Octo, l’ipo sarà tutta in vendita

di Andrea Montanari
La road map della quotazione di Octo Telematics è tracciata. Il gruppo controllato dalla russa Renova (68,5%) e partecipato dal fondo Pamplona (26,5%) sta lavorando assieme alle banche del consorzio (Citi, Goldman Sachs e Mediobanca ) per arrivare a chiedere l’ammissione e depositare i documenti necessari nei prossimi mesi, in modo tale da definire l’approdo a Piazza Affari entro il primo semestre di quest’anno, probabilmente già nel mese di maggio. Quindi, a differenza di Ntv-Italo, dopo l’esito delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo.

Azionisti e management del provider di servizi telematici per il settore delle assicurazioni auto (leader di mercato a livello mondiale con una quota di mercato del 36% in un comparto che vale complessivamente 600 milioni) hanno però già definito la tipologia di offerta. L’ipo. secondo quanto appreso in ambienti finanziaria da MF-Milano Finanza, si configurerà esclusivamente attraverso la procedura di vendita (opv) di parte del capitale esistente.

Non ci saranno aumenti di capitale a servizio della quotazione, anche perché la società ha una leva finanziaria molto bassa (0,6 volte), genera cassa e non necessita per lo sviluppo industriale di ulteriore liquidità. E con ogni probabilità, l’offerta si rivolgerà esclusivamente alla platea di investitori istituzionali, italiani ed esteri. Anche se non è escluso che una parte dell’opv possa finire al retail. Mentre per quel che riguarda il flottante atteso a Piazza Affari, sarà almeno del 35%, con i soci attuali che si diluiranno pro-quota ma non usciranno dal capitale. Almeno per la prima fase post-debutto.

Le banche collocatrici in questo momento si stanno concentrando sulla valutazione di Octo Telematics che ha chiuso il 2017 con un giro d’affari consolidato di 239 milioni e un margine operativo lordo di 117 milioni (ebitda margin del 49%). Gli azionisti Renova e Pamplona punterebbero a ottenere un enterprise value di 1,2 miliardi. Ma al momento, invece, si ragiona su un valore totale della società pre-ipo di 1 miliardo. Una valutazione che comunque equivale già a 8,5 volte l’ebitda. Per un incasso stimato da parte di Renova e Pamplona di almeno 350 milioni.

Ma per dare ancora più peso al business tecnologico e ampliare il bacino d’utenza, l’azienda guidata dall’amministratore delegato Fabio Sbianchi proprio a ridosso della fine dello scorso anno ha annunciato il perfezionamento dell’acquisizione degli asset assicurativi Ubi (Usage-Based Insurance) di Willis Towers Watson. Un modo per accrescere ancora il peso internazionale e consolidare la leadership nei mercati anglosassoni: negli Usa e nel Regno Unito, così come in Italia, Octo è il numero uno del settore, mentre ha opzioni di crescita nei mercati di Francia e Germania. Anche se al momento i target geografici individuati del management per il futuro sono rappresentati dal Sudamerica: in particolare, sarebbero in corso trattative per sbarcare in due Paesi latinoamericani.

Nei piani dei vertici del gruppo vi è poi un ampliamento del raggio d’azione commerciale e industriale con la diversificazione dell’offerta anche dal punto di vista digitale. In questo senso va detto che l’azienda fondata nel 2002 e in precedenza nel portafoglio del fondo Charme della famiglia Cordero di Montezemolo viaggia, secondo le stime di mercato, a una media di 8 mila nuovi clienti al giorno per un bacino totale che è salito a 5,5 milioni di utenti connessi e più di 60 partner assicurativi che utilizzano i dati delle scatole nere per la stesura e definizione delle polizze.

Per poter procedere alla quotazione a Piazza Affari, i soci hanno già trasferito la sede sociale dell’azienda da Londra (in prima istanza si era ipotizzata l’ipo a Wall Street) in Italia. (riproduzione riservata)

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