E-commerce, 90 miliardi rischiano di andare in fumo

Pagina a cura di Roxy Tomasicchio
Vendite e fatturati delle imprese, soprattutto le piccole, sono a rischio. Il danno, che in Europa, ammonta a circa 90 miliardi di euro, sembra ancor più pesante visto che arriva dopo la crescita a doppia cifra dell’e-commerce, in Italia e non solo, per effetto del primo lockdown. E in tal caso si può arrivare a perdite per 127 miliardi di euro. A minacciare le casse delle aziende è l’entrata in vigore della cosiddetta Strong customer authentication (Sca), prevista dalla direttiva europea sui servizi di pagamento (Psd2) che, tuttavia, nei primi tre mesi dell’anno appena cominciato, vedrà una applicazione più soft, per soglie di spesa (si veda il servizio nella pagina seguente).

Di cosa si tratta? Dal 31 dicembre scorso, secondo quanto stabilito dall’Autorità bancaria europea (Abe), gli acquisti effettuati on-line dovranno superare una sorta di «autenticazione a due fattori» che consiste, cioè, nella verifica di almeno due elementi differenti che attestino l’identità del consumatore che fa shopping sul web con carte di credito, o la validità dello strumento stesso di pagamento. Si tratta, per esempio, di informazioni quali l’impronta digitale o una password temporanea usa e getta (cosiddette Otp). Ma le aziende non sono ancora pronte: non potendo garantire che la transazione sia conforme alla direttiva, possono scoprire che le banche rifiuteranno i pagamenti dei clienti. Le banche stesse in alcuni casi non sono preparate a sufficienza per permettere alle carte emesse di supportare il protocollo.

L’applicazione nei primi tre mesi avverrà quindi per gradi: non saranno consentite transazioni prive di Sca eccedenti i 1.000 euro a gennaio; oltre i 500 euro a febbraio e oltre i 100 euro a marzo. Nonostante ciò, il trovarsi impreparati costa. Errori di sistema, tempistica della transazione più lunga e abbandono dell’acquisto da parte del cliente: sono le cause principali che potrebbero veder sfumare gli acquisti. Lo rileva il report «Sca Economic Impact Assessment», realizzato dalla società di consulenza internazionale Cmspi, specializzata nei servizi di pagamento, che stima le vendite in pericolo a seguito di transazioni che richiedono l’autenticazione a due fattori. Per esempio, in Italia sono a rischio 15,6 miliardi di euro; in Francia si sale a 16,1 miliardi. A seguire Germania (10,2 miliardi), Spagna (13,3 miliardi), Belgio (448 milioni), Olanda (5,7 miliardi), Polonia (1,9 miliardi), Svezia (1,3 miliardi), Danimarca (888 milioni), Finlandia (1,2 miliardi), Islanda (236 milioni) e Norvegia (3,1 milioni). Le perdite complessive stimate in questi Paesi sono pari a 70,4 miliardi, che salgono alla cifra stimata da Cmspi (88,9 miliardi di euro) se aggiungiamo i 18,5 milioni di perdite attese negli altri Paesi europei non oggetto dell’analisi (escluso il Regno Unito). Alla cifra si è giunti sulla base dei volumi relativi al 2019. Ma considerando, appunto, il cambiamento nelle abitudini di acquisto on-line effetto della pandemia, nelle previsioni di vendita per il 2021, l’impatto della Sca sull’e-commerce potrebbe salire a 127 miliardi di euro.

In Italia il sistema di addebito dei pagamenti, il circuito Bancomat, copre circa un quarto del mercato nazionale delle carte di pagamento. «Una quota di mercato così bassa», spiegano da Cmspi, «è riconducibile principalmente alla scelta di indirizzare un minor numero di transazioni sul circuito Bancomat a fronte di un numero maggiore processato dai circuiti internazionali. Le vendite a rischio in percentuale al totale degli acquisti effettuati con carta sono leggermente superiori alla media europea, mentre il valore di quelle a rischio in proporzione al totale degli acquisti effettuati senza carta (es: pagamenti online o da mobile) e a quelli ammissibili al protocollo di sicurezza 3DS (ossia il protocollo di sicurezza a 2 fattori di identificazione, ndr), sono entrambe inferiori alla media europea». Nei due scenari ipotizzati da Cmspi l’ammontare delle somme riconducibili alle vendite a rischio potrebbe oscillare tra gli 12,5 e i 15,6 miliardi di euro, a seconda che si consideri il 100% delle transazioni effettuate utilizzando il 3DS o una percentuale dell’80%.

Stando al report, secondo i test condotti fino a oggi dai venditori, nella maggior parte dei Paesi europei, in caso di utilizzo del protocollo 3DS i tassi di abbandono crescono del 25% rispetto al tradizionale processo d’acquisto dove il cliente compra semplicemente cliccando sul bottone «paga». Inoltre, dai dati in possesso di Cmspi, anche le autenticazioni a buon fine possono richiedere fino a 60 secondi e in alcuni casi una media superiore ai 2 minuti: un rischio significativo per le aziende, a prescindere dalla loro dimensione, anche se è prevedibile che proprio i piccoli commercianti saranno i più colpiti. Questo, principalmente, perché le aziende di piccole dimensioni non hanno la disponibilità delle necessarie risorse It, né la capacità di dedicare risorse significative all’ottimizzazione del processo di pagamento.

«Dal report realizzato da Cmspi emerge una situazione allarmante per tutte le aziende dell’e-commerce», commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio che associa le aziende italiane dell’e-commerce, «e il dato che più preoccupa è che tale situazione rischia di determinare un impatto molto significativo sulle imprese nazionali tenuto conto del fatto che il fatturato e-commerce italiano è la metà di quello francese e un terzo di quello tedesco. Questo determina una asimmetria competitiva tra il sistema digitale italiano e quello francese o tedesco. A subirne maggiormente l’impatto saranno in particolare le piccole e medie imprese che proprio grazie al canale on-line hanno avuto la possibilità di fronteggiare l’emergenza Covid convertendo il loro business in chiave digitale e continuando a operare online anche dopo i mesi di lockdown».

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