Mediolanum, dividendo extra

Un 2019 positivo per il gruppo di Doris: raccolta netta a 4 miliardi. Bonus per i dipendenti
Tassi di interesse al 2% sulle nuove somme vincolate

Mediolanum ha contabilizzato ricavi oltre le aspettative nell’anno appena chiuso, come verrà comunicato l’11 febbraio in occasione della presentazione dei risultati finanziari 2019. Intanto, con un nuovo spot on air da oggi, l’istituto fondato da Ennio Doris propone un tasso di interesse del 2% annuo lordo sulle nuove somme vincolate a sei mesi e un canone di tenuta del conto corrente a zero per il primo anno. La promozione sarà valida fino a marzo 2020 e verrà riconosciuta sulle nuove somme che gli attuali e nuovi clienti andranno a vincolare, con un importo minimo di mille euro e un massimo di 500 mila euro.
Dunque, Mediolanum ha ottenuto un altro anno di risultati particolarmente positivi. «Abbiamo superato i 4 miliardi di euro di raccolta netta totale, di cui quasi 3 miliardi di raccolta netta gestita. È davvero un ottimo risultato», ha osservato l’a.d., Massimo Doris. Il gruppo di Basiglio ha accelerato anche sul fronte delle polizze, ambito in cui ha registrato un incremento tendenziale del 25% di premi rischi emessi, pari a 105 milioni di euro. Mediolanum, ha osservato il capo azienda, si è concentrata in particolare a coprire «i rischi principali dei clienti: il decesso familiare e l’incapacità di produrre reddito. In questa direzione, la crescita è stata molto significativa, +122% rispetto al 2018».
Per quanto riguarda il sostegno all’economia reale, nel 2019 tra mutui e prestiti personali il gruppo ha erogato alla clientela «2,6 miliardi di euro, pari a una crescita tendenziale del 21%», ha inoltre osservato Doris, ricordando come i rubinetti di Mediolanum non si siano chiusi neppure negli anni difficili del credit crunch e come anzi i flussi dei prestiti siano andati progressivamente aumentando negli anni. «Il tutto mantenendo una qualità del credito assoluta: abbiamo solo l’1,37% di Npl, lo 0,7% netti», ha sottolineato.
Risultati che nei prossimi mesi si tradurranno in una gratificazione in crescita anche per gli azionisti. «Chiuderemo il 2019 con un risultato netto molto importante. Per questo motivo, anche alla luce del fatto che negli ultimi anni abbiamo riconosciuto ai nostri azionisti 0,4 euro/azione, intendiamo accrescere la storia di dividendi del nostro gruppo. Se per lo scorso esercizio avevamo l’impegno di staccare una cedola superiore a 0,4 euro, considerando anche che dal punto di vista degli utili è stato un anno particolarmente positivo, riconosceremo ai nostri soci anche un dividendo straordinario», ha annunciato Massimo Doris. L’ennesimo anno con il segno più porterà benefici anche alla forza lavoro di Mediolanum.
Pochi giorni fa, i vertici della banca hanno annunciato che a marzo riconosceranno 2 mila euro di bonus a tutti i 3mila dipendenti e agli oltre 5.100 family banker del gruppo. L’assegno che i Doris si preparano a staccare per ringraziare le maestranze del lavoro svolto è di circa 17 milioni di euro.
Per quanto riguarda il prossimo anno, Massimo Doris confida in un rilancio del comparto dei Pir, sospinti dalla nuova normativa contenuta nella legge di bilancio, che nell’anno del debutto avevano consentito a Mediolanum di conseguire una raccolta netta positiva per 0,8 miliardi di euro. «Escludendo gennaio, per l’intero 2020 punteremo a una raccolta di 700 milioni di euro», ha detto l’a.d. sottolineando come «al di là del vantaggio fiscale, quello dei Pir è un investimento che paga perché abbiamo tante eccellenze tra le imprese italiane. Saranno uno dei migliori investimenti nel lungo termine, pur concentrandosi sul Paese Italia».
Riguardo Mediobanca, il fondatore e presidente di Banca Mediolanum, Ennio Doris, si è detto «favorevole» alla proposta di modifica statutaria che verrà messa ai voti nel corso della prossima assemblea dei soci di Mediobanca e che, se approvata, aprirà le porte per la prima volta nella storia della merchant milanese alla possibilità che il capo azienda venga scelto anche tra candidati esterni all’istituto. Inoltre, per Doris la difesa dell’istituto di piazzetta Cuccia passa dai fondi. Con l’uscita di scena del patto di sindacato e blocco che per decenni ha protetto Mediobanca e, a cascata le Generali, e con la progressiva trasformazione di piazzetta Cuccia in una public company in seguito al disimpegno di Unicredit e al parziale ridimensionamento da parte di Vincent Bollorè, saranno d’ora in avanti i grandi fondi d’investimento a rappresentare un argine naturale a eventuali manovre sull’azionariato della merchant milanese non gradite al mercato, secondo il patron di B.Mediolanum, Ennio Doris, storico azionista di Mediobanca con una quota di circa il 4%. «Sono un azionista felice di Mediobanca ed escludo una futura aggregazione di Banca Mediolanum con l’istituto di piazzetta Cuccia», ha concluso Ennio Doris. «Noi non ci diluiamo con nessuno».
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