Il tagliando alla pensione

In attesa che il governo Conte affronti la delicata questione di Quota 100 i fondi complementari hanno chiuso il 2019 con iscritti in crescita, performance sostenute e alcuni nuovi progetti per riposizionare i portafogli nel corso del 2020

di Roberta Castellarin e Paola Valentini

Quota 100 non è stata toccata e scadrà come previsto a fine 2021, ma intanto il governo si prepara alle grandi manovre sulle pensioni e ha convocato per il 27 gennaio le parti sociali per avviare un percorso organico di riforma con l’obiettivo di separare assistenza e previdenza e di rivedere la legge Fornero. Provvedimento che dal 2012 aveva esteso il metodo contributivo anche a chi ne era escluso dalla normativa Dini del 1995 che invece aveva introdotto questo metodo di calcolo al posto del ben più generoso retributivo esentando chi aveva più di 18 anni di contributi al 1° gennaio 1996 (i lavoratori con meno di 18 erano rimasto nel misto).
Proprio per porre rimedio, almeno in parte, al drastico innalzamento previsto dalla riforma Fornero, lo scorso anno il governo Lega-M5S ha introdotto quota 100 in via sperimentale per tre anni, misura che consente di anticipare la pensione con almeno 62 anni e 38 di contributi anziché a 67 anni o 42 anni e 10 mesi previsti dalla legge Fornero. Il nodo è proprio l’età della pensione, con i sindacati che, una volta scaduta quota 100, vorrebbero fissarla a 62 anni, ma in Italia, come ha detto l’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri, abbassare l’età della pensione è un attentato al patto tra generazioni.

In un sistema a ripartizione come quello italiano gli assegni previdenziali sono pagati con i contributi versati da chi è al lavoro. Ridurre l’asticella per il buen retiro, in un momento in cui il mercato del lavoro non è certo brillante, significa aumentare l’onere di cui si fanno carico le nuove generazioni con l’aggravante che l’aumento della speranza di vita renderà ancora più pesante il fardello. La lungimiranza dunque dovrebbe essere la stella polare di qualsiasi progetto di riforma. La stessa lungimiranza che peraltro molti italiani hanno dato prova di avere aderendo alla previdenza complementare anche se, come ha detto sempre Boeri, da 12 mesi non vengono più spedite dall’Inps le buste arancioni che danno ai lavoratori una stima della pensione pubblica attesa.
Nonostante tutto gli iscritti ai fondi pensione continuano ad aumentare, anche se per la copertura completa della platea di potenziali aderenti manca ancora quasi due terzi della strada. In base agli ultimi dati della Covip, a settembre del 2019, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari hanno raggiunto il numero di 9 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è stata di 262 mila unità.
A tale numero di posizioni, che include anche quelle relative a coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti che può essere stimato in 8,190 milioni di individui (rispetto a 22 milioni circa di potenziali interessati).
Nei fondi negoziali si sono registrate 119 mila iscrizioni in più (+4%), portando il totale delle posizioni a fine settembre a 3,121 milioni. La gran parte della crescita netta è spiegata dai dieci fondi con attivi meccanismi di adesione contrattuale. Nelle forme pensionistiche di mercato offerte da intermediari finanziari, i fondi aperti totalizzano 1,520 milioni di posizioni, crescendo di 58 mila unità (+3,9%) rispetto alla fine del 2018. Nei pip nuovi il totale degli iscritti è di 3,360 milioni; l’incremento nel semestre è stato di 85 mila unità (+2,6%). Nei fondi preesistenti le posizioni all’ultima rilevazione disponibile, che risale alla fine di giugno, erano pari a 652 mila. E nel 2019 gli aderenti hanno potuto godere di rendimenti in netto aumento grazie all’andamento brillante dei mercati finanziari, tanto che fondi pensione negoziali, aperti e pip in media hanno battuto la tradizionale asticella cui si confrontano, ovvero la rivalutazione del tfr in azienda. E l’hanno superata agevolmente, anche perché il tfr si apprezza dell’1,5% fisso più il 75% dell’indice di inflazione Istat. Quest’ultimo, per la dinamica molto prudente dei prezzi al consumo, continua a restare resta basso tanto che, secondo l’ultima rilevazione, nel 2019 il tfr ha avuto un rendimento attorno all’1,4% netto. Mentre in base a un’analisi condotta da MF-Milano Finanza sulle performance dei fondi pensione negoziali ed aperti emerge che, lo scorso anno, in media, il rendimento netto dei negoziali (in base ai valori raccolti presso i singoli fondi) ha toccato il 7,2%, mentre quello dei fondi pensione aperti è stato dell’8,2% (in questo ultimo caso i dati sono di Fida), un punto in più perché tradizionalmente questi ultimi sono più esposti sulle azioni, asset class che nel 2019 è andata particolarmente bene. Infatti in generale le migliori linee sono state quelle più esposte alle borse. Tra i negoziali spicca il comparto azionario di Mediafond, che nel 2019 ha toccato il +19,27%, mentre tra gli aperti il primo è UnipolSai Prev. Azionario 4 con il + 19,87%. Ma anche estendendo il periodo di analisi sul più lungo termine il bilancio della previdenza di scorta resta positivo. Sulla base dei dati messi sotto la lente dalla Covip emerge infatti che nel periodo da inizio 2009 a fine dicembre 2018 (dieci anni), il rendimento medio annuo composto è risultato pari al 3,7% per i fondi negoziali, al +4,1% per i fondi aperti e al +4% per i pip di ramo III; al +2,7% per le gestioni separate di ramo I. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del Tfr è stata pari al +2%.

