Generali cerca l’accordo in Asia

Il ceo Donnet punta a stringere una partnership bancaria. Il Leone colloca un bond da 500 milioni di euro. Resta aperta la partita per la presidenza dopo la candidatura di Galateri a Tim e dopo che Caltagirone ha fatto sapere di non essere disponibile
di Anna Messia

Assicurazioni Generali è pronta a crescere con accordi bancassicurativi in Asia, con un’acquisizione di una compagnia danni in Europa e anche rilevando una società specializzata nelle assicurazioni sanitarie. A dichiararlo è il group ceo, Philippe Donnet, in un’intervista al South China Morning Post, il più importante giornale in lingua inglese di Hong Kong. Le risorse non mancano considerando che secondo il piano industriale 2019-2021 presentato a fine novembre il gruppo assicurativo di Trieste avrà 3-4 miliardi di cassa da mettere a disposizione della crescita e le opzioni sul tavolo sono diverse. Molto dipenderà dal prezzo e Donnet ha sottolineato che le acquisizioni dovranno avvenire in linea con la strategia e con la disciplina finanziaria del gruppo, ma «siamo aperti a muoverci in maniera opportunistica, a un prezzo ragionevole», ha aggiunto il ceo. L’Asia, come aveva anticipato il general manager Frédéric de Courtois nell’intervista a MF-Milano Finanza del 22 dicembre, è un’area che il Leone sta scandagliando per individuare acquisizioni e i prezzi stanno iniziando a scendere. La compagnia è già presente in dieci Paesi dell’area, dalla Cina a Hong Kong, passando per Filippine e Vietnam. A novembre l’autorità cinese ha autorizzato il gruppo tedesco Allianz, per la prima volta, a detenere il 100% della compagnia di Shanghai, in linea con la politica di apertura avviata dal Paese. Donnet ha però frenato sull’ipotesi di aumentare la presa sul capitale della propria partecipata. In Cina Generali opera dal 2002 tramite la joint venture con China National Petroleum Coporation. «Per me è importante crescere», ha dichiarato il ceo, «e preferisco avere il 50% di una compagnia che guadagna piuttosto che il 100% di una società piccola che fa fatica a crescere». Le partnership rappresentano del resto un pilastro per la crescita estera del Leone, come nel caso di Future Group in India o di Centraline Property Agency ad Hong Kong, una delle più importanti agenzie immobiliari del Paese. In Asia Generali ha previsto di rafforzare la rete degli agenti, passando da 13 a 23 mila in tre anni.

Intanto ieri Generali ha lanciato un bond da 500 milioni di euro, no-grow, 10 anni, Tier2. Un’obbligazione che rientra nel programma Emtn (Euro medium term notes) che avrà un rendimento in area 4,625%. L’emissione prevede un rimborso bullet (in unica soluzione). Global coordinator e joint bookrunner dell’emissione sono Goldman Sachs e Hsbc; il ruolo di joint bookrunner è ricoperto da Bnp Paribas , Mediobanca , Santander e Unicredit . I rating attesi per il bond sono pari a Baa3 nel caso di Moody’s, BBB da Fitch e A- da parte di AM Best. Resta poi aperta la questione per la presidenza del gruppo assicurativo. Il 7 maggio si terrà l’assemblea dei soci che dovrà eleggere il nuovo board e le liste dovranno essere presentate entro inizio aprile. Dopo il cambio dello statuto che ha eliminato i vincoli di età la riconferma dell’attuale presidente Gabriele Galateri di Genola era data per certa, insieme a quella del ceo Donnet il cui piano industriale è stato promosso dagli azionisti. A scompigliare le carte è stata però Vivendi che a dicembre scorso ha chiesto la revoca del consiglio di amministrazione di Tim e ha inserito Galateri tra i cinque candidati. In vista dell’assemblea, in questi mesi i soci di maggioranza, Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio hanno continuato ad aumentare le proprie quote arrivando rispettivamente al 4,82% e al 4,35%, con il primo socio che resta Mediobanca con il 13,465%. Caltagirone , dal canto suo, ha fatto sapere che «non è interessato, non è disponibile e non ha mai neppure pensato a un’eventuale presidenza delle Assicurazioni Generali ». (riproduzione riservata)

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