I Pir rallentano la corsa

I dati di Assogestioni. Campora (Allianz): dubbi sulla riforma
Nel 2018 raccolti 8,5 mld fino a novembre

I Pir (Piani individuali di Risparmio) preoccupano gli investitori perchè la riforma alla disciplina, introdotta con la legge di bilancio 2019 (con l’ampliamento del raggio d’azione al venture capital e strumenti negoziati su sistemi multilaterali di negoziazione tra cui l’Aim) rischia di bloccare le nuove emissioni in attesa dei decreti attuativi. Al momento, secondo Equita, sembrerebbe impossibile istituire dei nuovi Pir con i relativi benefici fiscali, visto che il testo ne subordina la creazione ai chiarimenti contenuti nei decreti attuativi che ancora non ci sono. «Credo che il mercato dei Pir sia un mercato con possibilità di crescita non assimilabili a quelle che abbiamo visto fino ad ora», ha dichiarato Giacomo Campora, a.d. di Allianz. «La notizia relativa alla riforma dei Piani di risparmio di nuova generazione, varata con la legge di bilancio ha visto una reazione molto negativa dei gestori e dei fornitori di Pir» ha aggiunto, «il legislatore avrebbe fatto meglio a consultarsi con gli esperti e a correggere l’introduzione della quota di venture capital che è una quota di difficile approvvigionamento: si fa fatica a trovare investimenti adatti al risparmiatore che ha una conoscenza finanziaria nulla». Il riferimento di Campora è all’obbligo per gli operatori di investire parte della raccolta sia sull’Aim (il 3,5%) sia sui fondi chiusi, dal private equity al venture capital (3,5%), asset evidentemente illiquidi. «L’attesa del rendimento al 9%, inoltre, anche prendendosi molto rischio, è quasi impossibile. Di fatto i portafogli l’anno scorso hanno fatto il -5%, tanto per capire la differenza tra le attese e la realtà».

I Pir sono stati uno strumento di successo, non solo sul fronte della raccolta ma anche per la realizzazione degli obiettivi per i quali erano stati pensati, ovvero creare un sistema di finanziamento alternativo al canale bancario che raggiungesse le pmi. «Alcuni risultati sono stati centrati, altri molto meno, ecco perché è stato ipotizzato di affiancare ai Pir nuovi strumenti quali gli European long term investments funds (Eltif)», ha dichiarato Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni e a.d. di Eurizon Capital. Gli Eltif sono strumenti ancora allo studio delle autorità che hanno tra altri obiettivi quello di avvicinare i risparmiatori retail agli investimenti illiquidi e, nello specifico, di incanalare maggiori risorse sulle società di piccolissime dimensioni. Sono destinati a supportare le pmi con una capitalizzazione sotto i 500 mila euro, quotate e non quotate. Si tratta di fondi chiusi con un orizzonte di tempo vincolato. A differenza dei Pir non prevedono un’agevolazione fiscale. Le società stanno attendendo le norme prima di avviarne la distribuzione, Eurizon per esempio prevede di partire entro il primo semestre 2019.

La corsa dei Pir ha visto un fisiologico rallentamento, ma non è finita. «Nel 2017 su 100 mld raccolti dal sistema, il 10-11% venivano dai Pir», ha detto Tommaso Corcos. Nel 2018, considerando che manca ancora il dato a dicembre, la raccolta è stata intorno agli 8 miliardi e mezzo e arriverà presumibilmente intorno ai 10 mld. Quest’ultima ha registrato una brusca decelerazione ma è rimasta positiva e i Pir contribuiranno per circa 3,5-4 mld, una percentuale significativa». Il presidente di Assogestioni ha ricordato che un terzo del portafoglio dei Pir è investito sulle società di media capitalizzazione e solo il 2% è stato convogliato sull’Aim. Questa piccola «percentuale corrisponde però al 10% del flottante, quindi è comunque un numero importante». Per Corcos l’effetto positivo dei Pir sulle società a bassa capitalizzazione è stato di riportare i valori di tante aziende a multipli più accettabili, portando molti imprenditori a considerare l’ipotesi di quotazione all’Aim. «Il risultato è stato un ritorno dell’interesse da parte degli investitori, un riavvicinamento dei valori di mercato ai valori reali e la costruzione di un’offerta di Ipo che non si vedeva da tempo».
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