Mediobanca, Doris contro Delfin

di Luca Gualtieri

Prima che riprenda la scalata a Mediobanca la famiglia Doris manda un messaggio chiaro a Leonardo Del Vecchio: se il presidente di EssilorLuxottica superasse il 10% di Piazzetta Cuccia, Mediolanum potrebbe dismettere la partecipazione custodita gelosamente per quasi 20 anni. Quel 3,28% è già stato spostato dalle attività strategiche al portafoglio Held to Collect and Sell, una scelta contabile che consentirà di avere le mani libere per un’eventuale cessione. Tutto dipenderà dalle mosse di Del Vecchio e del suo fidato Francesco Milleri. Dopo il blitz di settembre l’imprenditore di Agordo si è portato al 9,9% di Mediobanca, anche grazie all’acquisto di parte della quota Unicredit. Per superare questa soglia servirà il via libera della Bce che, almeno per ora, non sarebbe stato formalmente richiesto. Proprio in vista di questa concreta eventualità però la famiglia Doris ha deciso di uscire allo scoperto: «Se Del Vecchio salisse oltre il 10%, supererebbe la quota dell’accordo di consultazione (12,6%) e diventerebbe determinante in assemblea», ha spiegato ieri l’ad di Mediolanum Massimo Doris. In questo caso «dovrà essere rinnovato il consiglio e se Del Vecchio salisse al 15 o al 20% è difficile che Mediolanum possa ancora avere un rappresentante in cda. Che linea vorrà dare a Mediobanca? Sono tutte domande che ci siamo posti. Non sappiamo cosa accadrà. Se non cambierà niente magari rimaniamo. Se cambia, vogliamo essere liberi di vendere», ha concluso il manager. Al momento però nessuna decisione è stata presa e anzi gli storici azionisti di Piazzetta Cuccia si sono riservati la possibilità di effettuare ulteriori acquisti dopo quelli dei mesi scorsi: «come famiglia abbiamo lo 0,5% (attraverso la holding Finprog, ndr) e rimaniamo così. Potremmo anche comprare», ha spiegato Doris.

La prossima mossa spetta adesso a Del Vecchio, ben consigliato dall’avvocato Sergio Erede e dal presidente di Jp Morgan Italia Vittorio Grilli. Se formalmente l’istanza per salire nel capitale di Mediobanca non è ancora stata presentata, Delfin potrebbe presto rompere gli indugi. Soprattutto perché l’istruttoria rischia di protrarsi per molti mesi, forse fino all’assemblea di ottobre che nominerà il nuovo board della merchant. L’acquisizione di una quota di maggioranza relativa da parte di un azionista privato del resto è circostanza rara nel sistema bancario: solo in Italia si contano pochissimi casi tra cui quelli dei Malacalza in Carige, dei Maramotti nel Credem e di Sebastien Fürstenberg in Banca Ifis. Ma i nuovi assetti proprietari di Mediobanca non sono soltanto sotto la lente della Vigilanza. Il dossier è da qualche mese oggetto di attenzione da parte della Consob e della Procura di Milano che ha aperto un’inchiesta a modello 45 affidata al pm Stefano Civardi. Non solo. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza i riflessi della vicenda sulle Generali (di cui Del Vecchio è azionista al 4,87%) sarebbero recentemente finiti sotto la lente dell’Antitrust. Tornando alla partecipazione di Mediolanum in Piazzetta Cuccia, nel bilancio consolidato 2019 il cda ha ridotto di circa 67 milioni del valore di iscrizione della quota. (riproduzione riservata)

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