Numerosi consigli d’amministrazione di grandi gruppi quotati a Milano scadranno con le assemblee del 2020. Dalle nomine pubbliche al mandato di un anno in Ferrari fino alle tensioni nell’azionariato di Mediobanca: ecco chi rischia

di Manuel Follis
Scorrendo le società del Ftse Mib in ordine alfabetico, la prima che sarà chiamata a rinnovare i vertici nel 2020 è A2A, la municipalizzata controllata dai comuni di Milano e Brescia, mentre in coda c’è Terna, altra società che si occupa di energia visto che gestisce la rete per la trasmissione dell’elettricità. Come ogni anno, molti grandi gruppi in primavera convocheranno le rispettive assemblee chiamate non solo ad approvare i bilanci dell’esercizio precedente ma anche a nominare nuovi componenti dei consigli d’amministrazione. In alcuni casi si tratta di nomine pubbliche, che quindi spettano al Ministero dell’Economia e delle Finanze e quindi al governo. Ovviamente, essendo partecipate statali, sono tutte grandi società: Enel, Eni, Leonardo, Poste e la citata Terna hanno tutti i consigli d’amministrazione in scadenza. La partita per il rinnovo si gioca ovviamente su un terreno che non è per forza legato ai risultati ma anche alle logiche politiche e partitiche. Non a caso, vista la tenuta incerta del governo giallorosso, ci sarebbe addirittura chi punta ad accelerare la definizione delle liste in vista delle assemblee per le prossime nomine non solo delle aziende quotate (si veda articolo a pagina 23). Si è molto discusso nei mesi scorsi ad esempio della poltrona operativa di Enel, azienda oggi guidata da Francesco Starace, manager che come scritto da MF-Milano Finanza punterebbe a cercare la riconferma alla guida del colosso dell’energia. In gioco, solo pensando alle nomine pubbliche, ci sono 5 ceo (oltre a Starace anche Claudio Descalzi di Eni, Alessandro Profumo di Leonardo, Matteo Del Fante di Poste e Luigi Ferraris di Terna) e 5 presidenti, ossia Maria Patrizia Grieco di Enel, Emma Marcegaglia di Eni, Giovanni De Gennaro di Leonardo, Maria Bianca Farina di Poste e Catia Bastioli di Terna. I consigli d’amministrazione delle società pubbliche restano tutti in carica 3 anni, mentre è diverso il discorso per le società private, visto che alcune delle quotate hanno sede all’estero e quindi hanno più libertà o comunque adottano altri regolamenti. È il caso ad esempio di StMicroelectronics, non citata nell’elenco, società italo-francese che ha sede a Ginevra e che rinnova ogni anno una parte dei membri del cda. Altro caso particolare è quello di Ferrari, oggi guidata da Luis Camilleri (con John Elkann presidente) nella quale ogni anno l’assemblea degli azionisti vota sul rinnovo dei membri del board, esecutivi e non esecutivi, applicando un modello molto anglosassone. In Exor invece, la holding della famiglia Agnelli, il cda resta in carica 3 anni e i consiglieri (erano 15 e oggi sono 10) sono stati nominati nel 2017 e quindi andranno al rinnovo nel 2020. Restando al mondo dell’industria, un altro grande gruppo, ossia Pirelli, rinnoverà il consiglio d’amministrazione con la prossima assemblea. I grandi azionisti però, ossia i cinesi di ChemChina e Camfin, hanno rinnovato il patto parasociale fino al 2023 e fino a quel momento alla guida del gruppo rimarrà Marco Tronchetti Provera (che dovrebbe indicare il suo successore entro l’ottobre 2022). Anche il mondo finanziario sarà toccato da rinnovi importanti. In primis quello del Banco Bpm, dove pochi giorni fa lo storico presidente Carlo Fratta Pasini ha fatto sapere che non si ricandiderà, aprendo all’ipotesi che al suo posto venga nominato Massimo Tononi (che pochi mesi fa ha lasciato la presidenza di Cdp). Ben più complessa la situazione di Mediobanca, per la quale non si parla di primavera ma di autunno caldo, visto che in ottobre l’assemblea dovrà nominare il nuovo cda. Le critiche alla gestione da parte di un’azionista di peso come Leonardo Del Vecchio e soprattutto le manovre sull’azionariato con le quali il patron di Luxottica si è portato a ridosso del 10% di Piazzetta Cuccia fanno pensare che il rinnovo per Alberto Nagel e Renato Pagliaro non sarà una passeggiata. Nel complesso, considerando solo le società del Ftse Mib i cui board andranno al rinnovo, ci sono almeno 160 manager che in primavera potrebbero perdere la poltrona da consigliere o venire riconfermati. (riproduzione riservata)
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