«Si conclude un anno molto positivo per i comparti di Solidarietà Veneto, con risultati decisamente superiori alle aspettative degli aderenti. Eppure, il 2019 finanziario avrebbe avuto parecchi motivi per evolversi in direzione diversa: pensiamo alle incertezze geopolitiche, poi la guerra dei dazi ed il complicato rapporto tra Usa e Cina. Gli effetti sui mercati finanziari sono stati però marginali: gli operatori hanno preferito guardare al futuro, ipotizzando che gran parte delle matasse, ad oggi ancora ingarbugliate, vadano gradualmente a districarsi, consentendo un ulteriore allungamento del ciclo finanziario espansivo. Si comprende così la crescente attrattività degli asset più rischiosi», afferma Paolo Stefan, direttore generale del fondo dedicato a chi lavora nella regione Veneto.
All’opposto, complici le politiche della Bce hanno perso ulteriore appeal i titoli di stato: «Per le emissioni pubbliche lo scenario dei tassi negativi costituisce ormai, anche sulle scadenze medio-lunghe, una nuova normalità», dice Stefan. Che si sofferma sul fatto che i lavoratori danno sempre più importanza al tema previdenziale: «Alla vigilia del 30° anniversario del Fondo regionale abbiamo una percezione nuova: l’esplosione delle adesioni registrata negli ultimi mesi del 2019, nonostante uno scenario finanziario meno attraente rispetto al passato, ci indica che forse, nel mondo della previdenza qualcosa è cambiato. La particolare miscela offerta dai fondi pensione, fatta di diversificazione, risparmi fiscali, vantaggi contrattuali e costi contenuti, viene meglio compresa proprio nel mezzo di un ambiente finanziario, quello dei tassi bassi, quasi asfittico. Certo, resta da gestire la volatilità ma, nel lungo termine e grazie all’innovazione tecnologica, anche questo fattore di rischio può essere capovolto».

Il 2020 di Solidarietà Veneto si apre anche all’insegna delle novità, con un passaggio di consegne nella gestione del comparto Dinamico, linea di investimento a prevalenza azionaria e dunque dedicata ai più giovani. Dal 1° gennaio, infatti, Axa Im subentra ad Amundi nella gestione di una parte del patrimonio del comparto che vale complessivamente circa 240 milioni di euro. Il cambio segue un lavoro iniziato l’estate scorsa, quando il consiglio di amministrazione del fondo, con l’approssimarsi della scadenza della convenzione di gestione sottoscritta con Amundi ha deliberato l’avvio di un bando di gara per scegliere un nuovo partner. Al termine della procedura di selezione, Axa Im è stato individuato quale nuovo partner per il prossimo quinquennio. Da Solidarietà Veneto spiegano: «Dal 2009 al 2019 il comparto Dinamico ha maturato un rendimento prossimo all’80% netto: risultato davvero soddisfacente, per i circa 15 mila lavoratori che hanno scelto questo comparto. Oggi tuttavia, più che a questo passato rassicurante, preferiamo dedicare la nostra attenzione al futuro. Il nuovo decennio finanziario comincia infatti con un incremento di volatilità, collegato all’escalation in Medio Oriente, che si aggiunge al problema dei bassi rendimenti delle obbligazioni».

