Pensioni, serve certezza

L’accorpamento degli enti è la strada giusta
di Lucia Basile

Sul finire di questa Legislatura ed in vista di nuove elezioni politiche, la Lapet fa il punto sull’attuale situazione in materia di welfare per i professionisti iscritti alla gestione separata Inps e formula le sue proposte alla classe politica che verrà, in modo particolare in ambito previdenziale.

Un tema questo che sta particolarmente a cuore all’Associazione presieduta da Roberto Falcone. Va ricordato infatti che i tributaristi si sono sempre schierati contro l’aumento ingiustificato delle aliquote previdenziali, come dimostrano gli interventi nelle audizioni parlamentari in materia o la proposta di riduzione graduale dell’aliquota contributiva Inps avanzata nell’ambito del manifesto di Cna Professioni, presentato a Montecitorio fin dall’aprile 2015. Un impegno che, di fatto, ha contribuito a ridurre l’aliquota contributiva al 25% per i professionisti iscritti alla gestione separata Inps per il 2018.

«Non posso nascondere la grande soddisfazione per il lavoro svolto in tutti questi anni, in quanto, siamo oggi al di sotto di ben otto punti percentuali rispetto al 33% a regime per il 2018» ha ricordato Falcone. Ora, nella consapevolezza che le aliquote contributive non potranno più aumentare, i tributaristi tornano a suggerire al nuovo Legislatore la necessità di intervenire per dare certezze sulle future prestazioni pensionistiche: «Da questo punto di vista la Proposta di Legge Disciplina degli enti previdenziali privati (AC 4495) che prevede l’accorpamento con l’inclusione dei professionisti di cui alle Legge 4/2013 nelle casse private, può rappresentare la strada giusta da percorrere. In ambito strettamente previdenziale, infatti, le misure previste consentono l’adeguatezza delle future prestazioni pensionistiche anche per i professionisti iscritti alla gestione separata Inps che oggi, nonostante la riduzione dell’aliquota, comunque sostengono un onere contributivo eccessivamente gravoso per la categoria. Auspico quindi che la sua approvazione sia uno degli impegni della prossima agenda politica».

Più tutele e previdenza sono temi importanti dai quali, in passato, tutti i professionisti sono stati esclusi. Il problema previdenziale, in particolare, paga lo scotto di norme non adeguate. Una gestione separata, per esempio, che era stata pensata per accogliere i lavoratori para-subordinati e che è stata successivamente estesa anche ai professionisti non ordinistici i quali, ad oggi, versano il 25% del loro reddito, con una contribuzione totalmente a loro carico. Questi ultimi si trovano così ad essere sottoposti ad una disciplina che era stata concepita per altre categorie di lavoratori e che, invece di provvedere alla tutela dei loro diritti, li costringe in situazioni di forte svantaggio, soprattutto nei confronti dei soggetti destinatari di una tutela previdenziale ad hoc (le Casse professionali private, che si riferiscono ad ordini e collegi).

«Per questo confidiamo nel buon senso del Legislatore e continueremo a sollecitarlo sull’importanza di dare seguito al provvedimento citato che ha grandi potenzialità» ha evidenziato Falcone. Grazie a questa legge, le casse potranno infatti incrementare la massa attiva, attingendo anche alle professioni non ordinistiche che, in base ai dati emersi dalla terza edizione dell’Osservatorio sulle professioni di cui la Legge 4/2013, presentato nel 2017 da Cna professioni, stimano una platea di 800 mila soggetti, per non parlare di coloro che non ne fanno parte perchè hanno delle coperture previdenziali sotto altre forme, come le società di servizi dove i soci sono iscritti, per legge, alla gestione commercianti o artigiani. «Un simile intervento non potrà che consolidare il sistema delle casse professionali con un incremento immediato degli iscritti e delle relative contribuzioni», ha auspicato Falcone.
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