Il settore dell’automotive ha tirato il freno

di Gaetano Costa

L’automotive frena ancora. Secondo i dati dell’Anfia, l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica, il comparto italiano, nello scorso novembre, ha registrato un calo del 4,2%. E il Piemonte, tra i principali protagonisti del settore, cerca soluzioni per invertire il trend. Con un tavolo comune tra i sindacati e la Regione presieduta dal governatore forzista Alberto Cirio.
Il segno negativo perdura dal mese di luglio del 2018. Ed è il 17esimo consecutivo. Nei primi undici mesi dell’anno appena concluso, in particolare, la variazione tendenziale è in diminuzione del 9,5%, mentre la produzione di autovetture, sempre in riferimento al 2019, è in pesante ribasso: meno 20% rispetto allo stesso periodo del 2018.
La Regione Piemonte, per far fronte all’emergenza, ha istituito una cabina di regia dedicata al settore. Che vede Torino tra gli attori principali del comparto grazie al polo dell’elettrico di Fca, con la 500 E, e quello del lusso, con la Maserati di Grugliasco che nel 2020 è pronta a investire circa 800 milioni di euro per la produzione di nuovi modelli.
«Il percorso è iniziato, ora servono operatività e concretezza per affrontare l’attuale emergenza, progettando il rilancio del comparto dalla produzione all’indotto», ha spiegato l’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, prima di annunciare di voler puntare sull’elettrico, «lavorando per portare in Piemonte una fabbrica di batterie intorno alla quale possa nascere un indotto e svilupparsi formazione e ricerca, facendo della nostra regione un punto di riferimento europeo del comparto».
«Vogliamo proseguire a tappe forzate per rilanciare l’eccellenza dell’automotive piemontese e, più in generale, la vocazione manifatturiera della Regione», ha aggiunto l’assessore della giunta di centrodestra di Cirio. «La presenza al tavolo di tutti i principali protagonisti del settore è la dimostrazione che c’è la volontà di lavorare insieme e di remare tutti dalla stessa parte nell’interesse del territorio, delle sue imprese, dei lavoratori e delle loro famiglie».
Lo scorso ottobre la stessa Chiorino aveva denunciato l’assenza del Piemonte da un tavolo tecnico sull’automotive convocato dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Il responsabile del Mise, in quel caso, aveva assicurato il coinvolgimento di tutte le Regioni «per rendere il confronto più proficuo» al fine di risollevare un settore in crisi.
Il Piemonte, oltre alle vertenze romane, ha il suo tavolo. Al quale, tra gli altri, sono seduti i sindacati di Fim, Uilm e Fiom. «Abbiamo fatto presente come sia necessaria l’assegnazione di nuovi modelli di auto da parte di Fca-Psa, con volumi sufficienti a garantire la piena occupazione e la ripresa della filiera dell’indotto dell’automotive», ha sottolineato il segretario torinese della Uilm, Luigi Paone. «Abbiamo allertato l’assessore Chiorino sulla necessità di affrontare l’emergenza occupazionale», ha detto allo Spiffero il responsabile della Fim, Davide Provenzano. Anche per la Fiom, rappresentata da Edi Lazzi, «la prima cosa da fare è trovare una strada comune da percorrere per il futuro economico della città». Perché l’automotive, a cominciare dal Piemonte e da Torino, deve mollare il freno e ripartire.
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