Insolvenze, è inversione di rotta

Le imprese italiane sempre più a fatica riescono a saldare le fatture. E così, per la prima volta dalla fi ne del 2015, si è invertita la rotta: le insolvenze sono cresciute, nel 3° trimestre 2019, del 6% rispetto all’anno precedente. Una svolta in negativo, che è generalizzata a livello settoriale. Anche se a soffrire di più sono il commercio (+14% anno su anno), il manifatturiero (+13%) e i servizi (+8%). Unica eccezione sono le costruzioni. E la tendenza non è destinata a fermarsi nei prossimi trimestri, con un esito stabile riferito a tutto il 2019 (oltre 11.200 insolvenze) e un incremento del 4,5% nel 2020 (pari a 11.700 insolvenze). Questa la conclusione dell’ultimo Global Insolvency Report di Euler Hermes, società del Gruppo Allianz e specializzata dell’assicurazione crediti, secondo cui l’Italia, magra consolazione, non è da sola. Le insolvenze mondiali sono sempre in aumento: stando al report di Euler Hermes, che copre 44 Paesi e l’87% del pil mondiale, sono cresciute del 9% nel 2019, principalmente in virtù della forte crescita in Cina (+20%) e, in misura minore, dell’inversione di tendenza in Europa Occidentale (+2%) e Nord America (+3%). Le cause? Secondo gli esperti di Euler Hermes ci sono due fattori alla base. Da un lato, lo slancio economico moderato ma a lunga gittata, in particolare nelle economie avanzate, nel settore industriale, e, dall’altro, l’effetto frenante delle controversie commerciali e delle incertezze economicosociali. E nel 2020 le politiche monetarie non saranno sufficienti a far cambiare segno ai dati, anche se resteranno un supporto. Prevarranno, infatti, la domanda più debole, la maggiore competizione sui prezzi e l’incremento dei costi di produzione, in particolare i salari. Il rischio maggiore, segnala il report, riguarda l’export. Infatti, è difficile trovare ormai un Paese sicuro. Vediamo perché: le insolvenze dovrebbero crescere del 6% globalmente quest’anno per la quarta volta di seguito, con l’Asia che contribuirà in misura maggiore (+8%). Maglia nera, in particolare, per Cina (+10%) e India (+11%). L’Europa occidentale, dal canto suo, crescerà economicamente al di sotto della storica soglia, fattore che normalmente stabilizza le insolvenze (+1,7%). In concreto, quattro Paesi su cinque registreranno una crescita delle insolvenze nel 2020, di cui Brasile (-3% anno su anno) e Francia (0%) sono le eccezioni più eclatanti. Tornando all’Italia, Massimo Reale, direttore commerciale Euler Hermes Italia, ha spiegato che «sul fronte merceologico nazionale, le fi liere che registrano quest’anno le migliori performance come fl essione degli insoluti e dei default saranno ancora una volta quelle fortemente vocate all’export, come il farmaceutico, e in generale quello delle commodities, dove negli ultimi anni erano stati registrati importanti default (il settore energetico in particolare), quasi in una selezione naturale del mercato legato alla variabilità spesso incontrollata dei prezzi e alla difficoltà delle aziende di trovare adeguate coperture sui rischi relativi». In coda alla classifica, a livello settoriale, ci sono le: costruzioni (per la costante crisi che ha colpito negli ultimi anni anche i principali gruppi di questo comparto); automotive, dove continua il calo delle vendite a livello europeo e in generale si assiste a un mutamento tecnologico in corso per rispondere alle maggiori esigenze di tutela ambientale, al quale non sono seguite idonee vendite ed incrementi di fatturato. Ancora in negativo ci sono i trasporti, che continuano a risentire di una marginalità molto bassa; l’elettronica, in affanno per un modello distributivo che ha subito profonde mutazioni negli ultimi anni e che ancora non ha ritrovato il giusto equilibrio. Per il futuro, a livello globale, il rischio è l’effetto domino. La quantità di grandi insolvenze dal primo al terzo trimestre 2019 era stato relativamente stabile (249 grandi insolvenze) ma la loro severità si è fatta stringente in termini di fatturato cumulativo (da 39,1 miliardi a 145,2 miliardi di euro), il che potrebbe avere effetti negativi sui fornitori lungo le supply chain. Più alto è valore del fatturato delle imprese candidate al fallimento, più grave è il danno ai singoli.

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