RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 07/01/2019

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La legge anticorruzione si occupa anche di inasprire le sanzioni che società e imprese dovranno pagare a seguito dei vantaggi ottenuti dalle azioni corruttive dei responsabili. Con un effetto cassa per lo Stato positivo, per quanto non sia quantificabile e quello di espungere dal mercato l’impresa per un lasso di tempo piuttosto significativo.
Il provvedimento infatti apporta modifiche anche al dlgs n. 231/2001, che ha introdotto in Italia il principio di responsabilità amministrativa delle società per reati commessi a loro vantaggio.
Le pensioni del 2019? Più lontane e più magre. Quelle degli anni passati? Più povere e tagliate.
Per chi andrà a riposo quest’anno, infatti, due novità allontanano e assottigliano l’assegno di pensione. Sono: la «speranza di vita», che aggiorna il requisito d’età per il pensionamento di cinque mesi; e i nuovi «coefficienti di trasformazione» (le aliquote che trasformano, appunto, i contributi in pensione) che riducono l’importo della pensione a chi andrà a riposo, in media, di oltre l’1% rispetto a chi ci è andato l’anno scorso. Se è questo il triste scenario per chi si affaccia alla pensione, altrettanto cupo è quello di chi in pensione già ci è andato. La legge di Bilancio del 2019, infatti, ha introdotto due tagli: ha ridotto la rivalutazione delle pensioni d’importo oltre 1.540 euro mensili lordi (il taglio durerà tre anni); e ha previsto un ticket su quelle d’oro, cioè superiori a 100 mila euro, calcolate in tutto o in parte con la regola retributiva, di misura variabile dal 15 al 40%.
Brutta notizia per chi andrà a riposo quest’anno. Riceverà una pensione inferiore di oltre l’1 % rispetto a chi ci è andato l’anno scorso. La perdita è quantificabile in 268 euro per chi va in pensione a 67 anni, di 297 euro per chi ci va a 68 anni, di 319 euro per chi ci va a 69 anni e di 340 euro per chi ci va a 70 anni. Il taglio è stato fissato dal decreto 15 maggio 2018, che ha rideterminato i coefficienti di trasformazione del montante contributivo per il biennio 2019/2020. È la quarta revisione, tutte negative in dieci anni, e il calo complessivo raggiunge e supera il 12%. Scappatoie da questa tagliola non ci sono, se non quella di lavorare di più.
Lo stato avanzamento lavori, al 31 dicembre 2018, della privacy a tinte europee evidenzia, tra le cose fatte, la cernita delle disposizioni di codici deontologici e delle autorizzazioni generali compatibili con il Regolamento generale Ue n. 2016/679 sulla protezione dei dati (Rgpd); mentre sono ancora in lavorazione una serie di adempimenti e provvedimenti, tra cui le misure di garanzia in ambito sanitario oppure le semplificazioni per le piccole e medie imprese e così via.
La sensazione è quella che si prova quando si pensa che sia meglio costruire da zero, cioè dalle fondamenta, piuttosto che ristrutturare un edificio, cercando di conformare nuovi manufatti su un impianto esistente.

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  • Euler Hermes per l’Italia ha puntato su Paolo Cioni
Euler Hermes ha nominato Paolo Cioni Country manager per l’Italia. Maurizio Asti e Domenico Damia sono stati nominati rispettivamente human resource manager e finance manager della regione Europa Sud Orientale di 3M

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  • Assegno più leggero e divieto di cumulo I paletti di quota 100
Ci sono circa 430 mila dipendenti che quest’anno potrebbero andare in pensione con «quota 100» perché hanno almeno 62 anni d’età e 32 di contributi. Ma questa è la platea potenziale. Poiché «quota 100» è una scelta volontaria e nel decreto legge che il governo potrebbe varare questa settimana ci saranno alcuni paletti che complicheranno l’uscita dei lavoratori, i tecnici stimano che quelli che effettivamente decideranno di utilizzare questa forma di pensionamento saranno circa 315 mila, di cui il 40% dipendenti pubblici. È questa la platea che dovrebbe consentire di stare nello stanziamento di 3,9 miliardi. Al contenimento della spesa concorreranno soprattutto le «finestre» trimestrali per i dipendenti privati (per loro le pensioni decorreranno non prima di aprile) e semestrali per i pubblici (i primi assegni a luglio) ma, come detto, anche il fatto che non tutti gli aventi diritto lasceranno il lavoro.

Il 2018 è stato, sotto questo profilo, molto importante. Con la nascita di Covivio e di EssilorLuxottica Del Vecchio ha impostato il futuro delle partecipazioni industriali di Delfin, la cassaforte di famiglia per la quale ha già strutturato la successione, assegnando ai sei figli quote uguali del 12,5% e tenendo per sé il 25% e il diritto di voto. Ha scelto di non avere più la quota di maggioranza assoluta, come aveva in Luxottica, per essere parte di un gruppo di maggiori dimensioni in un mercato che chiede taglie più forti. Nel mentre, sta irrobustendo gli investimenti finanziari strategici, con i continui acquisti in Generali, dove è arrivato al 4,07% del capitale su un obiettivo dichiarato del 5%. Anche qui troviamo un francese, l’amministratore delegato Philippe Donnet, con cui Del Vecchio ha un rapporto di grande assonanza, e infatti considera quello in Generali un investimento «strategico di lungo periodo».

  • Banche e assicurazioni: per le perdite su crediti lo scomputo è differito
Deducibilità delle perdite su crediti differita per banche e imprese di assicurazione che, come tutte le imprese Ias, applicano dai bilanci 2018 il nuovo principio contabile Ifrs 9. Gli enti creditizi e finanziari devono applicare dai bilanci 2018 l’Ifrs 9 «Strumenti finanziari» che, tra l’altro, prevede nuove e più stringenti regole per la svalutazione dei crediti nei confronti della clientela, che devono tenere conto anche delle “perdite attese”.
La legge di Bilancio stabilisce che i maggiori accantonamenti effettuati in base all’Ifrs 9 per adeguare le svalutazioni sono deducibili ai fini Ires e Irap in dieci rate annuali, a partire dal bilancio 2018 (legge 145/2018, articolo 1, comma 1067).

 

  • Retromarcia sull’obbligo degli Ias/Ifrs dai conti 2018
Una norma di impossibile applicazione è quella che consentirebbe alle imprese i cui titoli non sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato, che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali Ias/Ifrs, di ritornare a redigerlo applicando le norme nazionali. L’emendamento, già presente nel decreto fiscale 119/2018, era stato opportunamente ritirato: ora il contenuto ricompare immutato nella legge di Bilancio 2019 (legge 145/2018, articolo 1, comma 1070).
È una disposizione rivolta, in particolare, alle banche con titoli non quotati, oggi obbligate a redigere i bilanci applicando gli Ias/Ifrs, che avrebbero la facoltà di usarli, ma non più l’obbligo. La stessa relazione al Dl fiscale individuava i principali destinatari nelle banche e negli intermediari finanziari: per il primo gruppo, si tratta sostanzialmente delle Banche di credito cooperativo (Bcc). Sarebbe ora consentito effettuare il percorso inverso, tornando a redigere i bilanci in base alle norme interne, già a partire dai bilanci 2018.

A novembre la raccolta netta vita in Francia ha raggiunto i 2,7 mld di euro secondo i dati pubblicati venerdì dalla Fédération française de l’assurance. Si tratta della miglior performance mensile da luglio 2017.