RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 12/01/2018

Lasciato alle spalle un 2018 in cui hanno perso in media il 5,8%, e fatti i mea culpa del caso, i money manager sono chiamati a superare il pessimismo generale che condiziona i mercati.
Per diversificare di più e ridurre il rischio, Azimut punta su un desk di asset manager planetario. Intanto per il futuro del gruppo il presidente Giuliani seleziona un team di giovani manager. «Abbiamo costruito una squadra di gestori distribuiti su tutti i Continenti nei quali abbiamo investito. Azimut dispone così di un desk che monitora i mercati 24 ore su 24, ricco di competenze diversificate. È la risposta migliore che possiamo dare alla flessione dei mercati, che dopo le fasi calanti tornano regolarmente a crescere. Si tratta di farsi trovare pronti e noi crediamo di esserlo». Così Pietro Giuliani prepara la risposta all’anno in cui le performance anno brillato di meno, tranquillizzando i clienti.
La previdenza complementare ha la funzione di accompagnare l’aderente lungo il proprio ciclo di vita con la finalità di consentirgli di integrare la propria pensione obbligatoria che, alla luce degli effetti del metodo di calcolo contributivo, appare in diminuzione. L’evoluzione del mercato del lavoro accentua però il carattere della mobilità , anche transfrontaliera, per fronteggiare la quale la direttiva 2014/50/Ue ha introdotto correttivi utili a modellare il funzionamento dei fondi pensione in funzione delle nuove esigenze. La finalità è quella di migliorare l’acquisizione e la salvaguardia dei diritti pensionistici complementari. La disciplina comunitaria prevede che gli ordinamenti nazionali si adeguino entro il prossimo 21 maggio. Bruxelles dovrà redigere una relazione sulla relativa applicazione (da presentare al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo) entro il 21 maggio 2020. La finalità è quella di introdurre ulteriori disposizioni di salvaguardia, in relazione a piani pensionistici originati da rapporti di lavoro, quelle che in terminologia comunitaria si definiscono come «pensioni professionali».

I Pir preoccupano gli investitori perchè la riforma alla disciplina, introdotta con la legge di bilancio 2019 (con l’ampliamento del raggio d’azione al venture capital e strumenti negoziati su sistemi multilaterali di negoziazione tra cui l’Aim) rischia di bloccare le nuove emissioni in attesa dei decreti attuativi. «Credo che il mercato dei Pir sia un mercato con possibilità di crescita non assimilabili a quelle che abbiamo visto fino ad ora», ha dichiarato Giacomo Campora, a.d. di Allianz.
Al momento, secondo Equita, sembrerebbe impossibile istituire dei nuovi Pir con i relativi benefici fiscali, visto che il testo ne subordina la creazione ai chiarimenti contenuti nei decreti attuativi che ancora non ci sono.
La raccolta netta di risparmio gestito (escluse le deleghe assicurative di ramo I) del gruppo Anima nel mese di dicembre 2018 è stata positiva per circa 75 milioni di euro, per un totale da inizio anno positivo per circa 1,1 miliardi di euro; il totale delle masse gestite a fine mese è stata pari a circa 88,5 miliardi di euro, sostanzialmente in linea rispetto al dato di fine dicembre 2017.
Pensioni (future) dei periti industriali «rimpinguate» per un quinquennio: è stata, infatti, appena approvata dai ministeri vigilanti del lavoro e dell’economia la delibera dell’Eppi (l’Ente previdenziale della categoria professionale dell’area tecnica), che è orientata a «spalmare» sui montanti dei circa 14.000 iscritti oltre 23,5 milioni di euro. L’iniziativa, varata dal Consiglio di amministrazione della Cassa poco meno di otto mesi fa, aveva fissato la distribuzione sulle posizioni pensionistiche degli associati dell’«80% del gettito della contribuzione integrativa (la quota versata dai clienti dei professionisti, ndr) riferita all’anno 2016».
La Lapet sarà fortemente impegnata sia nella tutela degli associati che dell’utenza che a essi si rivolge. Affinché l’obbligo di copertura assicurativa non gravi troppo sui professionisti, l’associazione si è da anni fatta carico di tali costi. La polizza infatti è gratuita e automatica al momento dell’iscrizione, stipulata con una primaria compagnia assicuratrice a livello mondiale, ha una copertura dei rischi professionali e complementari ad ampio raggio, i cui massimali raggiungono ben un milione di euro.
Riguarda, solo per citarne alcune, l’attività di tributarista, incluse l’attività di mediazione, l’attività di revisore in enti privati e pubblici. Tra le garanzie aggiuntive, l’assicurazione copre la responsabilità civile che può derivare per fatto commesso da contitolari, collaboratori o dipendenti; la perdita, lo smarrimento, il danneggiamento o la distruzione per qualunque causa di documenti e anche la responsabilità civile a cagione di ingiuria o diffamazione commesse nell’esercizio dell’attività professionale.

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  • Tutti colpevoli, anzi innocenti l’altalena delle sentenze sui manager
Dal rogo alla Thyssen al disastro di Viareggio, i pm hanno sempre puntato in alto Ottenendo risultati contrastanti e in alcuni casi ancora incerti.
Il nodo che i giudici sono chiamati a sciogliere in casi del genere riguarda l’esistenza di un collegamento, il “nesso di causalità”, fra il tipo di evento che si è verificato e la violazione di obblighi di diligenza. In organismi complessi, come le grosse società, ci sono ripartizioni di competenze, deleghe di funzioni, che non sempre fanno capo all’amministratore delegato e su questo versante, spesso, si gioca la partita.

