Colpo di reni dell’utile Azimut

di Lucio Sironi
Il rush dei mercati sul finire del 2020 e gli effetti della recente normativa che consente alle società di beneficiare di alcuni vantaggi nel conteggio degli avviamenti ha permesso ad Azimut di mettere a segno un exploit inatteso sul fronte dei profitti, spingendosi ben oltre la guidance di 300 milioni dichiarata fino a poche settimane fa. Ieri la società di risparmio gestito ha rilasciato una previsione per i risultati 2020 compresi tra 375 e 415 milioni, superando il record del 2019 che era stato di 370 milioni. «La parte alta della forchetta», spiega al riguardo una nota della società, «potrebbe beneficiare di effetti di bilancio connessi all’approvazione della legge 178/2020 con riferimento al riallineamento fiscale dell’avviamento della capogruppo italiana». Soddisfatto ma non privo di toni critici il commento del fondatore Pietro Giuliani, che ribadisce la validità del modello che unisce gestione e distribuzione su scala ormai mondiale, dal momento che uno degli sforzi principali del gruppo è da anni quello di esportare la formula in tutti i continenti. Nello stesso tempo però il presidente lamenta il fatto che la borsa (dove ieri il titolo Azimut è salito del 2,4% a 18,26 euro) continui a non riconoscere l’unicità della sua proposta nell’industria del risparmio gestito e non attribuisca alla società un valore corrispondente alla redditività: «Azimut continua a macinare più utili dei concorrenti, ma i suoi multipli di borsa sono nettamente più bassi», dice. «Ci viene contestata la qualità degli utili senza cogliere che questi si spiegano con la precisa strategia che abbiamo elaborato e messo in atto, fatta di espansione su altri mercati (28% del patrimonio, 35% includendo la recente acquisizione di Sanctuary Wealth negli Usa, con un contributo all’ebitda tra 53 e 58 milioni, ndr) e di ricerca di prodotti alternativi da offrire alla clientela, capaci di far rendere di più i loro capitali». Il riferimento è in particolare all’ampia gamma di prodotti che investono in economie emergenti oppure in economia reale, come strumenti di private equity e private credit messi a disposizione dei consulenti finanziari.

Nel 2020 Azimut ha registrato una raccolta netta di 4,5 miliardi e il patrimonio ha toccato un record a 60,4 miliardi (66,8 includendo Sanctuary Wealth), in crescita del 2,3% rispetto a fine 2019. Per quest’anno Giuliani non si è sbilanciato troppo sul tema dividendo (per l’esercizio 2019 è stato di 1 euro), ha indicato all’incirca in 350 milioni il target di utile e confermato gli Stati Uniti come il mercato dove il gruppo ha più probabilità di mettere a segno le prossime acquisizioni, trattandosi di quello più vivace e affidabile per rafforzarsi nel segmento private market. (riproduzione riservata)

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