Pensioni da fame ai co.co.co.

di Daniele Cirioli

Pensioni da fame ai parasubordinati. Circa 21 mila lavoratori sono andati in pensione nel 2018 con assegno medio mensile di 272 euro ed è andata addirittura peggio ai 27 mila che si sono messi a riposo nel 2019: 251 euro medi mensili. Vanno meglio gli altri lavoratori: i dipendenti, nel 2019, sono andati in pensione con un assegno medio di 1.374 euro (+74 euro sul 2018), i commercianti con 1.074 euro (+51 euro sul 2018), gli artigiani con 1.043 euro (+17 euro sul 2018), coltivatori diretti, mezzadri e coloni con 674 euro (-10 euro sul 2018). A spiegarlo è l’Inps nel monitoraggio dei flussi di pensionamento 2018 e 2019 pubblicato ieri.
Il monitoraggio. I dati riguardano le pensioni liquidate fino al 2 gennaio con decorrenza negli anni 2018 e 2019 a dipendenti; coltivatori diretti mezzadri e coloni; artigiani; commercianti; parasubordinati; e infine gli assegni sociali (che, a differenza delle altre pensioni, non presuppongono una carriera lavorativa e, quindi, contributiva). I dati, precisa l’Inps, potrebbero subire variazioni a seguito della liquidazione di nuovi trattamenti con lo smaltimento delle domande ancora in giacenza.
Pensionamenti giù. In totale, nel 2019 ci sono 18.258 pensionamenti da lavoro (senza cioè considerare gli assegni sociali) in meno rispetto al 2018: 498.270 contro 516.528. Crescono (+636) i pensionamenti dei dipendenti, mentre si riducono quelli agricoli (-4.287), di artigiani (- 3.847), commercianti (-63), parasubordinati (-10.697). In senso contrario gli assegni sociali che lievitano a 37.303 (+16.671 rispetto al 2018). Si ricorda che nel 2018 l’età per la pensione di vecchiaia era fissata a 66 anni e 7 mesi e che nel 2019 è salita a 67 anni. Nel 2018, inoltre, è entrata a regime il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi per i c.d. «lavoratori precoci» (almeno 12 mesi di contributi entro il compimento dei 19 anni d’età). Nel 2019, inoltre, è stata introdotta «quota 100»: misura che riconosce la pensione anticipata a chi abbia maturato almeno 38 anni di contributi con un’età minima di 62 anni. A fronte di tali novità, spiega l’Inps, dal 2018 al 2019, nel totale, si registra una diminuzione del 15% del numero di pensioni di vecchiaia (-21.714) a fronte di un aumento del 29% di quelle anticipate (+44.657): dunque 22.943 pensionamenti in più.
Sale l’età media. Una costante comune a tutti i lavoratori è l’aumento dell’età media di pensionamento (per via anche delle ricordate novità normative). Parasubordinati (69 anni) e agricoli (71 anni) sono i lavoratori che si attardano di più a lavoro. Gli artigiani quelli che lasciano prima (66,2 anni).
Pensioni da fame. Più del 54% delle pensioni liquidate nel 2019 (in numero: 270.432) non raggiunge 1.000 euro mensili. Di questi, un terzo (che rappresentano poi il 18% dei pensionamenti) è sotto 500 euro mensili (in numero: 90.600). Vanno molto peggio i parasubordinati, il cui assegno mensile, in media, si ferma a 251 euro (272 nel 2018). Sul versante opposto, le pensioni d’oro, oltre 3 mila euro mensili, sono in tutto 26.536 (163 sono dei parasubordinati).
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