RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 17/01/2019

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L’accelerazione impressa dal governo alla stesura del decreto attuativo dei nuovi Pir ha messo le ali al comparto del risparmio gestito. I ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico si sono dati tempo fino a febbraio per chiarire come funzioneranno i piani individuali di risparmio così come previsto dalla legge di Bilancio 2019. Il mercato non dovrà pertanto attendere aprile, termine massimo che il governo si era dato per emanare i regolamenti. Banca Mediolanum ha guadagnato il 2,3%, Banca Generali il 3,1%, Azimut l’1,6% mentre Anima è balzata del 6,4%. È soprattutto la parte riguardante il venture capital a sollevare dubbi tra gli operatori. La manovra è intervenuta con un adeguamento sugli strumenti che godono incentivi fiscali per incoraggiare gli investimenti a lungo termine in piccole e medie imprese per favorire anche start-up e pmi innovative.

Axa Italia fa coppia con Italiaonline per facilitare la digitalizzazione delle piccole e medie imprese italiane. Da questa collaborazione nasce Go Digital, servizio pensato ad hoc per le pmi clienti del gruppo assicurativo guidato nella Penisola dall’a.d. Patrick Cohen. Nel dettaglio, Go Digital offre una serie di soluzioni per costruire (o anche solamente consolidare) la presenza digitale delle pmi, per esempio costruendo un proprio sito web o una piattaforma di e-commerce, ottimizzando la propria visibilità online o ancora creando campagne di comunicazione digitali mirate. A disposizione c’è anche un corso di e-learning gratuito, focalizzato sul digital marketing e fornito da Iab Italia, associazione dedicata all’advertising interattivo.
Il World Economic Forum ha presentato a Londra il Global risk report, realizzato in collaborazione con Zurich e Marsh. In Italia, al primo posto, si trovano i pericoli di fallimenti di carattere finanziario. «Se a livello mondiale i rischi climatici e ambientali sono ritenuti tra i più rilevanti, in Italia sembra non vi sia una reale percezione della loro enorme portata», ha dichiarato Saverio Longo, head of commercial insurance di Zurich Italia. «Se si pensa che il 91% dei comuni è a rischio frane, allagamenti e alluvioni, è innegabile che si tratti di un tema primario per il nostro paese. Zurich può giocare un ruolo fondamentale in questo contesto, aiutando la società e le aziende a comprendere e gestire meglio le diverse tipologie di rischio, compresi quelli climatici».

corsera

  • Il mio telefono è sicuro
I ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione devono promuovere al più presto, entro sei mesi, una campagna informativa sulle corrette modalità d’uso di telefoni cellulari e cordless e sui rischi per la salute e per l’ambiente connessi a un uso improprio di questi apparecchi. Lo ha deciso il Tar del Lazio, accogliendo parzialmente un ricorso proposto dall’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog che riguardava un’iniziativa mai attuata e annunciata 7 anni fa. Per i giudici amministrativi di primo grado, dagli atti depositati risulta che già il 16 gennaio 2012 il ministero della Salute, in riscontro a una precedente richiesta dell’Associazione, avesse annunciato la campagna d’informazione in fase di preparazione. Dopo aver consultato il Consiglio superiore di sanità e l’Istituto superiore di sanità, pur non essendo stato dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione a radiofrequenze e cancro, ma in assenza di prove certe che potessero escludere del tutto un legame, il ministero aveva deciso di promuovere l’uso responsabile del telefono.
  • «I sospetti sulla pericolosità non sono stati dimostrati»
I telefonini erano stati «assolti per mancanza di prove» nel 2010 da un’ampia indagine condotta dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (lo Iarc di Lione) dell’Oms, che un anno dopo aveva fatto un parziale dietrofront, quando un gruppo di 34 esperti, al termine di una revisione degli studi sul tema, aveva definito i campi elettromagnetici come «possibilmente carcinogeni». «Nel 2011, la Iarc ha preso in esame tutti gli studi in materia — spiega Paolo Rossi, della direzione generale alla prevenzione del ministero della Salute —: sia quelli sperimentali in vivo su animali e in vitro su cellule, sia quelli epidemiologici sull’uomo, sull’eventuale ruolo dei campi elettromagnetici a radiofrequenza emessi non solo dai telefoni cellulari, ma anche da antenne radiotelevisive e antenne fisse per telefonia cellulare, nonché da apparecchiature di notevole potenza usate in ambito industriale». Le conclusioni hanno portato gli scienziati a classificare i campi elettromagnetici a radiofrequenza come «possibilmente cancerogeni per gli esseri umani» (Gruppo 2B) e non come «probabilmente cancerogeni» (Gruppo 2A) né come «cancerogeni certi» (Gruppo 1, in cui sono compresi ad esempio i lettini abbronzanti e il radon presente nelle abitazioni). «Gli studi successivi al 2011 non rimuovono le incertezze connesse a questa classificazione (compresi due recenti studi condotti negli Usa e in Italia) — risponde Rossi — per cui al momento si può dire che permangono solo dei sospetti circa una possibile cancerogenicità dei telefoni cellulari, che tuttavia non è stata ancora dimostrata». L’ultima ampia indagine è datata 2018 e ha analizzato 16.825 tumori cerebrali registrati in Australia tra il 1982 e il 2013: non è stato rilevato un numero maggiore di casi nel periodo di boom del telefonini, fra il 2003 e il 2013.

