Bankitalia, recessione in arrivo

Crescita allo 0.6%. Reddito di cittadinanza e quota 100, Conte ora tratta coi sindacati
di Franco Adriano

Il tempo volge al brutto nel Bollettino economico di via Nazionale. Il Pil negativo anche nel quarto trimestre del 2018, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, equivarrebbe a una recessione tecnica. Il punto è che gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono ai tecnici di Banca d’Italia che l’attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto trimestre. Non solo. La crescita del 2019, per palazzo Koch si fermerà allo 0,6% contro l’1,0% Si tratta di 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza e di quanto programmato dal governo Conte dopo che nella prima versione del Def aveva indicato contro il parere di tutti gli istituti l’1,6%. «Un debito pubblico alto ci rende difficile la possibilità di manovra per stabilizzare e finanziare investimenti che servono alla crescita», ha detto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, alla presentazione del volume Mercato, Europa e Libertà che raccoglie gli interventi di Guido Carli.

Per la sostenibilità dei conti pubblici italiani non ci sono rischi sul breve termine, per quanto ci siano alcune vulnerabilità, mentre sul medio e lungo termine i rischi appaiono alti. È, invece, quanto emerge dal Fiscal sustainability report della Commissione europea. Per Bruxelles l’Italia è particolarmente esposta a cambiamenti repentini nelle percezioni dei mercati finanziari, in relazione all’esigenza di finanziamento ancora alta. Per quanto riguarda il medio e il lungo termine, dunque, i rischi sono alti.

«Non bisognava essere oracoli o gufi per prevedere o maleaugurarsi la previsione di Bankitalia», ha reagito Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi di Forza Italia di Camera e Senato. «Una catastrofe annunciata da parte di Bankitalia», ha aggiunto, «che ci obbligherà tra poco a una manovra correttiva (dunque altre tasse oltre a quelle già introdotte) con la consapevolezza di un ulteriore baratro rappresentato da ben 23 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare entro la fine dell’anno». «O sono asini o sciacalli», ha concluso Mulè. «Via Nazionale è solo l’ultimo istituto di previsione che abbassa le sue stime di crescita per quest’anno», gli ha fatto eco l’ex ministro Renato Brunetta. «Prima di lei l’hanno già fatto la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale, l’agenzia di rating Standard&Poor, le banche d’affari Goldman Sachs e Barclays». «Bankitalia conferma che alla guida del paese ci sono degli scriteriati che rischiano di portare l’economia italiana al disastro», ha dichiarato Luigi Marattin, capogruppo del Pd in commissione Bilancio della Camera. «I dati confermano un crollo della crescita e la fuga degli investitori esteri dal nostro debito pubblico. A fronte di tutto ciò, ci troviamo una linea di politica economica che aumenta la pressione fiscale per finanziare alcuni pre-pensionamenti e il più grande programma di assistenzialismo che questa repubblica abbia mai visto».

I rischi evidenziati da Bankitalia si riferiscono al periodo pre-manovra e confermano la necessità di una manovra espansiva per il presidente della commisisone Bilancio della Camera Claudio Borghi. «Se l’economia europea e mondiale, dopo anni di forte crescita (che i governi precedenti non hanno saputo cogliere)», ha continuato il deputato della Lega, «ha iniziato un periodo di contrazione è necessario reagire incrementando la domanda interna in modo da compensare il possibile calo dell’export. Ci auguriamo che l’Italia di fronte a questa nuova sfida possa parlare con una voce sola e che anche la Banca d’Italia si attivi difendendo in ogni sede europea le scelte del governo per rilanciare l’economia». C’è attesa, a fine mese, per il dato Istat sulla crescita.

«Il bollettino di Banca d’Italia sulla possibile recessione tecnica nel quarto trimestre 2018 e la revisione delle stime di crescita per il 2019 non sono altro che la certificazione del totale fallimento delle politiche di austerità europee». Lo hanno affermato i deputati del Movimento 5 Stelle delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. «Fortunatamente», hanno concluso, «abbiamo portato a casa una manovra del popolo che archivia il sentiero recessivo nel quale ci avevano incanalati i precedenti governi, che punta sulla crescita degli investimenti pubblici e su misure sociali redistributive come il reddito di cittadinanza e quota 100».

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