Il 60% delle imprese associate a Confindustria adotta politiche di welfare

Secondo la recente rilevazione del Centro Studi di Confindustria – condotta tra febbraio e aprile 2019 – il 21% delle aziende associate a Confindustria applica attualmente un contratto aziendale che prevede l’erogazione di un Premio di Risultato.

Si riscontrano però ampie differenze per settore e dimensione aziendale: ciò è dettato anche dal fatto che il campione preso in considerazione è fatto in maggioranza di imprese del comparto industriale-meccanico e di quello dei servizi e di dimensioni medio-grandi. Considerando ciò, l’indagine stima che circa il 59% dei lavoratori delle realtà imprenditoriali associate (circa 3 milioni) godano di forme premiali annuali.

Oltre il 35% delle imprese che applicano adottano il Premio di Risultato prevedono anche la possibilità di convertirlo in welfare. Tale opzione tende ad essere più diffusa al crescere della dimensione aziendale: nel settore industriale, ad esempio, è prevista dal 27% dei contratti in imprese fino a 15 dipendenti, dal 30% in quelle con 16-99 addetti e da quasi la metà (48%) in quelle con 100 addetti e più.

L’indagine monitora poi la diffusione delle politiche di welfare a livello aziendale. I risultati indicano che nel 2019 oltre il 60% delle imprese associate a Confindustria mette a disposizione dei propri dipendenti non dirigenti uno o più servizi previsti dalla normativa; come avviene per la contrattazione dei Premi di Risultato, anche il welfare tende ad essere più presente nell’industria e nelle grandi imprese.

Tra le prestazioni più diffuse vi sono sanità integrativa e previdenza complementare. Nello specifico, quasi la metà delle aziende associate versa contributi in fondi di assistenza sanitaria integrativa a favore dei propri dipendenti (46%), principalmente in applicazione di quanto previsto dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (39%). La diffusione della previdenza complementare è pari al 29%, anch’essa soprattutto in attuazione di CCNL (24,5%). Seguono poi le somministrazioni di vitto (come le mense aziendali) e i fringe benefit (tra cui autovetture ad uso promiscuo o prestiti agevolati), messi a disposizione da circa una su 5 aziende (21% e 20%). I rimborsi riguardanti le spese scolastiche e quelle per l’educazione dei figli sono forniti dal 7% delle aziende; una quota molto simile eroga misure con finalità ricreative (art. 100 del Tuir), 6%.

Si attesta al 10% la diffusione del cosiddetto “carrello della spesa”, un altro tipo di erogazione che – secondo la definizione del rapporto del Centro Studi Confindustria – si caratterizza per offrire un concreto sostegno al potere di acquisto dei dipendenti, anche attraverso la stipula di accordi realizzati con specifici esercenti. Si fermano al 4% i servizi di trasporto collettivo e gli interventi riguardanti l’assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti.

Nota 14/2019 del Centro Studi di Confindustria “Indagine sulle politiche pubbliche”

Fonte: Percorsi di secondo welfare

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