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  • Carige, rating sotto esame. La banca fa causa a Berneschi
Tra cessione di npl e richieste di patrimonio da coprire con la vendita a un partner più forte o con la nazionalizzazione, le prospettive della banca sono «incerte» e per questo Moody’s ha posto ieri sotto osservazione il rating «Caa3». Intanto Carige ha fatto causa per danni per 138 milioni all’ex presidente dell’istituto, Giovanni Berneschi, e all’ex presidente delle assicurazioni, Ferdinando Menconi, già condannati a 8 anni e 7 mesi e 8 anni e sei mesi in appello.

  • «Pir, regole da rivedere Servono i fondi chiusi»
«Assogestioni mantiene con Mef e Mise un dialogo aperto, costruttivo e di costante collaborazione». È questa la premessa di Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni, prima di commentare le novità normative che interesseranno i Pir di nuova istituzione in seguito alle modifiche apportate dalla legge di bilancio 2019.
  • Anima. Raccolta 2018 a quota 1,1 miliardi
La raccolta netta di risparmio gestito (escluse le deleghe assicurative di ramo I) del gruppo Anima a dicembre 2018 è stata positiva per circa 75 milioni di euro, per un totale da inizio anno positivo per circa 1,1 miliardi di euro. Il totale delle masse gestite a fine mese è pari a circa 88,5 miliardi di euro, sostanzialmente in linea rispetto al dato di fine dicembre 2017.
  • S&P: rischio BTp per le compagnie italiane
Il verdetto di S&P sul settore assicurativo italiano è che il profilo di rischio del comparto si colloca su livelli «intermedi». Complice la combinazione tra fattore Paese e dinamiche di mercato. L’andamento dello spread tra BTp e Bund ha avuto un impatto rilevante sul comparto. Più nel dettaglio, se nel 2017 l’industria ha beneficiato di un incremento importante dell’indicatore di solidità, il 2018 ha messo a dura prova l’indice. A fine 2017, infatti, il Solvency II medio era pari al 241% (rispetto al 221% dell’anno precedente), tuttavia secondo le stime dell’agenzia l’allargamento degli spread sui titoli di Stato italiani ha portato a un declino del coefficiente di solvibilità di circa 30 punti nella seconda metà del 2018 per la maggior parte degli assicuratori. Va detto, però, che secondo le attese di S&P un ulteriore ampliamento non avrebbe un impatto simile poiché potrebbe entrare in azione il volatility adjustment, ossia il meccanismo che mitiga gli effetti negativi legati alla dinamica del differenziale. Quanto invece ai titoli di Stato in portafoglio, questi hanno ormai raggiunto un peso medio sul totale degli asset in gestione attorno al 45%, ben distante dal dato di fine 2015 che era pari al 50%.
  • Rc auto, sconti da scatola nera dalla stipula del contratto
Il Movimento 5 Stelle rilancia l’Rc auto «equa». La norma era stata stralciata dalla prima versione del decreto semplificazioni, giunto in Consiglio dei ministri ad ottobre, per l’opposizione della Lega. Ora torna al Senato come emendamento.
In base alla proposta, che ha come primo firmatario Sergio Puglia e reca la firma di altri 20 senatori grillini, gli sconti obbligatori previsti dalla normativa attuale per gli automobilisti che abbiano già installato la scatola nera scatterebbero anche dopo aver semplicemente «stipulato il contratto che ne preveda l’installazione» o se ci sono dispositivi con caratteristiche analoghe già installati su proposta della compagnia.
La novità varrebbe anche per lo sconto aggiuntivo che va applicato agli automobilisti virtuosi residenti nelle province a maggiore tasso di sinistrosità.
Inoltre l’emendamento prevede che la scatola nera da installare non sia necessariamente «portabile».

 

  • Pir, le nuove regole bloccano il mercato (almeno per ora)
C’erano una volta i Pir. Perché chi oggi volesse sottoscrivere un piano individuale di risparmio non lo può fare, a meno che non lo abbia già acquistato nel 2018 o nel 2017 e voglia alimentarlo. Diversamente deve aspettare: non c’è ancora un mercato con prodotti conformi alla nuova normativa, i cui dettagli decisivi emergeranno con i decreti attuativi. Da quest’anno, infatti, per chi si affaccia per la prima volta sul segmento Pir è possibile acquistare soltanto i “nuovi” piani individuali le cui caratteristiche sono scritte nero su bianco sulla legge di Bilancio 2019 e che non sono ancora disponibili (i decreti attuativi possono essere redatti nell’arco di tre mesi). Insomma, al momento siamo di fronte a un vuoto e gli operatori si auspicano che il Governo intervenga il prima possibile per fare chiarezza e porre rimedio a questa situazione.
  • Sgr alla prova del nodo liquidità
Parola d’ordine chiarimento. In attesa dei Decreti attuativi, sulla carta i nuovi Pir hanno certamente un profilo di rischio più alto rispetto ai vecchi.
Un tema questo che tocca tutti gli intermediari che dovranno confrontarsi con gli investitori nei prossimi mesi. Nel 2018 i corsi di Borsa, decisamente volatili, non hanno aiutato le scelte dei gestori dei fondi Pir che nella maggior parte dei casi hanno chiuso l’anno con risultati deludenti.
E questo ha evidenziato ulteriormente come l’approccio ai piani individuali di risparmio, essendo prodotti che investono prevalentemente in azioni, giustifichi una logica di medio lungo periodo.