Guarda al futuro anche Fondemain, il fondo negoziale dei lavoratori della Valle d’Aosta. «Si chiude un 2019 da record per i comparti di Fondemain: il Dinamico rileva una performance del 13,81%, miglior valore di sempre e la linea Prudente segna il +9,55%, secondo miglior risultato dal momento della sua entrata in scena nel luglio 2004. Ma, come noto, i rendimenti passati non sono necessariamente indicativi di quelli futuri e proprio per questo, pur in un anno che potrebbe portare a facili entusiasmi, il consiglio di amministrazione del fondo è stato impegnato in un complesso lavoro di rivisitazione dell’asset allocation strategica», dicono da Fondemain, aggiungendo: «Un’analisi necessaria per continuare a rispondere con aderenza alle esigenze previdenziali degli iscritti anche in uno scenario finanziario sempre più complesso a cui far fronte: da un lato i titoli obbligazionari sembrano preannunciare un periodo di nuova normalità, caratterizzato da rendimenti negativi anche per scadenze medio-lunghe; dall’altro gli operatori paiono sempre più attratti dagli investimenti rischiosi e i listini azionari continuano ad aggiornare i loro massimi storici. Questo aspetto, pur positivo nel breve, rappresenta un elemento di sempre maggior incertezza che l’instabilità geopolitica e le non risolte tensioni commerciali difficilmente riescono a contenere».
Quindi, «un 2019 da archiviare con soddisfazione e un 2020 tutto da scrivere, nell’ottica di ricercare una sempre maggior diversificazione e con l’obiettivo di stabilizzare, per quanto possibile, i rendimenti finanziari di tutte le linee di investimento». Proprio in questa direzione a partire dall’inizio dal secondo trimestre, i comparti Dinamico e Prudente vedranno una modifica dei benchmark di riferimento che permetterà ai gestori attivi di entrambe le linee di ampliare considerevolmente l’universo investibile, grazie all’introduzione di ulteriori asset class scarsamente correlate con quelle già presenti. «In ogni caso, considerato il perdurare della volatilità dei mercati e le turbolenze del quadro geopolitico, il fondo continuerà a mantenere elevata la soglia di attenzione, impegnandosi nella costante e puntuale verifica delle performance ottenute e dell’andamento dei mercati di riferimento», sottolineano da Fondemain.

Punta su una maggiore diversificazione anche Fopen, il fondo negoziale dei lavoratori del gruppo Enel, che nelle prossime settimane inizierà ad investire nei cosiddetti attivi alternativi, con l’obiettivo di aumentare i rendimenti attesi e di diversificare i rischi. Fopen è il primo fondo pensione negoziale in Italia ad aver portato a conclusione il mandato di gestione in fondi alternativi, reso possibile con l’entrata in vigore del decreto 166/2014, ossia dall’ultima importante innovazione regolamentare della previdenza integrativa. «Il patrimonio del fondo è stato finora sempre suddiviso in azioni e obbligazioni quotate sui mercati regolamentati, ma negli ultimi anni la combinazione tra crescita del totale degli attivi del fondo, superiori a 2 miliardi di euro, e la compressione dei rendimenti attesi ha reso necessario aumentare la diversificazione verso attivi meno tradizionali e con attese di rendimento maggiori. In questo contesto, è stata quindi analizzata la possibilità di integrare gli investimenti liquidi con quelli cosiddetti alternativi, ossia non trattati sui mercati regolamentati», dicono da Fopen. Tra le varie tipologie di attivi alternativi disponibili, il fondo comincerà con quella del private equity. «L’investimento consiste in acquisti, attraverso un veicolo dedicato, di quote di società di piccola e media dimensione non quotate con prospettive di sviluppo rilevanti», afferma Fopen.
Gli investimenti verranno effettuati, non in forma diretta, ma tramite Ardian France, gestore internazionale di private equity, individuato da Fopen tramite una gara a cui hanno partecipato i diversi gestori mondiali di questa tipologia di attivi.
I comparti interessati saranno quelli del Bilanciato Obbligazionario e del Bilanciato Azionario, con quote gradualmente crescenti nei prossimi anni, fino ad un massimo del 5% e 7% rispettivamente dell’attuale patrimonio, diminuendo in egual misura l’investimento in azioni dei mercati regolamentati. La strada tracciata da Fopen è stata in seguito intrapresa da diversi altri fondi negoziali italiani contribuendo peraltro a canalizzare risorse finanziarie stabili verso l’economia reale e a sostenere aziende di medio-piccole dimensioni con elevato potenziale. (riproduzione riservata)

