Cyber risk, aziende in allarme

I risultati dell’indagine condotta su 2.415 esperti raccolti dall’Allianz Barometer 2019
I reati informatici pesano sui bilanci per circa 600 mld $
Pagina a cura di Tancredi Cerne

Cyber risk in cima alle preoccupazioni delle aziende di tutto il mondo. Italia compresa. Le grandi violazioni di dati e gli scandali sulla privacy registrate nell’ultimo anno su scala globale, unite agli incidenti e interruzioni IT e all’introduzione di norme più severe in materia di protezione dei dati, hanno fatto suonare il campanello d’allarme nelle stanze dei bottoni delle imprese. Stando almeno ai dati dell’inchiesta condotta da Allianz Global Corporate & Specialty (Agcs) su 2.415 esperti (ceo, risk manager, broker ed esperti assicurativi) provenienti da 86 Paesi i cui risultati sono stati sintetizzati all’interno dell’Allianz Risk Barometer 2019.

«Gli incidenti informatici e l’interruzione di attività rappresentano i principali rischi per le aziende a livello mondiale, indicati a pari merito dal 37% del campione», hanno avvertito i curatori dell’inchiesta secondo cui i rischi legati ai cambiamenti climatici sono stati segnalati da appena il 13% del totale degli intervistati spingendo questo tema in ottava posizione nella classifica dei problemi più sentiti. «Il rischio informatico è stato importante per molti anni, ma come ogni nuovo rischio ha dovuto confrontarsi con il basso grado di consapevolezza», ha spiegato Marek Stanislawski, deputy global head of cyber, di Agcs. «Siamo arrivati a un punto in cui il cyber è altrettanto preoccupante per le aziende quanto le loro principali esposizioni tradizionali».
Secondo le stime del Center for Strategic and International Studies, la criminalità informatica pesa infatti sui bilanci delle aziende per circa 600 miliardi di dollari all’anno, contro i 445 miliardi registrati nel 2014. Tutto questo, a fronte di una perdita economica media decennale per catastrofi naturali di 208 miliardi di dollari, un terzo rispetto alle perdite annue legate al cyber crime.

«Mentre l’attività criminale utilizza metodi sempre più innovativi per entrare in possesso di dati, commettere frodi o estorcere denaro, c’è anche una minaccia informatica crescente da parte di Stati sovrani e gruppi di hacker che prendono di mira i fornitori di infrastrutture sensibili o sottraggono dati preziosi o segreti commerciali alle aziende», hanno avvertito gli esperti di Allianz per cui è sempre più probabile che gli incidenti cyber si traducano in dannose e costose cause legali, comprese le class action. «Le violazioni dei dati o le interruzioni IT possono generare grandi responsabilità verso i terzi in quanto i clienti o gli azionisti interessati cercano di recuperare le perdite dalle aziende».
Le nuove tecnologie non rappresentano, tuttavia, solamente una preoccupazione ma offrono anche grandi opportunità alle imprese, compresi nuovi modi per gestire il rischio. Con l’aumento del numero di macchine connesse, si pongono, tuttavia, importanti domande legate alla sicurezza, alla protezione dei dati, alla continuità operativa e alla responsabilità civile, nonché il rischio di guasti alle infrastrutture critiche. «Conseguenze talvolta inaspettate continuano a materializzarsi, come i droni che hanno provocato la cancellazione di circa 1.000 voli all’aeroporto britannico di Gatwick nel dicembre 2018», si legge nel rapporto. Mentre i richiami di prodotti, gli incidenti informatici e la condotta dei dirigenti hanno contaminato la reputazione delle società negli ultimi anni, colpendo compagnie aeree, case automobilistiche, banche e organizzazioni di beneficenza. «La protezione dal danno reputazione o d’immagine è diventato sempre più importante, soprattutto nell’era dei social media in cui le crisi si diffondono rapidamente».
Al di là dei timori legati all’uso e all’abuso delle nuove tecnologie, il 9% del campione ha mostrato preoccupazione per la carenza di manodopera qualificata.
Mentre le continue incertezze sulla Brexit, le guerre commerciali globali e le tariffe hanno alimentato le preoccupazioni delle imprese in merito ai cambiamenti nello scenario legislativo e regolamentare. «Nell’economia digitale la forza lavoro qualificata, e più in generale il capitale umano, è sempre più una risorsa carente», ha affermato Ludovic Subran, deputy chief economist di Allianz. «La concorrenza tra le aziende per assumere figure con competenze specifiche in intelligenza artificiale, data science o gestione del rischio informatico o reputazionale è molto alta, dato che la maggior parte di questi lavori fino a dieci anni fa non esisteva. Non sono sufficienti neanche gli stipendi allettanti, poiché il numero di dipendenti con le competenze necessarie è limitato, e la necessità di doverli assumere con urgenza non consente una formazione sul posto di lavoro».

I timori dei manager italiani. Interruzione di attività, cyber risk e catastrofi naturali. Sono questi gli incubi dei manager italiani che hanno mostrato preoccupazione anche per i possibili difetti seriali dei loro prodotti. «Dopo un recente aumento del numero di ritiri di prodotti alimentari, il richiamo dei prodotti diventa un’importante novità nella classifica italiana», ha sottolineato Nicola Mancino, numero uno di Allianz Global Corporate & Specialty Italia. «Le aziende devono prevedere un’ampia gamma di possibili fattori di crisi, operando in un contesto sempre più informatizzato», ha aggiunto Chris Fischer Hirs, ceo di Agcs. «Qualunque sia il fattore scatenante, la perdita finanziaria per le aziende a seguito di un blocco può essere enorme. Nuove soluzioni di gestione del rischio, strumenti analitici e partnership innovative possono aiutare a comprendere meglio e mitigare la moderna miriade di rischi di interruzione dell’attività e prevenire le perdite prima che si verifichino».
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