta netta di 1,6 miliardi di euro rispetto ai 720 milioni di un anno prima. Nei primi sette mesi del 2020, Satispay, unica realtà italiana tra le 250 big mondiali del fintech, ha registrato 13,2 milioni di transazioni con una crescita del 51,7% rispetto allo stesso periodo del 2019 e per un controvalore complessivo di 254,3 milioni di euro (+47,4%). Costante e solido il percorso di crescita di Credimi, leader europeo del digital lending per le imprese, che nei primi nove mesi del 2020 ha erogato in Europa 450 milioni, sui massimi e con una crescita del 39% rispetto all’anno precedente, e portando il totale erogato dalla nascita dell’azienda a 1,2 miliardi. Tra le principali operazioni dello scorso anno in casa Enel X è stata lanciata a ottobre, grazie alla partnership con Mastercard, Enel X Pay, il conto online che consente di effettuare, direttamente attraverso l’app per smartphone, pagamenti e trasferimenti in tempo reale e in sicurezza, e di tenere sotto controllo tutti i movimenti. Inoltre una recente indagine condotta da BofA ha rivelato che la capitalizzazione di mercato di Adyen, la più grande piattaforma di pagamento europea, ha eclissato quella della più grande banca di qualsiasi Paese dell’Ue nel 2020. Infatti la società di pagamento olandese ha raggiunto una capitalizzazione pari a 57 miliardi a fronte dei 49 miliardi di Bnp Paribas e dei 37 miliardi di Intesa Sanpaolo. Ayden insieme con Paypal e Square nell’anno da poco concluso hanno raggiunto un valore di mercato pari a 376 miliardi di dollari, battendo i 341 miliardi dell’indice azionario delle 600 principali capitalizzazioni di mercato europee (rappresentato dall’indice Stoxx 600).
La pandemia non ha fatto altro che mettere il turbo al fintech, ovvero l’offerta di servizi finanziari tramite la tecnologia, principalmente per il maggiore utilizzo del canale online. Il numero di società in Italia operanti nel settore è in costante crescita: nel 2011 se ne contavano appena 11, nel 2015 199, mentre nel 2020, secondo l’ultimo censimento EY, il dato risulta pari a 345. La maggior parte di esse (169) concentrata in Lombardia. Inoltre delle 345 startup censite il 74% sono fintech, mentre il 26% si colloca tra le cosiddette techfin, cioè imprese che offrono soluzioni tecnologiche al servizio dell’industria finanziaria. 

Questi numeri spiegano il motivo per cui anche nell’industria del risparmio gestito stanno proliferando i fondi che investono in questa direzione. Settore sempre più appetibile nonostante l’elevata rischiosità dato che si tratta di comparti esposti alle azioni. Come mostra la tabella in pagina elaborata da Fida, nel 2020 le performance sono state di rilievo, anche se per ora i comparti specializzati sulle azioni di società fintech sono ancora pochi. Il risultato più eclatante, pari al 42%, è stato quello del fondo Wellington Fintech (con masse pari a quasi 650 milioni di dollari) della statunitense Wellington. Da notare che il suo indice di riferimento, l’azionario globale Msci Ac World Net, ha registrato nel periodo una performance inferiore e pari al 26,6%. In base al portafoglio a fine 2020 gli investimenti del comparto di Wellington sono concentrati negli Stati Uniti con 74,5%. A seguire l’Europa con il 16,2% e i mercati emergenti con l’8,2%.
Al secondo posto della classifica si colloca il fondo Bgf Fintech Fund Hedged della più grande società di investimento al mondo, BlackRock. Anche qui rendimento a doppia cifra pari a oltre il 38%. «Grazie all’incredibile accelerazione del fintech siamo cresciuti di oltre il 40% soltanto nel primo semestre del 2020», commenta il portfolio manager del fondo, Vasco Moreno, spiegando come le misure di contenimento della pandemia non hanno fatto altro che consolidare servizi come quello del digital banking. «Si tratta di sviluppi che hanno messo in evidenza trend di medio e lungo periodo fortemente votati alla tecnologia come il fintech», precisa il manager. E per il futuro ? «L’aspettativa è che il trend della digitalizzazione rimarrà forte e si consoliderà nel 2021», conclude Moreno.
A chiudere il podio è Axa Wf Framlington Fintech di Axa Funds Management che ha segnato il +46,9% dal lancio a dicembre 2018 (il benchmark è l’indice delle borse globali Msci Ac World Total Return Net che ha invece raggiunto il risultato del 36,9%). Nelle prime dieci posizioni per peso (su un totale di 45) figurano alcuni giganti su scala mondiale come Fidelity National Information Service, Visa, Paypal e American Express. Per il gestore del fondo Vincent Vinatier «le prospettive di crescita strutturale del comparto rimangono interessanti in quanto trainate dalla crescita a lungo termine dell’e-commerce, dalla maggiore penetrazione del mobile e del digitale non solo nei mercati emergenti ma anche in quelli sviluppati, oltre che da nuove applicazioni e modelli di business dirompenti». Premesse queste che fanno ritenere improbabile un ritorno ai modelli di utilizzo precedenti. Il gestore ha poi fatto luce su una peculiarità del fintech, ovvero la sua caratteristica difensiva. Le aziende che in passato avevano investito nelle competenze digitali in senso lato si sono rivelate molto più resistenti durante i lockdown imposti dal Covid-19. Qualche esempio: la possibilità per una banca di continuare a negoziare e firmare mutui a distanza oppure la possibilità per un piccolo negozio di accettare tutti i tipi di pagamenti digitali è stato un toccasana per le aziende in questione.
Si colloca invece al quarto posto uno dei pochi fondi che ha un rendimento a tre anni (47,1%): Jupiter Financial Innovation. Ha reso nel 2020 il 24,04%. Infine quinto si posiziona Robeco Global Fintech Innovation Equities. Dal suo lancio avvenuto tre anni fa ha offerto una performance del 56,6% investendo, come per gli altri fondi analizzati, per lo più negli Usa (68%). Proprio a proposito degli Stati Uniti, il portfolio manager Patrick Lemmens ricorda che «l’e-commerce, per citare un esempio che è la migliore illustrazione di questo mondo digitalizzato, come percentuale delle vendite al dettaglio è balzata dal 16 al 21% nel giro di soli tre mesi, quelli del più severo lockdown della primavera 2020», spiegando che «questa accelerazione crea enormi opportunità e ci aspettiamo che alcuni mercati emergenti, soprattutto in Asia, recupereranno molto prima e faranno un balzo in avanti guadagnando mesi di anticipo rispetto ai mercati sviluppati». 
Quello dell’e-commerce comunque resta uno dei pilastri chiave nella strategia del fondo: «Le aziende di questo comparto hanno visto un’accelerazione della crescita di tre-quattro anni nel corso di pochi mesi, e questi sono dati che fanno ben sperare», conclude Lemmens. (riproduzione riservata)

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