Governance per l’impresa green «si farà così»

Il nuovo Codice di autodisciplina, che sarà reso pubblico a fine mese, si profila per le società quotate come una tappa non formale di adeguamento del governo e delle prassi societarie ai principi della sostenibilità. Adeguamento che Patrizia Grieco, presidente del Comitato per la Corporate governance (e di Enel), ritiene utile sia «tempestivo», come scrive nella lettera di 11 pagine che il 19 dicembre ha inviato ai presidenti e agli amministratori delegati di tutti i gruppi e le aziende presenti nel listino di Piazza Affari.
Se già il Comitato che, promosso da Abi, Ania, Assogestioni, Assonime, Confindustria e Borsa Italiana, emana e aggiorna il Codice, ha provveduto a rendere noto il 9 dicembre che la sostenibilità sarà un focus del nuovo testo auto-regolamentare, la presidente nella lettera sottolinea e definisce alcuni punti in modo molto preciso.
Il Comitato ha individuato quattro aree «su cui sollecitare un miglioramento delle prassi di governance». La prima e probabilmente quella a cui viene dedicata la maggiore attenzione, «riguarda la gestione dei temi di sostenibilità, intesa quale profilo di portata generale e strategica per l’attività d’impresa». Precisazione che appare non secondaria, perché in sostanza significa che la sostenibilità diventa parte integrante delle strategie di business che, di conseguenza, allargano così il loro stesso perimetro di definizione rispetto alla “semplice” creazione di valore. Non una variabile lasciata alla «buona volontà» di aziende e amministratori, bensì un elemento che necessariamente diventerà componente la prassi e anche i piani strategici approvati dai consigli di amministrazione la cui esecuzione è affidata in primo luogo ai consiglieri delegati.
Raccomandazione
Nella lettera Patrizia Grieco sottolinea che il «Codice vigente fornisce già alcune indicazioni sull’importanza di una visione sostenibile dell’attività d’impresa», ma aggiunge che il Comitato di corporate governance, nella sua attività di monitoraggio sullo stato di applicazione del Codice, «osserva come, nonostante un buon grado di applicazione di queste indicazioni, in molti casi manchi una chiara attribuzione al consiglio di amministrazione della responsabilità di considerare il tema della sostenibilità come parte integrante e fondamentale nella definizione delle strategie d’impresa». Non solo: «L’attribuzione a un comitato endo-consiliare di funzioni istruttorie e di supporto in tema di sostenibilità è talvolta formulata in termini generici, evidenziando il rischio di una gestione di questi temi orientata soprattutto a funzioni comunicative, in particolare per soddisfare gli obblighi in materia di informazione non finanziaria». E a questo proposito riprende un’analisi della Consob dalla quale risulta che «la maggior parte delle imprese ha operato» nell’applicazione della normativa sulle informazioni “non contabili “, «in un’ottica di compliance, mentre pochi emittenti hanno colto l’occasione per avviare un processo di trasformazione in grado di coinvolgere modelli di business, governance e strategie». E proprio perché un tale processo venga avviato «tempestivamente», nella lettera si fa riferimento alla Raccomandazione 1: «Il Comitato invita i consigli di amministrazione a integrare la sostenibilità dell’attività d’impresa nella definizione delle strategie e della politica di remunerazione, anche sulla base di un’analisi di rilevanza dei fattori che possono incidere sulla generazione di valore nel lungo periodo».
Centralità dunque del cda e non un invito a prevedere nuove competenze, peraltro difficilmente definibili, né a creare sovrastrutture o cambiare l’architettura della governance. Il nuovo Codice raccomanderà alle imprese di definire e rendere espliciti obiettivi di business sostenibile sui quali l’azienda tutta, a cominciare da board e amministratore delegato, si concentra e fa propri, e sui quali si espone al giudizio e alla disciplina del mercato.
Fink ai ceo mondiali
E che sia urgente l’adeguamento raccomandato dal Comitato per la corporate governance lo si avverte anche da quanto sostiene nella sua ultima lettera ai ceo mondiali Larry Fink, numero uno di BlackRock, il più grande gestore di risparmi del mondo con 6 mila miliardi di dollari di patrimonio. In particolare, nel ripetere l’invito a un approccio di lungo periodo, Fink avverte i capi azienda: «Saremo sempre più propensi a votare contro i dirigenti e i consiglieri quando le società non svolgeranno processi sufficienti in materia di informativa sulla sostenibilità e non predisporranno linee guida e piani aziendali a essa connessi». Diventa dunque evidente come il mercato giudicherà (con il voto e anche con opzioni di investimento) imprese e top manager sulla base delle scelte relative a obiettivi di lungo periodo e di sostenibilità intesa nel suo perimetro più allargato a cominciare, per esempio, dalle azioni relative ai cambiamenti climatici. Fink mette al centro della sua consueta comunicazione ai ceo proprio questo aspetto che peraltro, secondo l’Allianz risk barometer 2020, rappresenta uno dei rischi maggiormente percepiti, e in modo crescente, dalle imprese del mondo. Tema sul quale è più avvertita l’emergenza e quindi la necessità di rapidi interventi nel governo e nella gestione di economia e aziende.
Gli osservatori più attenti, sottolinea Fink, sono i millennials. Che secondo BlackRock sono i protagonisti del maggior trasferimento di ricchezza della storia: dai baby boomers a loro stanno passando 24 mila miliardi di dollari. E i millennials, in veste di ceo e investitori, opereranno e valuteranno secondo una sensibilità “green”. Le imprese di tutto il mondo, italiane comprese, devono adeguarsi rapidamente.

Il clima sale nella mappa rischi Allianz

I rischi legati ai cambiamenti climatici sono fra quelli più percepiti, e in modo crescente, dalle imprese nel mondo secondo l’Allianz risk barometer 2020. Il nono sondaggio annuale fra 2.700 operatori in oltre 100 Paesi ha messo in evidenza che il rischio numero uno è oggi quello informatico, inteso come violazione dei dati, cyber crime, guasti e danni It. Tuttavia fra quelli in più rapida ascesa figurano i rischi legati al cambiamento climatico e all’aumentata instabilità meteorologica, che sono saliti in un anno dall’ottavo al settimo posto con il 17% delle risposte. Il climate change, come ha sottolineato Larry Fink di BlackRock nella lettera ai ceo mondiali, rappresenta una delle emergenze maggiori nel panorama della sostenibilità: «Ogni governo, azienda e azionista deve fronteggiarlo».

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