Pensioni, chi può se ne va subito

Domande a quota 42 mila, erano 25 mila un anno fa
di Nicola Mondelli

Sono 25.246 i docenti e 7.936 gli assistenti amministrativi, tecnici e ausiliari in servizio nel corrente anno scolastico con rapporto di lavoro a tempo indeterminato che entro lo scorso 20 dicembre hanno presentato, utilizzando esclusivamente la procedura web Polis «istanze online», la domanda di cessazione dal servizio con effetto dal 1° settembre 2018.

Il numero complessivo supera abbondantemente quello registrato nel 2017 (20.102 docenti e 5.743 Ata) a ulteriore conferma che tra il personale della scuola è in corso un esodo che non ha precedenti negli ultimi quindici anni.

Per avere una indicazione sulla reale consistenza dell’esodo in corso tra il personale della scuola occorre aggiungere ai 33.182 docenti ed Ata che hanno presentato la domanda di cessazione dal servizio altri dipendenti. Si tratta nella fattispecie di: quelli che pur non avendo presentato domanda di cessazione saranno collocati a riposo d’ufficio per raggiunti limiti di età (66 anni e sette mesi) alla data del 31 agosto 2018; quelli che entro il 28 febbraio 2018 saranno soggetti alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro disposta dal dirigente scolastico ai sensi dell’art. 72, comma 11, del decreto legge n. 112/2008; il personale femminile che ha chiesto di fruire dell’anticipo pensionistico previsto dall’istituto della opzione donna e, limitatamente al docenti della scuola dell’infanzia, quelli che hanno chiesto e ottenuto il pensionamento anticipato come previsto dalla legge n. 232/2016 potendo fare valere nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018 e requisiti richiesti (quota 97,6 di cui almeno 35 anni di anzianità contributiva e una età anagrafica non inferiore a 61 anni e sette mesi).

Il numero dei docenti e del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario che a decorrere dal 1° settembre 2018 sarà collocato a riposo con diritto al trattamento pensionistico sia di vecchiaia che anticipato potrebbe indicativamente aggirarsi intorno a 42 mila unità di cui 32 mila docenti e 10 mila Ata.

Tra i motivi che hanno spinto i 25.246 docenti, ivi compresi alcuni insegnanti di religione, e i 7.936 Ata a inoltrare la domanda di cessazione dal servizio, unitamente a quella di accesso al trattamento pensionistico anticipato, quello che ha inciso maggiormente sarebbe stato, come prevedono i commi 146 e seguenti dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, l’aumento dal 1° gennaio 2019 dell’età anagrafica, che passerà da 66 anni e sette mesi a 67 anni e l’anzianità contributiva che da 41 anni e dieci mesi per le donne e da 42 anni e dieci mesi per gli uomini passerà rispettivamente a 42 anni e tre mesi e a 43 anni e tre mesi.

Un aumento che, esclusivamente nei confronti del personale della scuola che a norma della legge n. 449/1997 può accedere al trattamento pensionistico solo a decorrere dal 1° settembre successivo a quello della presentazione della domanda di cessazione dal servizio, comporterà un aumento di ulteriori cinque mesi per accedere al trattamento pensionistico anticipato.

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