Cattolica, giusta causa per Minali

di Anna Messia

È guerra legale con il manager, il cui mandato scade ne12022. Una partita che potrebbe valere più di 3 milioni

Erano essenzialmente questioni tecniche e preparatorie all’assemblea straordinaria del 7 marzo quelle discusse martedì 28 nel corso del cda di Cattolica Assicurazioni. Ma c’è stato un punto dell’ordine del giorno di cui si è dibattuto a lungo, per quasi due ore. L’argomento spinoso riguardava le ragioni del defenestramento a fine ottobre dell’ex amministratore delegato Alberto Minali. Il manager siede ancora nel cda della compagnia. Da affrontare ci sono le questioni che riguardano le modalità per sciogliere definitivamente il rapporto con lui e il consiglio (con Minali assente) ha scelto di optare per una rottura per giusta causa Una partita che potrebbe valere più di qualche milione. Minali è entrato nella compagnia nel 2017, subentrando all’ex amministratore delegato Giovanni Battista Mazzucchelli. Il suo contratto è stato poi stato rinnovato per altri tre anni, ad aprile dello scorso anno e arriverà a scadenza solo ad aprile 2022, con l’approvazione del bilancio 2021. Alla fine del mandato mancano quindi più di due anni e mezzo e, senza una giusta causa, il manager potrebbe avere diritto a ricevere il compenso per il ritiro anticipato delle deleghe e, Come detto, si tratta di una partita milionaria.
Guardando i documenti della relazione sulla remunerazione di Cattolica Assicurazioni per il 2018 emerge un emolumento annuo per Minali di 800 mila euro, a cui si aggiungono 416 mila euro di compensi variabili non equity e altri 462 mila euro di fair value di compensi equity. In ballo ci sarebbero quindi più di 1,5 milioni l’anno da moltiplicare per più di due anni e mezzo restanti. Quindi in ballo ci sono ben più di 3 milioni. Somma cui il manager potrebbe puntare ad aggiungere i risarcimenti per il danno reputazionale subito per il ritiro del mandato anticipato. Ben diversa è la situazione nel caso in cui passasse la linea della giusta causa, nel qual caso il manager non avrebbe diritto al compenso non incassato. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la compagnia avrebbe deciso di muoversi proprio su questa strada e avrebbe già informato la Consob della sua scelta ribadendo il fatto che le decisioni del manager, nell’ultima parte del suo mandato, non sarebbero state allineate alle posizioni del cda. Nel comunicato diffuso a fine ottobre. che annunciava il ritiro delle deleghe per affidarle al direttore generale Carlo Ferraresi, si faceva riferimento in particolare a visioni differenti tra Minali e il consiglio sull’assetto della compagnia, confermando però gli obiettivi del piano industriale che lo stesso manager aveva presentato ai mercati. Cattolica «ha constatato e preso atto che si è progressivamente verificata una divergenza di visione con l’ad per quanto riguarda l’organizzazione societaria, gli scenari strategici e i rapporti con i soci e col mercato, con la conseguenza di una non fluida, distesa e positiva posizione dell’amministratore delegato verso il cda e una non sufficiente sintonia e organicità nelle rispettive competenze», si leggeva nel comunicato. Questioni su cui, come noto, anche l’Ivass e Consob, con la Guardia di Finanza, vogliono vederci chiaro, al punto da aver avviato, prima di Natale. ispezioni nella sede della compagnia di Verona, tuttora in corso da parte dell’istituto di controllo assicurativo. Ispezione che po-trebbe durare fino all’assemblea di marzo chiamata a votare le modifiche alla governante di Cattolica. A questo punto è facile aspettarsi una guerra legale, con gli avvocati di Minali pronti a smontare la tesi della giusta causa e a chiedere risarcimenti per i danni reputazionali subiti. riproduzione riservata)

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