Intesa tra Commissione, autorità nazionali e Abe. Nel mirino i derivati da criptovalute
Rapidi scambi di informazioni e alert comuni in tutta l’Ue
di Luigi Chiarello

Rapidi scambi di informazioni e parametri comuni per condividere le segnalazioni sensibili, in modo tempestivo ed efficiente, così da rendere il sistema meno esposto al riciclaggio di denaro. E i segnali di allerta meno deboli. Ma anche regole di dettaglio sulle informazioni da scambiare, oltre che sulle condizioni e le garanzie per la privacy da applicare in tutta l’Ue, a tutela dei dati finanziari di cittadini e imprese. Sullo sfondo, una possibile stretta ai fondi speculativi che investono in derivati da criptovalute. È questo il nocciolo di un nuovo memorandum d’intesa, siglato ieri, tra la commissione europea e le rispettive autorità nazionali di vigilanza sugli istituti finanziari. La cooperazione rafforzata coinvolge anche le autorità europee di vigilanza, in primis l’Autorità bancaria europea (Abe). L’intesa rappresenta uno dei tasselli del più ampio piano d’azione contro il riciclaggio, adottato il quattro dicembre scorso dall’Ecofin. Ed è un passaggio ineludibile per garantire la completa applicazione in tutta l’Unione, entro il 2020, della quinta direttiva antiriciclaggio: la n. 843 del 30 maggio 2018, che modifica la precedente direttiva 849/2015, recepita in Italia dal dlgs 90/2017.

L’accordo tra l’esecutivo Ue e le autorità finanziarie di vigilanza giunge a meno di una settimana dal report pubblicato dall’Autorità bancaria europea sulle criptovalute e sull’applicabilità, ad esse e a tutte le attività crittografiche, della normativa europea ad oggi vigente; report che svela anche che in alcuni paesi, come il Regno Unito, l’autorità finanziaria sta studiando come imporre un divieto ai derivati da criptovaluta, a tutela degli investitori «meno istruiti» dal punto di vista dei rischi finanziari; nel mirino, in particolare, i fondi negoziati in borsa che speculano sulle oscillazioni di prezzo delle criptovalute. Un genere di attività, che è stato già proibito in Germania. Ma andiamo con ordine.

A inizio dicembre il Consiglio europeo dei ministri dell’economia e delle finanze ha adottato un piano d’azione per contrastare più efficacemente le attività di riciclaggio di denaro e finanziamento delle attività terroristiche. Si tratta di una serie di azioni non legislative e a breve termine, per raggiungere otto obiettivi:
– identificare i fattori che hanno contribuito ai recenti casi di riciclaggio di denaro nelle banche Ue, per predisporre meglio eventuali azioni aggiuntive a medio e lungo termine;
– mappare i rischi rilevanti di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo e le migliori pratiche di vigilanza prudenziale per affrontarli;
– intensificare la convergenza in materia di vigilanza e tenere più in conto gli aspetti dell’anti-riciclaggio nel processo di vigilanza prudenziale;
– assicurare una cooperazione efficace tra le autorità di vigilanza prudenziale sull’antiriciclaggio;
– chiarire gli aspetti relativi al ritiro dell’autorizzazione alle banche, in caso di gravi violazioni;
– migliorare la supervisione e lo scambio di informazioni tra autorità competenti;
– condividere le migliori pratiche e generare attività di convergenza tra autorità nazionali;
– migliorare la capacità delle autorità europee di vigilanza nell’utilizzare meglio i poteri e gli strumenti esistenti.

Le norme Ue in materia di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo sono state oggetto di due riforme consecutive, dal 2015 ad oggi. La revisione, come già detto, della direttiva antiriciclaggio, nel maggio 2018. E la presentazione, il 12 settembre scorso, di una proposta della Commissione europea per rafforzare ulteriormente il controllo delle istituzioni finanziarie; proposta che, attualmente, è in discussione in Consiglio Ue. Vediamo di capirne di più.

La nuova proposta della commissione Ue nasce da alcuni casi recenti di riciclaggio di denaro in banche che operano nel territorio dell’Unione; casi che hanno sollevato timori sul fatto che le norme europee non siano sempre applicate in modo efficace in tutta l’Unione. Finendo per arrecare danni alla stabilità finanziaria di alcuni istituti di credito. Così, Bruxelles ha proposto di modificare il regolamento istitutivo dell’Autorità bancaria europea (Abe) per rafforzarne il ruolo in fatto di vigilanza antiriciclaggio. Come? Riconoscendo alla medesima autorità europea due diritti: il diritto di chiedere alle singole autorità nazionali di vigilanza che effettuino indagini su presunte violazioni delle norme Ue; il diritto di chiedere alle stesse autorità nazionali che vengano irrogate sanzioni. Non solo. In base alla proposta della commissione europea, anche i poteri dell’Abe saranno rafforzati, in più direzioni. In sostanza, l’Abe potrà:
– qualora le autorità nazionali non agiscano, notificare direttamente le proprie decisioni ai singoli operatori del settore finanziario, sotto indagine;
– redigere nuovi standard comuni di vigilanza, effettuare revisioni periodiche sull’attività delle singole autorità nazionali e stilare valutazioni dei rischi;
– raccogliere informazioni sui trend di riciclaggio e favorire lo scambio di tali informazioni tra le autorità di vigilanza nazionali (i cosiddetti hub di dati);
– facilitare la cooperazione con i paesi terzi per i casi transfrontalieri;
– istituire un nuovo comitato permanente che riunisca le autorità nazionali di controllo antiriciclaggio.

Criptovalute. Sullo sfondo la richiesta dell’Abe di un rafforzamento delle regole sulle attività crittografiche, le criptovalute e le ico (offerte iniziali di monete virtuali), per evitare che la regolamentazione esistente diventi troppo diversificata nell’Unione. In particolare, sotto la lente dell’Autorità bancaria europea c’è il rischio che queste attività facciano tutte rotta verso Gibilterra e Malta, dove le attività in blockchain e crittografia godono di minori standard di conformità rispetto al resto dell’Unione. Generando rischi di concorrenza sleale. Del resto, va ricordato che il Gruppo di azione finanziaria (Gafi), di recente, ha sottolineato che puntare al riciclaggio di denaro nel settore criptovalute è la sua priorità assoluta, invitando i paesi Ue ad aumentare la vigilanza sugli scambi di moneta elettronica e sugli ico, in quanto spesso ricettacolo di attività criminali.

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