  • In Italia record di investimenti a quota 560 milioni
L’ecosistema delle startup in Italia deve ancora maturare, ma qualche segnale positivo arriva dal fronte degli investimenti. D’altra parte, a sentire gli startupper, i capitali sul mercato sembrano non mancare. La vera sfida è avere un business scalabile che vada oltre i primi tre anni di vità della società innovativa e che soprattutto abbia le caratteristiche per crescere. A conti fatti, da Agi, l’anno appena chiuso ha registrato investimenti quasi quintuplicati rispetto al 2017. Nel dettaglio nel corso del 2018 sono stati investiti circa 560 milioni in startup italiane, se si sommano i capitali investiti dai fondi di venture capital, acceleratori e incubatori sul territorio nazionale e business angels (490 milioni circa) e quelli raccolti attraverso le principali piattaforme di crowdfunding (30 milioni) più alcune operazioni ufficiali fatte da privati e investimenti a debito (40 milioni). Il deal dell’anno è stato l’aumento di capitale di Prima Assicurazioni
  • Auto, Europa al palo per la crisi del diesel: in un anno -18,9%
Il mercato dell’auto in Europa chiude il 2018 ai livelli del 2017 e inverte il trend in recupero dei volumi a partire dal 2013. Il risultato di dicembre, in particolare, fa segnare un calo nelle immatricolazioni dell’8,7% in Europa e nell’area Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera), un segno meno per il quarto mese consecutivo, come fa notare l’Acea, l’Associazione dei costruttori europei di automobili. L’andamento commerciale dell’ultimo quadrimestre, all’indomani dell’entrata in vigore del nuovo sistema di omologazione (WLTP) , è stato condizionato anche dal raffreddamento della congiuntura economica in molte aree e ha finito per pesare sulle performance dell’intero anno, che ha chiuso a quota 15 milioni e 624.486 nuove vetture a fronte delle 15 milioni e 630.555 del 2017. Bene, sottolinea l’Acea, l’andamento della domanda nei paesi dell’Europa centrale, dove le immatricolazioni sono cresciute dell’8%, mentre tra i cinque major market la situazione resta molto differenziata: in evidenza la Spagna, cresciuta nell’anno del 7%, e la Francia, che chiude a +3%, registrano il segno meno le vendite di auto in Italia (-3,1%) e nel Regno Unito (-6,8%) mentre chiude in pari la Germania, con le immatricolazioni il linea con il 2017 (-0,2%).

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Secondo Willis Re, le stime riguardanti i danni assicurati da grandi catastrofi naturali nel 2018 ammontavano a circa 71,5 miliardi di dollari, il valore più alto dal 2011, pari a 120 miliardi di dollari.
Tuttavia, i danni assicurati nel 2018 sono leggermente inferiori alla metà di quelli del 2017 e sono marginalmente superiori alla media delle perdite annuali degli ultimi otto anni, secondo il report “Summary of Natural Catastrophe Events 2018” di Willis Re.

Cinque anni fa, questa start-up con sede a New York è partita all’assalto del mercato americano dell’assicurazione sanitaria e ha già conquistato posizioni di forza. Valutato a 3,2 miliardi di dollari, è riassicurato da AXA.
“Non abbiamo creato Oscar perché ci piaceva l’assicurazione sanitaria. Al contrario….”. Così la presentazione ironica della compagnia. Tuttavia, i fondatori di Oscar Health sembrano aver trovato la formula giusta. A questa giovane forza dell’economia digitale, che avanzando sul terreno di mastodonti quotati in borsa, non è già rimasto molto di una start-up. Ha più di 1.000 dipendenti. E il suo fatturato per il 2018 – che sarà pubblicato all’inizio di marzo – dovrebbe superare il miliardo di dollari.