Che poi potrebbe anche essere esportato in molti paesi
di Carlo Pelanda www.carlopelanda.com

Chi scrive, quando lavorò nel 1988-90 nel gruppo di studio che doveva fornire al Segretario generale dell’Onu le linee guida per una politica globale di riduzione delle catastrofi ambientali (Un-Idndr), propose la creazione di un modello olistico della Terra, cioè una rappresentazione sistemica computerizzata da aggiornare continuamente con dati geologici, climatici, territoriali, biologici, economici, ecc. presi da diverse fonti, dai satelliti alle ricerche territoriali e settoriali, il tutto integrato da un’intelligenza artificiale con criteri controllati dalla comunità scientifica internazionale.

Il concetto Home (Holistic Model of Earth) fu respinto con l’argomento che non c’era la tecnologia per farlo. In realtà ce ne era già abbastanza per concepire un prodotto evolutivo. Ma i governi consultati per pre-consenso temevano che l’evidenza della vulnerabilità dell’ambiente costruito, combinata con le dinamiche di quello fisico-naturale avrebbe creato una loro responsabilità diretta in caso di attualizzazione di una catastrofe, con obblighi destabilizzanti di risarcimento oppure con situazioni impossibili di riallocazione preventiva delle popolazioni. Inoltre, Home implicava un livello di collaborazione e trasparenza tra nazioni che eccedeva le volontà reali. Oggi la tecnologia c’è, evoluta al punto di essere un «Occhio di Dio». Si sta affermando il concetto che le catastrofi dipendono da problemi di vulnerabilità suscettibili di correzione via prevenzione. Il cambiamento climatico ha generato una necessità di collaborazione globale.

Scenario. Chi scrive propone di valutare Homit (Holistic Model of Italy). L’Italia è tra le nazioni al mondo più esposte ad un’ampia varietà di eventi fisici estremi e registra un’elevata densità di questi ogni anno. Visti i costi di riparazione ex post, le spese di prevenzione ex ante li ridurrebbero. Inoltre, un modello di individuazione e precisazione dei rischi faciliterebbe le assicurazioni private contro i rischi stessi, con beneficio sistemico. L’economia italiana, poi, ha bisogno di un traino di spesa pubblica futurizzante per stimolare aziende di ipertecnologia e di fare qualcosa di superinnovativo nel pianeta per rafforzare il Made in Italy tech, gestendolo come esperimento da condividere con tutte le nazioni, mostrando come potrebbe essere un futuribile Home mondiale. Homit implica la rappresentazione computerizzata dell’ambiente costruito e naturale, sotto e sopra, con monitoraggio continuo delle situazioni e aggiornamento degli stati, diventando base per qualsiasi intervento settoriale o selettivo.

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