Digital Health made in Italy

di Francesco Elli

Tecnologia e salute, un binomio che genera entusiasmo e speranza facendo dimenticare polemiche e perplessità che altrove il progresso tecnologico non manca di sollevare. La conferma arriva dall’ultimo CES di Las Vegas, fiera di riferimento per la tecnologia di consumo del futuro, durante la quale il cluster Health & Wellness ha giocato un ruolo di primo piano. E l’Italia ha potuto dire la sua grazie con alcune startup arrivate in Nevada grazie a «Made in Italy – the Art of Technology», l’iniziativa con la quale TILT (The Italian Lab for Technology) offre alle nuove eccellenze tricolori l’opportunità di presentarsi a livello internazionale.
Tanti e diversificati gli specifici campi toccati dalle startup: dalle protesi alla diagnostica, dall’inquinamento ambientale al fumo. Proprio su quest’ultimo tema, molto originale l’applicazione messa in atto da iCanDo, azienda milanese ideatrice del portasigarette «smart» LifeBox e di un metodo che, in base a un test e una serie di informazioni fornite dall’utente, definisce una curva di riduzione graduale per smettere di fumare. Il portasigarette, interfacciandosi con la App, regola la sua apertura, impedendo l’accesso alle sigarette.
Più prettamente medicali i due progetti delle startup D-Eye e BionIT Labs. La prima ha studiato un sistema di screening che permette di effettuare esami della retina veloci e a basso costo utilizzando lo smartphone. La seconda ha portato a Las Vegas Adam’s Hand, la prima protesi bionica completamente adattiva che utilizza un solo motore per muovere tutte le dita ed è dotata di un’interfaccia di calibrazione basata su machine learning per apprendere come l’utente usi la protesi. Grande la soddisfazione di entrambe le realtà per l’esperienza vissuta al CES: «Abbiamo presentato le nostre soluzioni al pubblico internazionale e abbiamo raccolto importanti feedback che ci permetteranno di migliorare la nostra offerta», ha commentato Alberto Scarpa, ceo di D-Eye. Far parte dello stand italiano ci ha permesso di conoscere altre aziende e startup del nostro paese e di instaurare nuove amicizie e possibili collaborazioni». «Partecipare a CES 2020 è stata un’esperienza entusiasmante», fa eco Dario Pianese, cfo di BionIT Labs. «Si sono presentati allo stand potenziali clienti, possibili investitori, nuovi fornitori e aziende interessate ad approfondire la nostra tecnologia al fine di includerla nei propri prodotti».
Tornando alle startup presenti, sempre legata alle protesi è anche Rejoint, azienda fondata a Bologna nel 2015 e specializzata nella progettazione e produzione di strumenti per il settore ortopedico: da protesi realizzate attraverso l’elaborazione di un modello sviluppato a partire dalla TAC, a strumenti chirurgici «su misura» e dispositivi indossabili che monitorano e comunicano al medico i processi di recupero. La proposta di NuvAp, invece, punta sui dispositivi smart per monitorare l’inquinamento in ambienti chiusi. Il sistema non rileva solo temperatura, umidità o inquinanti comuni come polvere e CO2, ma anche elettrosmog, gas radon, radioattività, formaldeide, monossido di carbonio, metano e VOC. Huxelerate, infine, ha applicato l’esperienza accumulata nell’analisi di Big Data mettendo a punto il sistema Hugenomic che permette di ridurre da qualche mese a pochi giorni il tempo necessario all’elaborazione dei dati genomici. La tecnologia di Hugenomic può essere applicata ad ambiti come l’immunoterapia oncologia, il test genetico prenatale o lo sviluppo di nuovi farmaci di medicina personalizzata. (riproduzione riservata)

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