Come anticipare la previdenza per figli e nipoti

Nella costruzione di un tesoretto previdenziale e nella sua valorizzazione il tempo è un fattore importante. Per questa ragione pensare fin da ora ad accantonare risparmio anche a favore di figli e nipoti può essere una buona idea. Tanto più che un mercato del lavoro che cambia rapidamente e una previdenza pubblica meno generosa renderanno più difficile, rispetto al passato, costruirsi le basi per un buen ritiro. Propensione (digital company attiva nella consulenza e distribuzione online di prodotti di previdenza integrativa e di protezione dell’individuo fondata da Giancarlo Scotti, ex ad di Lazard Italia e di Generali Real Estate) ha costruito per MF-Milano Finanza una simulazione su due ipotesi: un padre che avvia un piano previdenziale per due figli in tenera età; un nonno che regala al nipote studente universitario un prodotto previdenziale. Ecco quali obiettivi si possono raggiungere nel tempo. «Il primo è un caso di un papà che iscrive una figlia di quattro anni e figlio di un anno come soggetti fiscalmente a carico ad un fondo pensione. In questo modo, oltretutto, potrà dedurre dal reddito Irpef quanto versato anche per loro fino a 5.164,57 euro», spiegano da Propensione, «Con il versamento di 1.000 euro annui per ciascuno all’età di 18 anni si stima che possano ritrovarsi nel fondo pensione più di 30 mila euro. Inoltre saranno trascorsi gli 8 anni di permanenza necessari per poter richiedere anticipazioni del capitale accumulato. In questa fase della vita potrebbe essere utile utilizzare la flessibilità dell’anticipazione fino al 30%, mentre all’età di 30 anni, quando si stima abbiano accumulato più di 81 mila euro, potrebbero attingere fino al 75% del capitale per l’acquisto della prima casa». Da Propensione sottolineano che il papà «regala soprattutto del tempo prezioso, che farà risparmiare fiscalmente anche in fase di erogazione della pensione integrativa con l’aliquota che scende dal 15% fino al 9% a partire dal quindicesimo anno di partecipazione. Inoltre «Grazie ai 2 mila euro versati per i figli e ai 3 mila euro versati nel proprio fondo pensione, deducendoli da un reddito lordo di 38 mila euro risparmia ben 1.900 euro di imposte Irpef», dicono da Propensione.
Il secondo caso riguarda due nonni che aiutano un nipote, studente al secondo anno di ingegneria, a costruirsi una pensione integrativa. Iscritto in autonomia, ossia non come soggetto fiscalmente a carico, ogni anno riceve dai nonni in regalo 2.500 euro da versare nel fondo pensione. In questo caso, «versando 2.500 euro all’anno, all’età di 35 anni si stima un capitale accumulato di 64 mila euro, parte dei quali sarà totalmente detassato in fase di erogazione della pensione integrativa. A partire dai 28 anni circa, quando potrà iniziare a dedurre i contributi da un reddito medio di 23 mila euro, inizierà a risparmiare 675 euro di imposte Irpef», stima Propensione.
«Un fondo pensione per un bambino o per un giovane studente rappresenta un regalo non solo per la pensione integrativa che si ritroverà, ma è senz’altro un modo efficace per trasmettergli la cultura del risparmio, che verrà a sua volta tramandata di generazione in generazione», concludono da Propensione. (riproduzione riservata)

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