Inverno caldo a Verona

Ivass alza la guardia su voto capitario e agenti. Intanto vanno avanti le ispezioni, proprio mentre l’autorità potrebbe ricevere il potere di removal per cambiare interi cda, quando palesemente inadeguati

di Anna Messia
Clima di febbrile attesa a Verona per l’assemblea straordinaria che il 7 marzo potrebbe cambiare l’assetto di governo di Cattolica Assicurazioni. La misura di quanto sia alta la tensione intorno alla compagnia l’hanno data le notizie circolare nei giorni scorsi sulle operazioni di internal dealing. Questioni di piccolo cabotaggio, ma nelle quali sono state tirate in ballo le rispettive mogli dei due grandi protagonisti dello scontro nato intorno alla compagnia veronese. Da una parte il presidente Paolo Bedoni, al vertice di Cattolica Assicurazioni da 13 anni, con la consorte Ivana Bazzoni rea di aver comunicato a Consob, con un solo giorno di ritardo, l’acquisto di un mini pacchetto di titoli (2.300) della compagnia nel 2017. Dall’altra Alberto Minali, il super manager apprezzato dal mercato, che a fine ottobre scorso è stato defenestrano nonostante i buoni risultati industriali raggiunti nei suoi due anni e mezzo di mandato. Anche in questo caso è venuta alla luce un’operazione che ha coinvolto la moglie, Cinzia Galipò, che ha comprato titoli della società a ridosso della richiesta di Warren Buffett (già azionista) di diventare socio della compagnia: anche in questo caso un’operazione insignificante (3 mila azioni) e tra l’altro già comunicata alla Consob senza alcun rilievo. Quisquiglie, ma sufficienti a scaldare gli animi intorno ad uno scontro sempre più acceso su cui l’Ivass, l’autorità di controllo, è intenzionata a fare luce. Prima di Natale, l’istituto nel quale si è appena insediato il neo direttore generale della Banca d’Italia, Daniele Franco, ha avviato un’ispezione insieme alla Commissione guidata da Paolo Savona e alla Guardia di Finanza e secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le autorità non hanno ancora lasciato Verona. Appena arrivato il neo presidente ha quindi subito ricevuto un dossier spinoso proprio mentre sono in discussione nuovi strumenti che rafforzerebbero i poteri di Ivass. In ballo c’è la nuova direttiva europea sui diritti degli azionisti (Shareholder II) che potrebbe concedere anche a Ivass il removal (già valido per Banca d’Italia) ovvero la possibilità di rimuovere l’intero consiglio di amministrazione delle assicurazioni (e non più un solo consigliere) qualora palesemente non idoneo. In ogni caso Ivass sarebbe intenzionata a non mollare la presa su Cattolica prima dell’assemblea di marzo. Quello sarà del resto un appuntamento cruciale, con alcuni soci dissidenti (che hanno raccolto il 2,5% del capitale) che hanno ottenuto la convocazione dell’assemblea straordinaria con l’intenzione di modificare lo statuto e fissare limiti alla durate degli incarichi. Anche in questo caso la partita si è però ingarbugliata: i soci che si sono messi dalla parte di Minali (il professor Francesco Brioschi, Massimiliano Cagliero e l’avvocato Giuseppe Lovati Cottini) hanno chiesto che le modifiche dello statuto proposte debbano essere votate in blocco: o tutte accolte o tutte respinte. Tra queste c’è quella che riguarda la retroattività. In pratica, qualora venissero approvate, le nuove regole varrebbero per l’attuale consiglio di amministrazione e questo provocherebbe l’immediata decadenza di Bedoni. Un’interpretazione che è stata respinta dagli autorevoli giuristi (l’avvocato Mario Cera, lo studio Marchetti, lo studio Tremonti e l’avvocato Mario Rescigno) chiamati dal consiglio di Cattolica a dare un loro parere sulla questione: per loro l’uscita di Bedoni, il cui mandato scade nel 2021, sarebbe illegittima e a rischio di ricorso. Difficile dire come finirà questa partita. In ogni caso il primo scoglio da superare sarà quello della conta dei voti: per il via libera dell’assemblea straordinaria serve infatti il voto favorevole dei due terzi dei soci e in ballo ci sono 17 mila soci. Cattolica è l’unica società assicurativa cooperativa quotata a Piazza Affari in cui una testa vale un voto, nonostante Buffett, il primo socio, abbia il 9,047% del capitale. Ecco perché in Ivass, in queste settimane, stanno seguendo attentamente le modalità di raccolta dei voti e delle deleghe (ogni socio ne può rappresentare al massimo altri cinque) con un focus sugli agenti. Il sospetto dell’autorità su questi modelli (oltre a Cattolica nel mercato ci sono mutue assicurative come la trentina Itas o la torinese Reale Mutua) è che le agenzie assicurative abbiano un ruolo troppo incisivo nella scelta dei consiglieri, creando un potenziale conflitto d’interessi.
Non a caso Ivass aveva già chiesto di rafforzare in Cattolica la presenza di consiglieri indipendenti. Naturale quindi che l’autorità guidata da Franco sia seguendo da vicino i lavori di queste settimane in vista dell’assemblea di marzo. Per superare lo scoglio della retroattività i soci dissidenti potrebbero chiedere la convocazione di un’assemblea ordinaria: l’unica deputata a revocare Bedoni anche senza motivazioni (ma ovviamente a patto di un risarcimento). Si vedrà. Il prossimo appuntamento è per martedì 28 febbraio, quando il consiglio di amministrazione di Cattolica si riunirà proprio per prepararsi all’assemblea. Mentre non si dovrebbe discutere ancora della questione Ubi. La banca, come anticipato da MF-Milano Finanza, avrebbe chiesto agli attuali partner bancassicurativi (Cattolica e Aviva) di prolungare di 3-5 anni gli accordi in essere. Ma ad oggi si sta ancora lavorando per definire il prezzo dell’operazione e gli obiettivi di raccolta. (riproduzione riservata)

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