La ricetta di Pegaso per un assegno meno rischioso

Uno dei temi di maggior rilievo che il sistema previdenziale italiano dovrà affrontate nel nuovo anno è quello di un rilancio delle forme pensionistiche complementari. Di sicuro interesse può essere poi il dotare i fondi pensione di meccanismi di life cycle che guidino gli aderenti nel processo di investimento nel tempo. È la scelta recentemente adottata dal fondo pensione negoziale per i dipendenti delle utility, Pegaso, come spiega il direttore generale Andrea Mariani.

Domanda. Quali numeri avete ottenuto finora?
Risposta. Nel corso del 2020 raggiungeremo il traguardo dei primi 20 anni di attività: alla fine del 2019 siamo prossimi ai 33 mila iscritti su una platea potenziale di 50 mila e gestiamo più di un miliardo e 100 milioni di euro. Nel 2018 abbiamo introdotto la strategia ciclo di vita o life cycle, al fine di rendere esplicita la logica dell’offerta finanziaria del fondo pensione, facilitare l’utilizzo della stessa da parte degli iscritti e migliorare la gestione finanziaria dei diversi comparti. Nel 2015, in vista dell’adozione della strategia multicomparto, si era già scelto di consentire agli iscritti di dividere la posizione su due comparti di investimento. Sin dal 2006, quando è stata introdotta la gestione multicomparto, è apparsa chiara l’idea che il comparto più rischioso (Dinamico) fosse quello adatto ai più giovani e fosse caratterizzato da un più lungo orizzonte di investimento, così come il comparto intermedio (Bilanciato) si adattasse meglio agli iscritti in una fase successiva della vita lavorativa e per un periodo temporale più contenuto così come infine il comparto più prudente (Garantito) dovesse accompagnare gli associati negli ultimi anni prima del pensionamento per consolidare e proteggere la posizione costruita nel tempo. Tuttavia l’inerzia tipica del comportamento di molti iscritti ai fondi pensione ha fatto sì che molti iscritti rimanessero nel comparto di origine (Bilanciato), dimenticandosi di modificare il proprio investimento previdenziale. Questo comparto infatti raccoglie circa l’80% del patrimonio e la restante parte è suddivisa fra gli altri due comparti.
D. Quanti iscritti hanno scelto la nuova strategia?
R. A un anno dall’introduzione della nuova strategia ha aderito l’1,5% della popolazione del fondo pensione, pari a 476 iscritti, di cui il 71% in fase di adesione e la restante parte come variazione dell’opzione di investimento. Il dato potrebbe sembrare poco significativo, ma è necessario tenere conto che dei nuovi iscritti il 17% ha optato per la strategia life cycle, senza dimenticare che nella previdenza complementare i cambiamenti richiedono periodi temporali adeguati.
D. Come si struttura?
R. Dal punto di vista finanziario la strategia prevede cinque fasi e quattro cambiamenti nell’ipotesi temporale più estesa: la scelta di due periodi intermedi, dove sono compresenti due comparti (da 24 a 14 anni 50% Dinamico e 50% Bilanciato e da 5 a 2 anni 40% Bilanciato e 60% Garantito), è stata assunta per ridurre il rischio di consolidamento in fasi negative dei mercati. In ogni passaggio la riduzione della quota azionaria è compresa fra il 10% e il 15%, attenuando di conseguenza l’effetto di andamenti dei mercati finanziari avversi ai cambi effettuati.
D. Quali obiettivi vi ponete?
R. In primo luogo esplicitare la logica dell’offerta finanziaria del fondo pensione. L’idea è quella di una staffetta intertemporale in cui ogni comparto deve svolgere un ruolo nella vita dell’iscritto, fermo restando che ogni iscritto potrà gestire in modo autonomo la propria posizione. In secondo luogo volevamo facilitare l’utilizzo della stessa da parte degli iscritti: se la logica life cycle è implicita nell’assetto multicomparto, gli iscritti si dovrebbero ricordare di effettuare almeno due cambiamenti nell’arco della propria permanenza nel fondo pensione (dal Dinamico al Bilanciato e dal Bilanciato al Garantito) e quindi mediamente un cambiamento ogni 20 anni, il che sarebbe coerente con un tasso di cambiamento annuo pari al 5%, mentre storicamente si è registrato una percentuale di cambiamenti nettamente inferiore (nel biennio 2018-2018 il tasso di variazione, misurato in termini di patrimonio transitato da un comparto all’altro, è stato inferiore all’1%). Il terzo obiettivo era quello di migliorare la gestione finanziaria dei diversi comparti. Potrebbe non sembrare intuitivo, ma la presenza di tale strategia può consentire di progettare meglio l’allocazione strategica degli investimenti dei singoli comparti. Se, ad esempio, per ipotesi tutti gli iscritti scegliessero la strategia life cycle, per il fondo pensione sarebbe molto più semplice comprendere quale sia l’orizzonte temporale effettivo dei singoli comparti e ciò comporterebbe la possibilità di costruire in modo più preciso la struttura finanziaria dei comparti, adattandola meglio alla dinamica dei flussi finanziari.
D. Come si può sviluppare ulteriormente la previdenza complementare?
R. In 10 anni di lavoro in Pegaso e 20 anni nell’ambito della previdenza complementare, ho imparato per esperienza personale che ricette facili non esistono e bisogna lavorare con una visione di ampio respiro e un orizzonte temporale di lungo periodo, al fine di raccogliere risultati concreti. Bisogna mettere al centro la comunicazione con gli iscritti che deve essere semplificata quanto più possibile, al fine di risultare efficace. (riproduzione riservata)

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