Sprint sui Pir anche in borsa

L’accelerazione sui regolamente spinge le società del risparmio gestito
Mef e Mise al lavoro per chiarimenti sul venture capital. Conferma il cdm su quota 100 e reddito di cittadinanza
di Andrea Pira

L’accelerazione impressa dal governo alla stesura del decreto attuativo dei nuovi Pir ha messo le ali al comparto del risparmio gestito. I ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico si sono dati tempo fino a febbraio per chiarire come funzioneranno i piani individuali di risparmio così come previsto dalla legge di Bilancio 2019. Il mercato non dovrà pertanto attendere aprile, termine massimo che il governo si era dato per emanare i regolamenti. Banca Mediolanum ha guadagnato il 2,3%, Banca Generali il 3,1%, Azimut l’1,6% mentre Anima è balzata del 6,4%. È soprattutto la parte riguardante il venture capital a sollevare dubbi tra gli operatori. La manovra è intervenuta con un adeguamento sugli strumenti che godono incentivi fiscali per incoraggiare gli investimenti a lungo termine in piccole e medie imprese per favorire anche start-up e pmi innovative.
La legge prevede che il 3,5% dei Pir sia investito in società dell’Aim con meno di 250 dipendenti e 50 milioni di euro di fatturato. Gli operatori lamentano tuttavia che il flottante attuale dell’Aim in società con le caratteristiche richieste è inferiore alla soglia del 3,5%, circa 800 milioni di euro. Un altro 3,5% dovrà invece andare in fondi venture, alzando tuttavia il profilo di rischio di prodotti pensati per investitori meno sofisticati. Secondo voci della maggioranza la nuova raccolta può iniziare subito e usufruire delle esenzioni. Le novità riguardano i Pir costituiti dal 1° gennaio 2019. Da parte del presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos, pronto a sedersi al tavolo con il governo, è invece arrivata l’idea di fondi chiusi dedicati alle pmi che essendo più illiquidi abbiamo anche maggiori benefici fiscali.

In attesa di mettere a punto i regolamenti sui Pir, la maggioranza giallo-verde non è riuscita ancora a definire una volta per tutte sulle due misure bandiera di Lega e Movimento 5 Stelle. Per questa mattina è in agenda un vertice politico tra il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Soltanto a tarda sera una nota dello stesso premier ha confermato che il cdm in programma si terrà regolarmente. Il testo del decreto su quota 100 come criterio per andare in pensione e reddito di cittadinanza ieri faticava ad avere la bollinatura della Ragioneria di Stato. In ballo resta l’anticipo dello sblocco del tfr per gli statali, allo stato attuale previsto con un slittamento di uno o due anni e sul quale era in corso una trattativa con l’Abi per anticipare le somme. Sul reddito di cittadinanza l’impasse riguarda invece l’assegno per le 250mila famiglie con almeno un componente invalido.
Nel decreto è anche contenuta la norma che reintroduce i consigli d’amministrazioni in Inps e Inail. Intanto ieri, in vista della scadenza del mandato monocratico del presidente Tito Boeri, il consiglio di indirizzo e vigilanza dell’ente previdenziale ha avviato l’iter per la nomina del successore. «Un atto dovuto», dice il presidente del Civ, Guglielmo Loy. Resta in ballo anche la presidenza Consob, vacante dal 13 settembre. Parte dei grillini spinge per il funzionario della stessa Authority, Marcello Minenna (sostenuto anche dalle associazioni dei consumatori, ma il cui ruolo solleva riserve al Quirinale). Una fonte leghista commenta: «solo agitazione». Ma potrebbe essere questione di pochi giorni. (riproduzione riservata)

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